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Sfruttamento sessuale in aumento: 1.660 le vittime accertate in Italia | VIDEO

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1.660 le vittime accertate nello sfruttamento sessuale in Italia, con un numero sempre maggiore di minorenni coinvolti. A confermarlo è il rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2019” di Save the Children. Noi, di prostituzione minorile, vi abbiamo parlato con Nadia Toffa 

Sono giovanissime le vittime dello sfruttamento sessuale in Italia. E il numero è in continuo aumento: 1.660 le vittime accertate, con sempre più minorenni coinvolti, cresciuti in un anno dal 9 al 13%. Una fotografia scattata dal rapporto “Piccoli schiavi invisibili 2019”, di Save the Children. Rapporto diffuso a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la tratta di esseri umani, che ricorre il 30 luglio. 

Solo nel 2018 gli operatori di Save the Children hanno intercettato in 5 regioni 2.210 vittime di tratta: numero aumentato del 58% rispetto alle 1.396 vittime del 2017.

“Tutti quei bambini che sono costretti a subire abusi e che non hanno nemmeno la forza di gridare aiuto, e sono ancora tanti, hanno bisogno di essere salvati. Ogni violenza che subiscono è un pugno nello stomaco a tutti noi”, ha dichiarato Nadia Toffa dopo aver ricevuto il Premio Lucchetta, un importante riconoscimento riservato ai giornalisti, per il servizio “Bari: bambini in vendita”, che vedete qui sopra. 

Stiamo parlando dell'inchiesta sul giro di prostituzione minorile nei pressi dello stadio San Nicola di Bari, partita proprio dal reportage de Le Iene. Sui vialoni della zona dello stadio avevamo filmato uno spaventoso giro di prostituzione minorile, con bambini di 8, 9 e 12 anni pronti a fare sesso a pagamento con clienti di almeno 50 anni. 

Nel secondo servizio, del 2 aprile 2017, siamo poi tornati a Bari per cercare quei bambini, di cui in un primo momento i servizi sociali ci avevano detto che si sarebbero occupati. Ma dopo la messa in onda del primo servizio, nessuno, nemmeno i servizi sociali, sapevano dove fossero finiti i bambini. “Ma per fortuna dopo il nostro servizio la polizia ha continuato a sorvegliare ed è riuscita a fermare e arrestare altri pedofili che nella stessa zona avvicinavano bambini a scopi sessuali” dichiara Marco Fubini, l’autore del servizio insieme a Nadia. 

E qualche mese dopo, infatti, sono finiti in manette tre uomini di 58, 51 e 46 anni, oltre a due anziani baresi che, a marzo 2018, sono stati condannati a 6 anni per atti sessuali con minore e sfruttamento della prostituzione. Tutti arresti che fanno parte delle indagini iniziate dopo il nostro servizio.

“Un fenomeno di questa gravità e di queste proporzioni necessita infatti di un intervento nazionale coordinato tra tutti gli attori” ha dichiarato Raffaella Milano, direttrice dei programmi Italia-Europa di Save the Children. “È necessaria una vera e propria azione di prevenzione”.  

Un’azione però che necessita lo sviluppo di diverse modalità per entrare in contatto con le vittime. E questo perché i trafficanti hanno spostato il circuito della prostituzione dai luoghi più facilmente identificabili, come le piazzole o i parcheggi lungo le provinciali, verso luoghi meno visibili.  Come l’interno di case, gestite e frequentate prevalentemente da connazionali. E la situazione si fa ancora più complicata quando, per far perdere le tracce delle ragazze, esse vengono spostate frequentemente da una città all’altra o anche in un altro paese europeo. 

Ma anche una volta individuate le vittime, le difficoltà continuano. Convincerle a fidarsi degli operatori è davvero complicato. Questo perché spesso è proprio dalla fiducia che inizia il loro incubo di prostituzione: lo confermano diverse testimonianze che parlano di ‘sentinelle’ dei trafficanti. Il loro lavoro è quello di individuare in anticipo negli orfanotrofi le ragazze che stanno per lasciare le strutture, per poi adescarle con finte promesse d’amore e un futuro felice in Italia.

E le ragazze che vengono adescate provengono soprattutto dalla Nigeria (il 64%) o dai Paesi dell’est europeo e dai Balcani (il 34%).

Arrivano in Italia con alle spalle un viaggio fatto di abusi e violenze, destinati a non finire nemmeno qui nel nostro Paese. Ma non è tutto. Le ragazze devono anche restituire alla maman, il “pappone” che gestisce il loro sfruttamento, il debito di viaggio che raggiunge i 30 mila euro. Si ritrovano quindi costrette a lavorare fino a 12 ore al giorno, anche solo per 10-20 euro a prestazione, raccogliendo dai 300 ai 700 euro al giorno.

“Buona parte dei soldi” sottolinea Save the Children, "servono però per pagare vitto, alloggio e vestiti, spesso anche per l’affitto del posto in strada dove si prostituiscono, e l’estinzione del debito diventa quasi irraggiungibile”. Il controllo delle vittime da parte dei trafficanti quindi è assoluto e violento.

“Non si può ignorare”, dichiara Raffaela Milano, “il fatto che il fiorente mercato dello sfruttamento sessuale delle minorenni in Italia è legato alla presenza di una forte domanda da parte di quelli che ci rifiutiamo di definire clienti, che sono parte attiva del processo”. E lo sfruttamento sessuale di vittime così giovani e vulnerabili lascia nelle loro vite un segno indelebile con gravissime conseguenze.

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