Rider, tra sfruttamento e caporali "per necessità"
Alcuni rider stranieri regolarmente registrati sulle piattaforme di “food delivery” affitterebbero i propri account a immigrati irregolari in Italia, dietro il pagamento di almeno 65 euro. Un caporalato che si aggiungerebbe a quello che sembrerebbero praticare alcuni rider italiani con la vendita della propria “licenza”
Il caporalato? Non sembra esistere solo nei campi di pomodori del Sud Italia ma anche tra le strade eleganti dei nostri centri storici. E i nuovi “schiavi” sarebbero spesso immigrati in attesa di permesso di soggiorno e che dunque per la legge non possono lavorare.
“Fantasmi” che per poter lavorare si fanno “prestare” l’identità da connazionali in regola dietro il pagamento di una quota di almeno 65 euro. Persone che evidentemente hanno bisogno di incrementare il già misero guadagno portato a casa: schiavi che schiavizzano, insomma. Lo sostiene un’inchiesta del Corriere della Sera, che indaga sul mondo dei rider, i fattorini in bicicletta che nelle nostre città consegnano a domicilio un po’ di tutto, dal cibo alle medicine.
Il meccanismo del nuovo caporalato sarebbe semplice: il lavoratore immigrato regolare, registrato alla piattaforma di food delivery", “cede” il proprio account a un “amico” senza documenti, che potrà così iniziare a consegnare e a guadagnare.
Ma oltre al nome, il business prevederebbe anche il subaffitto delle attrezzature (bicicletta e borsa termica) e dello smartphone dietro il pagamento di una quota di almeno 65 euro, ovvero quanto il rider regolare paga alla piattaforma stessa per la borsa all’interno della quale consegnerà il cibo. Una questione che già di per sè è emblematica del funzionamento di un mondo.
Un buco nero pericoloso oltreché ovviamente illegale, perché nessuno sa chi stia realmente lavorando e in caso di incidente sul lavoro le cose possono complicarsi terribilmente (per il lavoratore infortunato e per il passante che dovesse essere investito da lui).
Un caporalato che vedrebbe coinvolti anche italiani, che prima si registrano come rider e poi cedono la loro “licenza” di fattorini ad altri lavoratori, per lo più stranieri. E talvolta, dice l’inchiesta del Corriere, accanto alla quota per la vendita della licenza si affianca una vera e propria percentuale da pagare sulle consegne, fino anche al 20%.
Anche noi de Le iene ci siamo occupati della difficile vita dei rider, in particolare di quelli milanesi, nel servizio di Corti e Onnis che potete rivedere qui sotto.
Li abbiamo avvicinati dopo le polemiche per la pubblicazione anonima sul web di una blacklist di clienti famosi, tra cui calciatori e influencer, che ai rider di Milano non lascerebbero mai le mance. Una blacklist che si concludeva con un minaccioso: “Sappiamo dove abitate”.
Corti e Onnis sono andati alla sede di Deliverance Milano, il collettivo che ha pubblicato la lista, ma non ci hanno voluto parlare. Così, per capire come vivono e lavorano i rider che sfrecciano su bici e motorini per le strade di tantissime città italiane, abbiamo deciso di chiamarli direttamente a casa nostra, partendo come sempre dai nostri scherzi per arrivare poi alle domande serie!
Stiamo parlando di circa 150mila persone assunte come collaboratori con contratto occasionale: si lavora su richiesta. La paga è a consegna e può essere 5 euro lordi o 3 euro e 63 centesimi a chilometro in linea d’area. Un rider guadagna circa 8 euro l’ora, per una media di 64 euro al giorno.
Chiediamo direttamente agli interessati. Corti e Onnis hanno ordinato a domicilio. Quando i rider entrano a casa loro trovano un’accoglienza molto bizzarra: dalla coppia omosessuale che è rimasta incastrata in una posizione inequivocabile ai due amici strafatti che vogliono cenare, fino alla partoriente che chiede aiuto!
Le Iene iniziano a conoscerli meglio. Paga all’ora? “5 euro per ogni consegna”, risponde uno. Mentre un altro rider viene pagato “per ogni chilometro 63 centesimi, poi ogni ordine 3 euro”. Quanto si guadagna in una giornata? “40 euro circa”. Ma a un altro rider va meglio: “100 euro in una notte”.
Parliamo di mance. Numero di clienti che la lasciano? “Alla settimana capita due o tre volte”, mentre in una settimana questo rider vedrà “migliaia di clienti”. Chi dà più spesso le mance? “Sono i poveri che danno le mance, i ricchi si tengono i soldi”.
Guarda qui sotto il servizio di Corti e Onnis con i rider milanesi