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Sequestrati 7 centri commerciali dove i cinesi assumevano italiani in nero

Gestivano sette centri commerciali a Palermo, oggi chiusi e sequestrati: un uomo e una donna sono stati denunciati per bancarotta fraudolenta. Noi de Le Iene ci eravamo occupati già nel maggio 2018 del caso del marchio Z&H e delle condizioni di lavoro a cui erano sottoposti i lavoratori

Chiusi e sequestrati 7 centri commerciali gestiti da alcuni imprenditori cinesi a Palermo e provincia. Noi de Le Iene ci eravamo già occupati del caso l’anno scorso incontrando loro gestori in un servizio di Roberta Rei in cui, come potete vedere qui sopra, alcuni giovani assunti come commessi ci hanno raccontato le loro condizioni di lavoro.

Bancarotta fraudolenta, autoriciclaggio e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte sono le accuse di cui dovranno rispondere due imprenditori cinesi. Uno di loro è proprio una nostra vecchia conoscenza. è Zhang Renjun detto Adolfo che assieme alla moglie gestiva i centri commerciali, intervistata anche lei da Roberta Rei.

La donna assieme al marito aveva aperto un centro commerciale Z&H, una struttura enorme in cui si può trovare davvero di tutto. Per molti ragazzi era diventata anche un’opportunità di lavoro. C’èra chi si è proposto come commesso, chi come cassiere. Roberta Rei ha ascoltato le loro testimonianze e tutte hanno un comune denominatore. Tutti i ragazzi sentiti dicono di essere stati assunti in nero, senza diritto alle ferie e alla malattia con un compenso di 550 euro al mese per almeno 12 ore di lavoro al giorno.

Il tutto in condizioni igienico-sanitarie pessime. “A terra e nei corridoi era pieno di merce in mezzo a spazzatura ed escrementi di animale”, racconta una ragazza. Già nel 2011, la Finanza ha indagato sul caso. “Hanno scoperto che 11 di noi su 12 erano in nero”, sostiene un altro ragazzo. In quel blitz scoprono che per alcuni cinesi quegli uffici erano anche i loro dormitori. La responsabile del centro commerciale è obbligata a smantellare tutto. I ragazzi minacciano di andarsene, se non avesse sistemato i loro contratti. Di tutta risposta lei li obbliga a firmare l’autolicenziamento. Il marito è costretto a sciogliere la società a cui è a capo. Il centro commerciale passa nelle mani di un’altra azienda sempre riconducibile alla moglie.

Ora per altre indagini curate dalla Finanza è arrivata la chiusura dei loro 7 centri commerciali di Palermo. La coppia denunciata avrebbe pilotato il fallimento di una società, la Z&H, per mettere al sicuro il loro tesoro. Un impero che vale otto milioni di euro, distribuito in cinque società. Il solito trucchetto delle scatole cinesi insomma…

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