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Siria, la guerra della Turchia ai curdi e la vendita di armi: “Fermiamoci subito” | VIDEO

Germania e Francia hanno annunciato lo stop alla vendita di armi verso la Turchia, dopo che questa ha invaso il nord della Siria per attaccare i curdi: “Lo faccia anche l’Italia, senza aspettare l’Ue” ha detto a Iene.it Francesco Vignarca, responsabile della Rete italiana disarmo

Il mondo reagisce all’aggressione della Turchia contro i curdi in Siria: Germania e Francia, insieme a Olanda, Norvegia e Finlandia, hanno deciso il blocco della vendita di armi ad Ankara, e pure gli Stati Uniti sembrano aver fatto un mezzo passo indietro dopo il via libera all’attacco militare. Grande assente, come troppo spesso succede, l’Italia: tutti i leader della maggioranza, da Di Maio a Zingaretti fino a Renzi, chiedono lo stop alla vendita delle armi italiane. Al momento però non è stato fatto alcun passo concreto. “Chiederemo all’Unione europea di sospendere tutta la vendita di armamenti alla Turchia”, ha detto il ministro degli Esteri Luigi Di Maio. D’accordo anche Zingaretti e Renzi, però il governo rimane immobile: annunci sì, decisioni zero.

“Tutti valutano, nessuno decide” commenta a Iene.it Francesco Vignarca, il responsabile della Rete italiana disarmo. “Abbiamo detto a Di Maio che è positivo che si voglia coinvolgere l’Ue, ma non possiamo aspettare lo stop comunitario: rischia di volerci troppo tempo”.
Ed è proprio Di Maio a poter intervenire: “Il ministero degli Esteri può fare un decreto subito per sospendere l’export di armi e attrezzature verso la Turchia”.

Lo scorso anno l’Italia ha autorizzato vendite di armamenti alla Turchia per oltre 360 milioni di euro: 162 milioni sono già stati consegnati ad Ankara dall’Italia, il resto invece potrebbe essere fermato subito. Che ci sia dietro qualche calcolo economico? “Le industrie degli armamenti hanno molto potere mediatico, ma non hanno poi tutta questa rilevanza reale”, ci spiega Vignarca. “L’Italia nel 2018 ha esportato 462 miliardi di euro di beni, quelli militari valgono solo 2,5 miliardi: non è nemmeno l’1%! Fermare la vendita verso un singolo Stato non causa quasi nessun problema dal punto di vista economico. Hanno poca importanza economica ma un enorme impatto nel mondo: bastano poche bombe per fare migliaia di morti”.

La decisione dunque è in mano alla politica, la cui mano tremante sembra non riuscire a decidere. Oppure decide consapevolmente di non decidere: “La vendita di armi è aumentata negli ultimi anni: questo vuol dire che si è deciso di concedere sempre di più alla Turchia, ma tutto quello che non è ancora stato venduto può essere fermato adesso”, chiude Vignarca.

E mentre l’Italia attende la situazione nel nord della Siria peggiora ogni giorno: secondo i dati forniti dall’Onu sono già almeno 130mila gli sfollati a causa dell’invasione turca. A pagare il conto, come sempre, sono i civili inermi. E dei curdi e delle vittime dell’Isis vi avevamo parlato nei servizi di Nadia Toffa e di Nina Palmieri, che potete vedere sopra.

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