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Un minorenne su 4 ha inviato foto di nudo. Pericolo “Vendetta porno” | VIDEO

Una ricerca di Skuola.net racconta l’abitudine diffusissima tra ragazzi e ragazze italiani tra i 13 e i 18 anni di condividere su cellulari e social con i partner foto e video osé, che in molti casi si sono visti poi girarli a terzi senza il proprio consenso. Dal sexting al Regenge Porn purtroppo la strada si conferma breve e può portare anche alla morte, come ci hanno raccontato Roberta Rei e Veronica Ruggeri

Il “revenge porn” non è un dramma riservato agli adulti. Lo rivela una ricerca di Skuola.net, secondo la quale il 24% dei ragazzi e delle ragazze italiani ha condiviso foto e video osé via cellulare o web con i partner. Il nuovo fenomeno, chiamato “sexting”, ha visto però il 15% di questi minorenni subirne la condivisione con altre persone, senza il proprio consenso

Una “violenza”, quella del revenge porn, che non sarebbe avvenuta solo per attuare forme di ricatto (una motivazione presente solo nell’11% dei casi) ma anche “per scherzo”, nella metà dei casi.

Di quanti hanno visto la propria intimità messa in piazza sui social o sulle app di messaggistica, il 53%, spiega ancora la ricerca condotta per la Polizia di Stato, non ha denunciato il proprio “aguzzino”, facendo invece finta di niente.

Il fenomeno è molto pericoloso e può portare anche a conseguenze drammatiche.  

A partire dalla tragica vicenda di Tiziana Cantone che è diventata la vittima simbolo della battaglia contro il revenge porn. La 31enne napoletana si è tolta la vita il 13 settembre del 2016, dopo che numerosi suoi video hard erano stati diffusi in Rete.

La mamma di Tiziana ha detto a Roberta Rei (clicca qui per vedere il nostro servizio): “Devo dare a mia figlia quella giustizia che non ha avuto in vita, quell’oblio che ha dovuto cercare con la morte. Il suo gesto per me è l’ultima denuncia che ha fatto mia figlia, come a dire: adesso mi credete? Adesso volete muovervi a fare qualcosa?”

Anche Veronica Ruggeri si era occupata di “revenge porn” (nel servizio che potete vedere sopra), andando a intervistare alcune vittime di questo reato odioso. “Non dormivo più, non mangiavo più, ho perso 16 chili”, ci racconta una ragazza nel servizio che vedete qui sopra. “Ho pensato: ok, adesso la mia vita è finita”.

A questa donna l’ex, con cui aveva rotto, ha detto esplicitamente: “Eh sai, io ho queste tue foto, questi tuoi video: se non ci vediamo per chiarire io li mando a tuo padre e a tua madre, oppure li metto su Internet”.

“Le fotografie sono state fatte durante e dopo il sesso, in quei momenti in cui c’era fiducia, c’era abbandono”, racconta un’altra giovanissima vittima. “Diceva ‘quanto sei bella, aspetta ti faccio una foto’” e quel momento bello io l’ho visto sbattuto in faccia a 80mila persone". “Qualcuno ti fissa, la prima cosa che pensavo era che questo avesse visto le foto: io andavo in panico”, aggiunge un’altra.

Un dramma a cui il Parlamento, dopo una seduta che era finita in bagarre, ha cercato di porre freno facendo passare norme più severe (fino a 6 anni di carcere) contro la diffusione di immagine intime da parte di ex.

Il revenge porn è oggi riconosciuto come reato in diversi Paesi del mondo tra cui Germania, Israele e Regno Unito, e oltre 30 Stati degli Usa.

 

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