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Minacciata dalla Sacra Corona Unita: per Marilù arriva la scorta

Gaetano Pecoraro ci aveva raccontato la storia di questa coraggiosa giornalista salentina, costretta a fuggire da casa dopo la pubblicazione di un’inchiesta sulle ecomafie pugliesi. E pesanti minacce di morte

E alla fine per la giornalista salentina Marilù Mastrogiovanni, di cui Gaetano Pecoraro ci aveva raccontato la storia nell’aprile del 2018, è arrivata la scorta.

La donna, direttrice del giornale online “Il Tacco d’Italia”, era dovuta “fuggire” dalla sua Casarano dopo le minacce di morte ricevute dalla Sacra Corona Unita.

La giornalista aveva subito una prima pesantissima intimidazione quando uomini dei clan erano entrati una sera nella sua villetta, uccidendo a bastonate il cane, che curava insieme ai suoi due bambini. Pressioni continuate poi attraverso un incendio doloso nella legnaia della sua casa.

Il tutto per spegnere una voce scomoda, che nel suo giornale on line raccontava delle malefatte dei clan ai danni dell’ambiente, come per esempio la storia di un inceneritore che diffondeva diossina nell’aria e poi vendeva la cenere ai contadini della zona come concime. Un intreccio di affari tra malavita, imprenditoria e politica, soprattutto nella sua Casarano, che aveva come fulcro il controllo del territorio da parte del boss Augustino Potenza. 

Ed era stata anche la politica a minacciare Marilù, quando un consigliere comunale aveva scritto sulla sua pagina Fb : “Troia, dimmi dove stai che sto venendo”. Addirittura lo stesso sindaco di Casarano aveva fatto affiggere sui muri del comune, e quindi con soldi pubblici, un manifesto in cui invitava i cittadini a reagire contro chi aveva infangato il buon nome della città. 

Gaetano Pecoraro, che aveva accompagnato Marilù a rivedere quella casa abbandonata in fretta tempo prima, aveva anche parlato con quel consigliere e quel sindaco. Ma entrambi, sdegnati, avevano rigettato ogni accusa negando persino le intercettazioni telefoniche alla base dell’inchiesta di Marilù.

Una giornalista pluripremiata per il suo lavoro di indagine, che evidentemente disturba gli affari di qualcuno. E neanche le stesse istituzioni pubbliche avevano dato testimonianza di solidarietà a Marilù, perché nei giorni in cui eravamo andati a trovarla la polizia delle comunicazioni le aveva sequestrato la pagina internet che conteneva quell’inchiesta scomoda. Un fatto senza precedenti perché la stessa Costituzione all’articolo 21 stabilisce che non è possibile sequestrare preventivamente testate giornalistiche. E paradosso finale, due giorni dopo quel sequestro l’inchiesta di Marilù viene premiata durante un incontro al Senato.   

Ora lo Stato è tornato ad interessarsi di Marilù, e lo ha fatto affidandole una scorta in occasione dei suoi viaggi sul territorio del Salento. Un territorio nel quale, evidentemente, c’è qualcuno che le vuole tappare la bocca per sempre.

Guarda qui sotto la storia di Marilù Mastrogiovanni raccontata da Gaetano Pecoraro.

 

 

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