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Selfie con il morto su WhatsApp: vigile accusato di vilipendio di cadavere | VIDEO

Si sarebbe scattato una foto con una persona appena morta e poi l’avrebbe mandata ai colleghi. Un commissario della polizia di Torino è finito a processo per vilipendio di cadavere. Anche a Bari due anni fa una guardia giurata aveva il vizio di questi selfie così macabri, Giulio Golia è andato a trovarla

“È ancora calda”. Con questo commento un commissario della polizia locale di Torino avrebbe inviato ai colleghi un suo selfie con una persona appena morta a causa di un malore. Una foto macabra che però non è piaciuta a una parente della vittima, che neanche a farlo apposta lavora come agente per lo stesso comando.

I fatti risalgono a tre anni fa. Una donna viene stroncata da un malore mentre si trova per strada. Arriva il 118 e la polizia locale tra cui il commissario. Per prassi in questo caso è ammesso fotografare il cadavere per allegare le immagini al fascicolo. Ma una parte di quelle 12 foto sarebbero finite anche altrove.  

Sembrerebbe che l’agente una volta rientrato in ufficio le avrebbe inviate ad alcuni colleghi con un commento davvero macabro: “È ancora calda”, riferendosi alla vittima ritratta con ancora gli elettrodi attaccati al petto. I colleghi però non devono aver apprezzato e avrebbero inviato a loro volta la foto a un’altra collega che è anche parente della vittima. È stata infatti la nipote a denunciare il commissario per cui è iniziato il processo in cui deve rispondere di vilipendio di cadavere. 

Nelle ultime ore l’uomo davanti ai giudici si è difeso dicendo che non esiste traccia di quel messaggio. Parla piuttosto di astio nei suoi confronti da parte di alcuni colleghi. La foto incriminata al centro delle accuse sembra essere sparita: l’agente che l’ha ricevuta ha detto di averla cancellata e di non avere più il telefonino incriminato, sostituito con uno nuovo.

Anche noi de Le Iene ci siamo occupati di un caso simile, di cui vi riproponiamo sopra il servizio di Giulio Golia. Alcuni metronotte si sono introdotti nell’obitorio del paese per scattarsi dei selfie con i cadaveri. Poi hanno condiviso tutto sulla chat dei colleghi, ma qualcuno non ha gradito. È successo nel marzo 2017 a Ruvo di Puglia, in provincia di Bari.

Quando è uscita la notizia, in paese tutti erano scandalizzati. Giulio Golia si è così messo sulle tracce della guardia giurata con il vizietto del selfie. Lo troviamo negli uffici della compagnia di sorveglianza notturna per cui lavora. Ma qui non siamo i benvenuti e ci cacciano in malo modo.

La nostra presenza fuori dall’attività incuriosisce tanti passanti che si uniscono a noi… per un selfie. Passano le ore, e le persone continuano ad arrivare mentre dagli uffici non esce nessuno. Ormai mezzo paese è in strada ed è costretta a intervenire la polizia per garantire l’ordine pubblico. Dopo ore di attesa arriva il responsabile delle guardie giurate: “Quelle foto sono state fatte per dimostrare che l’obitorio era stato dimenticato aperto con tanto di luce accesa”, dice per minimizzare.

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