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Tragedia di Rigopiano: le nuove indagini e quella riunione segreta | VIDEO

Una nuova indagine della procura è stata aperta su Rigopiano dopo i servizi di Marco Fubini e Roberta Rei sulle telefonate di Gabriele D’Angelo che sarebbero state nascoste. Noi vi proponiamo una nuova testimonianza che getta ulteriori ombre sul caso

Il 18 gennaio 2017 una valanga di 40mila tonnellate ha spazzato via l’hotel Rigopiano dov’erano presenti 40 persone. Solo undici di loro sopravviveranno, 29 moriranno. Questa settimana sono state archiviate le posizioni di 22 indagati. A oggi l’unico condannato è Alessio Feniello, padre di una delle vittime, per violazione dei sigilli: è colpevole di aver portato dei fiori nel luogo dove il figlio Stefano è morto.

Al di là dell’apparente assurdità di questa condanna, quello che ai parenti delle vittime non va giù è proprio l’archiviazione di quei 22 indagati. “Ho provato subito rabbia, sgomento, dolore” ha detto Gianluca Tanda, fratello di una delle vittime, a Roberta Rei.

Dopo la messa in onda dell’ultimo servizio di Marco Fubini e Roberta Rei, in cui si raccontava di una telefonata d’aiuto che sarebbe stata nascosta durante le indagini, qualcosa si è mosso: tre carabinieri forestali sarebbero finiti sotto indagine per falso materiale e falso ideologico.

Partiamo dall’inizio: c’è sempre stato raccontato che le prime richieste di aiuto sarebbero arrivate dopo la valanga delle 16.47 e che quindi ci sarebbe stato ben poco da fare. La verità però sembra essere differente: le prime telefonate, quelle che sarebbero sparite, sono arrivate molto prima della tragedia. Gabriele D’Angelo, volontario della Croce Rossa e cameriere dell’hotel Rigopiano, ha cominciato a chiamare già dalla mattina, cinque ore prima della valanga in cui anche lui ha perso la vita.

Parliamo della telefonata delle 11.38, di cui esisterebbe uno screenshot del telefono fatto dei Ros e che sarebbe stata ignorata. Quella mattina l’hotel era circondato da due metri di neve e 40 persone erano intrappolate nella struttura: le strade infatti erano completamente bloccate. La situazione diventa tragica alle 10.25, quando la terra ha cominciato a tremare per una serie di scosse di terremoto. Gabriele chiama la Prefettura, dove c’era il centro di coordinamento dei soccorsi. Non solo i soccorsi non partono, ma durante le indagini quella telefonata sarebbe sparita.

Nell’inchiesta bis sul presunto depistaggio non ci sono solo coloro che avrebbero nascosta la telefonata ma anche quelli che dovevano indagare. Nei nostri servizi vi avevamo raccontato anche di un’altra telefonata, fatta anche questa da Gabriele quella mattina e che sarebbe a sua volta sparita: quella dei suoi amici della Croce Rossa, che loro hanno annotato sul registro del centro soccorsi. I suoi compagni della Croce Rossa avrebbero avvertito i loro superiori, ma nulla sarebbe stato fatto. Per due lunghi anni anche questa telefonata non viene messa agli atti.

Sei giorno dopo la tragedia, ci sarebbe stata una riunione tra il Prefetto e le massime autorità in gioco. “Ci siamo incontrati in uno sgabuzzino con un tavolo”, ci ha detto uno dei funzionari che sarebbe stato presente a quella riunione. “È chiaro che tutto veniva coordinato dal Prefetto”. Questo incontro sarebbe avvenuto mentre i soccorritori stavano ancora scavando tra le macerie di Rigopiano. “Ricordo che ci fu un battibecco, il Prefetto diceva che probabilmente si sapeva che era arrivata una telefona al centro di coordinamento dove c’era la Croce Rossa”, ci dice il funzionario. “Una telefonata sul fatto che avevano chiesto l’evacuazione di Rigopiano”. Quella di Gabriele D’Angelo? “Sì”.

A questo punto Roberta Rei gli chiede chi ne stesse parlando: “Il prefetto Provolo e Verna”. L’ingegner Verna era il coordinatore del Posto di coordinamento avanzato presso la sede della Croce Rossa, voluto dalla Prefettura, di cui vi abbiamo parlato nel precedente servizio. “Il Prefetto voleva scrivere qualcosa e Verna disse con toni accesi: ‘No no, io non sapevo niente”, continua il funzionario. Secondo lui Verna avrebbe avuto paura che gli dessero la responsabilità per quella telefonata che era arrivata. “Verna coordinava gli interventi su quel territorio, era competente per Farindola”, ricorda. L’ingegnere aveva risposto in modo evasivo alle domande di Roberta Rei.

Da quella riunione sembra che la telefonata di Gabriele D’Angelo non sia mai emersa. In quella riunione “il Prefetto voleva rimettere tutto un po’ in ordine”, continua il funzionario. Da quello che ci racconta già sei giorni dopo la tragedia quella telefonata era nota alle autorità, ma da lì non sarebbe mai emersa.

Un mese fa il premier Conte e il ministro della Giustizia Bonafede hanno promesso di costituirsi parte civile nel processo Rigopiano, ma a oggi non è ancora successo. Roberta Rei è andata a parlare con Bonafede, che ha assicurato che l’avvocatura dello Stato ha ricevuto mandato di costituirsi parte civile e ha ribadito le sue assicurazioni ai familiari delle vittime. Nelle prossime puntate dell’inchiesta torneremo a parlarvi di molte altre cose che sembrano non tornare in questa vicenda. 

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