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Lavorare non basta: i dati sulla povertà e le storie del Laurentino 38 | VIDEO

Il 27% della popolazione italiana è a rischio povertà secondo i dati Eurostat. E 1 persona su 8 è a rischio pur avendo un lavoro. Con Giulio Golia vi abbiamo raccontato la vita in una difficilissima realtà italiana, il quartiere Laurentino 38 a Roma

Alzarsi ogni mattina per andare a lavoro, tornare la sera a casa (quando si ha la fortuna di averla) ed essere comunque a rischio povertà. È la foto di un italiano su otto che restituiscono i dati Eurostat, l’ufficio statistico europeo, per il 2018. Nonostante il numero di persone a rischio rispetto al 2017 nel nostro paese sia diminuito di un milione, la percentuale di quanti rischiano l’indigenza pur avendo un lavoro è rimasta purtroppo stabile. Sono infatti 16,4 milioni le persone a rischio povertà ed esclusione sociale in assoluto, il 27,3% della popolazione in totale.

Sono allarmanti anche i risultati sui “working poor”, i lavoratori poveri: uno su otto, appunto, tra i 18 e i 64 anni nel nostro paese. È il dato peggiore dopo Romania e Spagna tra le nazioni per cui sono già uscite le analisi europee.

Dietro questi numeri, oltre queste percentuali, ci sono i problemi concreti contro cui si scontra chi vivere sotto la soglia di povertà, come comprare da mangiare, pagare le bollette o semplicemente avere un tetto sulla testa.

Con Giulio Golia siamo entrati dentro le vite di alcune di queste persone, che vivono al Laurentino 38, una borgata della periferia di Roma fatta di palazzoni popolari di proprietà dell’Ater, come potete vedere nel video qui sotto. La maggior parte sono occupate abusivamente, come ci hanno raccontato gli stessi occupanti, in una guerra tra poveri che colpisce molto più dei numeri.

Le storie in cui ci siamo imbattuti sono tante e diverse. C’è chi non ha un lavoro, ma sarebbe disposto a fare qualunque cosa. Chi sa di essere nell’illegalità, ma senza un reddito e con un figlio invalido a carico ha deciso che occupare era l’unica via. Chi un lavoro ce l’ha, ma non basta, perché quando guadagni 1.100 euro e hai tre figli come fai a pagare 800 euro di bollette? E poi c’è chi un lavoro lo aveva, ma poteva contare solo su 450 euro al mese. E ora non ha più neanche quello.

“Mi devo sgozzare, mi devo impiccare? Che devo fare?”, urla a Giulio Golia uno degli inquilini del Laurentino 38. “Io sono arrabbiato con il mondo. E stai parlando con una persona che si è fatto 10 anni di carcere. Oggi lavoro io. Ho cambiato la mia vita”. Vive con la madre e un figlio nella casa popolare assegnata alla zia. Ci porta a vedere casa sua, tra crepe e muri pericolanti.

“Io pago tutto quello che devo pagare”, urla disperato quest’uomo. “Io non mangio ma pago le bollette”. E tira fuori da un armadietto pacchi di bollette pagate, buttandole sul letto. ““Pago tutto! Pago tutto! E ho la casa sfondata che rischio che mi caschi pure la parete. E lui non si può neanche fare la doccia perché va l’acqua di sotto”, dice indicando il figlio.

Anche quando un lavoro lo aveva, era difficile: “Riparavo le macchine della polizia penitenziaria. Ho lavorato un anno e sette mesi per Roma capitale. Sai che mi hanno fatto? Mi hanno dato un calcio nei coglioni e ci hanno buttati tutti in mezzo alla strada. Pigliavo 450 euro al mese. Ho pulito i cessi in carcere, ho pulito le scale in ginocchio”. Ma ora non ha più neanche questo. “So fare tutto ma non trovo lavoro. Se serve andare a pulire i cessi alla Stazione Termini chiamami che ci vado. Ora che devo fare? Io sono ignorante, non sono niente, ma me lo merito un lavoro. Non piango perché ci sono i miei figli. Ma mi hanno ammazzato la dignità”.

Ecco qui sotto il servizio di Giulio Golia: “La periferia abbandonata di Roma capitale”.

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