>External linkFacebookFacebook MessengerFull ScreenGoogle+InstagramLinkedInNewsmostra di piùTwitterWhatsAppClose
News |

"Ha ucciso il mio collega poliziotto e poi ha riso" | VIDEO

Parla Maurizio Cesarotto, il poliziotto rimasto paralizzato dopo essere intervenuto in una rapina in banca del 1993 in cui è stato ucciso il collega Loris Giazzon, di 28 anni, colpito a sangue freddo da Ennio Rigato. Due giorni fa il suo assassino è uscito dal carcere, con lo sconto di pena. Silvio Schembri ha incontrato vittima e rapinatore.

Maurizio Cesarotto è uno dei tre poliziotti coinvolti in un conflitto a fuoco del 20 aprile 1993 durante una rapina alla banca popolare vicentina di Olmo di Creazzo. Da quel pomeriggio di aprile Maurizio è sulla sedia a rotelle, paralizzato da un colpo di mitra sparato da uno dei tre rapinatori. Ma Maurizio si può considerare "fortunato", perché il suo collega di 28 anni Loris Giazzon in quella rapina ha trovato la morte. Una rapina drammatica, che Le Iene ricostruiscono nel servizio di Silvio Schembri.

L’assassino di Loris si chiama Ennio Rigato, ed è un esponente della Mala del Brenta di Felice Maniero, che tra il ’70 e il ’90 si è macchiata di decine di omicidi compiendo oltre 200 rapine in banche, orafi e uffici postali.

Un uomo che ha sparato a tradimento, mentre vengono portati fuori dalla banca gli ostaggi.

Alla vista di questi civili i tre agenti di polizia, che passavano davanti all’istituto per un giro di pattuglia, decidono di alzare le armi per evitare spargimenti di sangue tra i civili. In quel momento Ennio Rigato impugna il suo Ak47 e fa fuoco in direzione di Loris e di Maurizio: “Ho sentito urlare Loris, ho sentito quell’urlo che sa di morte. È diverso dall’urlo di uno che si fa male e viene ferito…In quel momento ho capito che era morto”.

E Maurizio ricorda ancora un particolare: “Mentre i banditi salivano nell’auto per la fuga Ennio Rigato ridendo ha detto in dialetto veneto: 'Ne ho seccati due', ripetendolo. Se poteva, ammazzava tutti e tre”.  

“Qual è stato il momento più brutto di tutti questi anni?”. ”Ricorderò sempre mio figlio, che si è avvicinato, mi ha preso la mano e mi ha detto: 'Papà, perché non vieni giù a giocare con me?'. Come glielo spieghi?”.

Due giorni fa Ennio Rigato è uscito, per buona condotta, dal carcere “Due Palazzi” di Padova, dopo aver scontato 23 dei 30 anni a cui era stato. La Iena prova ad avvicinare l’uomo, ma la moglie gli fa scudo intimandogli di non riprendere. La seguiamo nella casa di famiglia in campagna e qui arriva il fratello di Ennio (anche lui con il carcere sulle spalle per aver partecipato alla stessa rapina). 

L’uomo inizialmente non vuole parlare, e cerca di allontanare Silvio Schembri con una minaccia pesantissima: “Ho preso 30 anni quindi vai via prima che ti ammazzo”. Poi però, avvicinato mentre sale in auto, dice che le cose non sarebbero andate così come raccontate, ma senza voler spiegare a cosa si riferisca. Rimane l’unica verità, quella di un padre di famiglia ucciso a sangue freddo e di un uomo costretto per tutta la vita su una sedia a rotelle. 

Questo sito utilizza cookie tecnici, di profilazione e di marketing, anche di terze parti, per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Per saperne di più o negare il consento a tutti o alcuni cookie CLICCA QUI.
Continuando la navigazione acconsenti all'utilizzo dei cookie.