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Raf e figlio, insieme "all'infinito". Quanto si conoscono? | VIDEO

Padre e figlio si confrontano in un’intervista doppia, in cui parlano del rapporto fra i due, della musica e anche del successo con le donne. Quanto si conoscono?

Genitore e figlio sono stati scelti da Ringo per il progetto “Insieme si vince”, che unisce due artisti e due generazioni apparentemente distanti che si incontrano sul territorio comune della musica, e scoprono così di avere molti più punti in comune di quello che pensavano, perché la musica, così come Ringo, unisce e accorcia le distanze.

Padre e figlio si passano molti anni di differenza: 19 Samuele, 60 Raf, il cantante da decenni protagonista ormai della scena musicale italiana, Raffaele Riefoli all'anagrafe. E questa differenza si riflette anche nelle ore che i due passano su internet: fino a sei il figlio, meno di una al giorno il padre. E tra i due chi ha più successo con le donne? Il padre ci ha risposto così: “Con le donne ero un bambacione, poi la popolarità fa miracoli". E Samuele, indicando Raf, ci ha detto sorridendo: “Sicuramente da pischello lui”.

Padre e figlio sono stati uniti da Ringo per #Insiemesivince e noi ne abbiamo approfittato per fare loro un'intervista doppia. Per il progetto Raf e D’Art hanno proposto il brano “Samurai” che parla della vita quotidiana, delle difficoltà che ognuno deve superare, proprio come un samurai. "Samurai parla di un ragazzo giovane come mio figlio che è alle prese con la vita e con tutte le sue difficoltà", spiega Raf nel backstage. "E' nata da uno spunto musicale che mi ha fatto ascoltare un mio collaboratore, bassista degli Apres La Classe, Valerio Bruno, in arte Combass", continua Raf, "che poi ho sviluppato, mentre per il testo io e Samuele ci siamo ispirati a The Lone Wolf, un telefilm degli anni Novanta che parla di un samurai che non era al servizio di nessun padrone e girava insieme a suo figlio e affrontavano insieme una serie di vicissitudini, sempre a favore di ciò che ritenevano giusto”. 

Samuele frequenta la Luiss di Roma e quando fa il cantante si fa chiamare D’Art perché, come ci spiega, quando aveva 13 anni "portavo i capelli lunghi e il pizzetto perciò mi chiamavano D’Artagnan". Ama la trap americana e tra i suoi artisti italiani preferiti ci sono thaSupreme, Mahmood e Ultimo. "Quando mio padre mi ha proposto di collaborare e scrivere con lui questo brano per me è stata la realizzazione di un sogno", spiega Samuele. "Passare del tempo con lui, scrivere il testo e lavorare sulle melodie e sulla realizzazione di questo progetto è stato entusiasmante. Lui sarebbe stato un idolo per me anche se non fosse stato mio padre, è uno dei pochissimi cantanti pop italiani che ascolto, per il resto ascolto musica hip-hop, trap americana e qualcosa di nostrano. Essere tenuto a battesimo da lui in questo esordio nel mondo della musica e avere la sua stima è il regalo più grande".

Ringo, grazie a questa iniziativa, si conferma il biscotto che unisce tutte le generazioni. Come la musica, che cambia forma e suoni, passando dal pop, al rock e alla trap, fino all’inno di Mameli, improvvisato dai due alla fine dell’intervista.

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