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Rolex falsi: quando il furbetto è in divisa | VIDEO

Andrea Agresti ha pizzicato un maresciallo della marina militare che per arrotondare lo stipendio smercia Rolex falsi

Contraffazione e ricettazioni sono due grandi mali che affliggono l’economia italiana e alimentano la criminalità organizzata.

Per contrastare questo fenomeno lo Stato impiega un sacco di risorse tra militari, polizia, guardia di finanza. Andrea Agresti ha incontrato un maresciallo della marina militare che forse non ha molto chiaro da quale parte deve stare.

Ci ha contattato un ragazzo con la passione per gli orologi perché su Internet ha trovato un annuncio molto appetibile sulla vendita di un Rolex usato. Un orologio che normalmente costerebbe circa settemila euro era offerto a meno di 200 euro.

Il ragazzo si insospettisce ma dall’altra parte, il venditore gli dice di stare tranquillo perché lui è una persona fidata: un maresciallo della Marina militare.

Così, il ragazzo diventa nostro complice e va a casa del maresciallo per visionare la merce e la fa vedere pure a noi visto che indossa le nostre micro camere. A quel punto il sospetto che si tratti di merce contraffatta diventa una certezza, perché è lo stesso maresciallo a dircelo. Si vanta pure della precisione con cui viene riprodotto ogni dettaglio del Rolex, dell’importanza dei suoi clienti, dei soldi che riesce fare con questo business illegale e ribadisce che lui può perché un maresciallo della Marina “chi cazzo lo controlla?”.

Lo controlla Andrea Agresti che sbuca fuori e si unisce all’incontro, ma a questo punto il maresciallo abbassa i toni.

La Iena lo fa scusare e lo invita a lanciare anche un appello: “La contraffazione e la ricettazione sono attività illegali che devono essere combattute non alimentate”.

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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