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Lo uccidono per uno schiaffo su Second Life. Quando il virtuale diventa tragicamente reale | VIDEO

Paolo Vaj, 57enne di Vittorio Veneto, ucciso dalla compagna e dalla sua amica. Patrizia Armellin e Angelica Comaci erano legate da un rapporto patologico nato dentro il mondo virtuale di Second Life. Con Nadia Toffa siamo andati fino in Giappone per raccontare il fenomeno degli hikikomori e parlare con alcuni di questi ragazzi, in via di guarigione, che hanno passato nelle loro camere anche 17 anni senza mai uscire

Paolo, Patrizia e Angelica hanno passato anni a vivere a colpi di click. Con i loro avatar trascorrevano una vita fatta di avventure e di riscatto su Second Life. Nel loro nuovo mondo virtuale, Paolo era l’imperatore, Patrizia la sua principessa e Angelica la loro figlioletta. Si erano creati una sorta di mondo parallelo, almeno nelle intenzioni. 

“L’ho fatto per Mamy” ha confessato subito Angelica al momento dell’arresto. Forse la ragazza era ancora convinta di essere nel videogioco quando per difendere “la mamma” da uno schiaffo “dell’imperatore”, decide di ucciderlo. Agli inquirenti dichiara infatti di aver ucciso Vaj colpendolo con un bastone e soffocandolo con un cuscino dopo una lite scoppiata subito dopo che l’uomo era rientrato in casa ubriaco. Ma anche questa potrebbe essere l’ennesima mossa di Angelica per proteggere,ancora una volta, “la mamma”.

Sì, perché in realtà la loro vita in rete era la stessa che vivevano nella realtà di tutti i giorni. I due mondi, quello reale e quello virtuale, si sono fusi. Perché Patrizia e Angelica ora si considerano madre e figlia e così si presentano sui social e nella vita reale. Un gioco di ruolo diventato per loro vita vera: conosciute sul web, dopo pochi mesi decidono di andare a vivere insieme, tutti e tre.

Ma perché reagire così? A detta di Patrizia non era la prima volta che subiva delle violenze. Nonostante non vi sia nessuna denuncia a suo carico, Paolo viene descritto dalle due come un uomo aggressivo e violento: “Volevamo solo difenderci dall’ennesima aggressione” dichiarano.

Passare le giornate in casa, incollati di fronte al computer, isolati dal mondo reale, per vivere una vita virtuale è un fenomeno di cui noi de Le Iene vi abbiamo parlato con Nadia Toffa, che in un servizio del 2016 che potete vedere qui sopra è andata in Giappone per raccontare questo fenomeno. È il fenomeno degli hikikomori, che colpisce solitamente gli adolescenti che si rinchiudono nelle loro camerette dimenticandosi del mondo esterno, ma anche di se stessi. “Si dimenticano anche di mangiare”, ci aveva spiegato la dottoressa Carla Ricci. “Gli hikikomori hanno perso la passione per la vita. Quella che fanno è una vita alienante”, spiega la dottoressa. 

Vita alienante e rapporti alienanti: quello di Angelica e Patrizia è infatti un legame patologico e a confermarlo è anche il pubblico ministero. “E’ nata la sudditanza psicologica di Angelica nei confronti di Patrizia”, si legge nel Corriere della Sera. Un rapporto malato il loro, vissuto all’interno delle mura di casa, davanti a uno schermo, che le ha portate a perdere il contatto con la vita vera. 

E questo avrebbe avuto conseguenza anche sulla loro capacità di intendere e volere. La difesa infatti sta pensando di chiedere una perizia psichiatrica che possa confermare la totale assenza di consapevolezza e il totale estraniamento dalla realtà. E per capire quanto sia stato determinante Second Life, la difesa chiede anche la nomina di un esperto per analizzare il gioco virtuale, i personaggi e i ruoli con i quali interagivano la vittima e le presunte assassine. 

Come ci si può disintossicare da questo tipo di droga? In Giappone la Iena ha visitato uno dei centri che aiutano i ragazzi a superare questo disagio e reinserirsi nella società. Qui abbiamo incontrato un giovane che per 17 anni ha vissuto chiuso nella sua stanza senza vedere mai nessuno. “Giocavo ai videogiochi o guardavo la tv”, racconta. “I miei genitori all’inizio continuavano a dirmi di andare a scuola ma io non ci andavo e a un certo punto mi hanno lasciato in pace. Avevo paura delle persone”. 

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