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“Ha ucciso un poliziotto e si è messo a ridere: ora è libero”| VIDEO

Le Iene hanno incontrato Maurizio Cesarotto, agente ridotto in sedia a rotelle durante una rapina in banca. A sparare, e a uccidere il collega Loris Giazzon, è Ennio Rigato, esponente della mala del Brenta, appena scarcerato per uno sconto di pena. Silvio Schembri è andato da entrambi

Il 20 aprile 1993 tre rapinatori appartenenti alla Mala del Brenta di Felice Maniero assaltano la Banca popolare vicentina di Olmo di Creazzo. La banda di “faccia d’angelo” è tra le più spietate, e in soli 20 anni ha collezionato decine di morti e oltre 200 colpi a banche, uffici postali e oreficerie.

Due uomini sono all’interno della banca, mentre a far da palo all’esterno c’è Ennio Rigato, che imbraccia un kalahsnikov.

All’improvviso proprio davanti alla banca passa una volante della polizia, con a bordo tre agenti. I tre ingaggiano un conflitto a fuoco con Rigato, mentre i due complici di Rigato escono dall’istituto portandosi dietro alcuni ostaggi. 

I poliziotti, per evitare che gli ostaggi vengano colpiti, depongono le armi e alzano le mani: un chiaro segnale di resa per evitare spargimenti di sangue di civili. Ma Ennio Rigato fa fuoco lo stesso col suo AK47. Il primo a cadere è l’agente di 28 anni Loris Giazzon, che giace per strada esanime.  

“Ho sentito urlare Loris”, spiega il collega di pattuglia Maurizio Cesarotto a Silvio Schembri. “Ho sentito quell’urlo che sa di morte. È diverso dall’urlo di uno che si fa male e viene ferito… In quel momento ho capito che era morto”. 

Maurizio viene colpito dalla raffica di mitra dell’assassino, che mentre sta salendo in macchina per fuggire dice qualcosa che l’agente ferito non potrà mai più dimenticare. “Mentre i banditi salivano nell’auto per la fuga”, spiega Maurizio ancora visibilmente turbato. “Ennio Rigato ridendo ha detto in dialetto veneto: ‘ne ho seccati due’, ripetendolo. Se poteva, ammazzava tutti e tre”, dice ancora Cesarotto.  E oltre a quel tragico ricordo, Maurizio porta un altro pesantissimo segno di quel giorno: da allora vive su una sedia a rotelle.

“Qual è stato il momento più brutto di tutti questi anni”, chiede a Maurizio la Iena: “Ricorderò sempre mio figlio, che si è avvicinato, mi ha preso la mano e mi ha detto, papà perché non vieni giù a giocare con me? Come glielo spieghi?”. Un dolore, quello di Maurizio e della famiglia di Loris, che non si è mai ridotto e che anzi in questi giorni ha ripreso a sanguinare: Ennio Rigato, l’assassino di Loris, dopo aver scontato 23 dei 30 anni di carcere a cui era stato condannato è appena uscito di prigione per buona condotta.

Silvio Schembri prova allora ad avvicinare l’uomo, ma la moglie lo protegge intimando alle nostre telecamere di non riprenderlo. La seguiamo allora nella casa di famiglia in aperta campagna e qui arriva il fratello di Ennio (anche lui con il carcere sulle spalle per aver partecipato alla stessa tragica rapina). 

L’uomo inizialmente non vuole parlare, e cerca di allontanare in malo modo Silvio Schembri, con una minaccia pesantissima: “Ho preso 30 anni, quindi vai via prima che ti ammazzo”. Poi però, avvicinato mentre sale in auto, dice sibillinamente che le cose non sarebbero andate così come raccontate, ma senza voler spiegare a cosa si riferisca.

Rimane l’unica verità, quella di un padre di famiglia di 28 anni ucciso a tradimento e di un suo collega costretto per tutta la vita a stare su una sedia a rotelle.

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