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Sì alla legge contro il Revenge Porn: parlano le vittime della “vendetta porno”

Sei giorni dopo la bagarre in aula, via libera all’unanimità a norme più severe (fino a 6 anni di carcere) contro la diffusione di immagine intime da parte di ex. Ecco la testimonianza di alcune vuttime e quella della mamma di Tiziana Cantone, che si è uccisa dopo aver visto i suoi video girare in Rete

C’è finalmente intesa, alla Camera, sull’emendamento sul revenge porn. Solo pochi giorni fa sempre a Montecitorio si erano vissuti momenti di grande tensione. La seduta che doveva votare l'esame del ddl “codice rosso” per la tutela delle vittime della violenza domestica e di genere era infatti stata sospesa, quando le deputate di Forza Italia, seguite poi da quelle di FdI, Pd e Leu , avevano occupato i banchi del governo. 

La scintilla era stata il rifiuto della maggioranza giallo-verde di inserire nel ddl da votare alcune norme specifiche per la prevenzione e la repressione del fenomeno del “revenge porn”, con un voto segreto passato per 14 voti contrari. Sei giorni dopo l'intesa su un testo condiviso è stata trovata, e le norme sono passate con 461 voti a favore e neanche uno contrario.

Il revenge porn è oggi riconosciuto come reato in diversi Paesi del mondo tra cui Germania, Israele e Regno Unito, e oltre 30 Stati degli Usa.

Del “revenge porn”, ovvero la diffusione in Internet e sulle chat di messaggistica, da parte di ex, di immagini e video intimi con l’obiettivo del ricatto, noi de Le Iene vi abbiamo parlato più volte. 

Innanzitutto attraverso il racconto della drammatica vicenda di Tiziana Cantone che è diventata la vittima simbolo di questa battaglia. La 31enne napoletana si è tolta la vita il 13 settembre del 2016, dopo che numerosi suoi video hard erano stati diffusi in Rete.

La mamma di Tiziana ha detto a Roberta Rei (clicca qui per vedere il nostro servizio): “Devo dare a mia figlia quella giustizia che non ha avuto in vita, quell’oblio che ha dovuto cercare con la morte. Il suo gesto per me è l’ultima denuncia che ha fatto mia figlia, come a dire: adesso mi credete? Adesso volete muovervi a fare qualcosa?”

Anche Veronica Ruggeri si era occupata di “revenge porn” (nel servizio che potete vedere sopra), andando ad intervistare alcune vittime di questo reato odioso. “Non dormivo più, non mangiavo più, ho perso 16 chili”, ci racconta una ragazza nel servizio che vedete qui sopra. “Ho pensato: ok, adesso la mia vita è finita”.

A questa donna l’ex, con cui aveva rotto, ha detto esplicitamente: “Eh sai, io ho queste tue foto, questi tuoi video: se non ci vediamo per chiarire io li mando a tuo padre e a tua madre, oppure li metto su Internet”.

“Le fotografie sono state fatte durante e dopo il sesso,  in quei momenti in cui c’era fiducia, c’era abbandono”, racconta un’altra giovanissima vittima. “Diceva ‘quanto sei bella, aspetta ti faccio una foto’” e quel momento bello io l’ho visto sbattuto in faccia a 80mila persone". “Qualcuno ti fissa, la prima cosa che pensavo era che questo avesse visto le foto: io andavo in panico”, aggiunge un’altra.

Tutte queste immagini e questi video poi finiscono in rete in un file molto particolare, il cui link spesso viene mandato per posta elettronica. Un file, ci spiega un esperto di internet, in cui converge tutto il peggio che la rete può esprimere in termini di sesso, dalla pedopornografia alla pornografia più spinta, fino a raccolte di immagini in cui si trovano appunto nomi e cognomi delle inconsapevoli vittime. 

E del ruolo fondamentale dei social e di internet, nella diffusione di questo materiale privatissimo, parla anche un recente caso di cronaca. Una donna napoletana, che era stata dall’ex marito stalkerizzata attraverso la pubblicazione su un falso profilo Fb di alcune sue foto intime, ha fatto causa al social network per aver riattivato il profilo dopo che inizialmente era stato oscurato.

Veronica Ruggeri ci racconta anche come si si può difendere. Ora a pensarci c’è anche una legge che prevede condanne fino a sei anni di carcere.

 

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