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Tre morti in una settimana, scoppia la rivolta dei rider del cibo a domicilio

È scoppiata la protesta dei rider che a Milano hanno fatto scritte contro le multinazionali del cibo a domicilio. In settimana tre ragazzi sono morti mentre effettuavano le loro consegne a Barcellona, Londra e Parigi. Con Stefano Corti e Alessandro Onnis partendo da uno scherzo abbiamo cercato di capire le condizioni dei loro contratti di lavoro e quanto vengono pagati

Tre vittime in una settimana. Tutti e tre giovani ragazzi, uccisi mentre effettuavano le loro consegne di cibo a domicilio per conto di multinazionali. A Milano sono comparse alcune scritte davanti alla sede di una di queste. Anche noi de Le Iene abbiamo voluto chiedere direttamente agli interessati com’è il lavoro di rider a domicilio, come potete vedere nel servizio qui sopra, dopo la pubblicazione della blacklist dei vip con i nomi di 20 personaggi famosi che non lascerebbero loro la mancia.

Si torna a parlare delle loro condizioni di lavoro dopo la morte di ben tre rider in meno di una settimana. Pujan è morto travolto da un camion a Barcellona mentre faceva le sue consegne. Due giorni più tardi lo stesso destino è toccato a Burgao che si trovava a Londra. Nelle stesse ore è morto Karim a Parigi, dopo tre giorni di agonia per essere stato travolto mentre consegnava cibo. Uno lavorava per Deliveroo, un altro ancora per Uber Eats e un altro per Glovo.

Proprio davanti alla sede di Milano di quest’ultima multinazionale è scoppiata la protesta dei rider. “Non si muore per un panino”, è solo una delle varie scritte comparse nel quartiere di Precotto. “Vogliamo che le società pongano fine a questo eccidio che negli ultimi 3 anni e mezzo ha coinvolto decine di lavoratori morti mentre erano in consegna durante il turno”, alcuni di loro attraverso la pagina Facebook Deliverance Milano. “Nulla può giustificare la corsa sfrenata e i rischi continui che i lavoratori corrono, a causa di cottimo e ranking che le aziende del delivery impongono come strumenti di controllo e di discriminazione fra i corrieri, con l'obiettivo di instaurare una vera e propria guerra tra poveri”.

Davanti agli uffici sono comparse anche una tomba con un cassone a lanterna che bruciava nel fuoco. “Siamo stufi di contare i nostri morti: quando toccano uno, toccano tutti! Poteva esserci uno di noi su quell'asfalto sporco di sangue…”, concludono i rider.

Stefano Corti e Alessandro Onnis hanno voluto capire come vivono e lavorano i fattorini che sfrecciano su bici e motorini per le strade di tantissime città italiane, abbiamo deciso di chiamarli direttamente a casa nostra!

Stiamo parlando di circa 150mila persone assunte come collaboratori con contratto occasionale: si lavora su richiesta. La paga è a consegna e può essere 5 euro lordi o 3 euro e 63 centesimi a chilometro in linea d’area. Un rider guadagna circa 8 euro l’ora, per una media di 64 euro al giorno.

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