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Il giallo dell'agente Sissy, la lettera prima di morire: “Fatti gravi sulle mie colleghe”

A pochi giorni dai funerali spunta una lettera che l’agente Sissy Trovato Mazza avrebbe scritto di suo pugno alla direttrice del carcere della Giudecca di Venezia. Secondo suo padre, c’è l’ombra dello spaccio di droga e delle effusioni tra vigilanza e detenute come ha raccontato alla nostra Nina Palmieri

Tutte mi hanno raccontato di essere a disagio per quanto hanno visto”, si chiude così la lettera dell’agente Sissy Trovato Mazza, l’agente della polizia penitenziaria del carcere della Giudecca di Venezia che il primo novembre 2016 è stata colpita alla testa da un colpo di pistola, mentre sorvegliava una detenuta all’Ospedale Civile. Che cosa hanno visto le detenute di così sconvolgente? Davvero dietro queste parole c’è l’ombra dello spaccio di droga e delle effusioni sessuali tra agenti e detenute? Questa sarebbe la verità come ha raccontato il padre di Sissy nel servizio della nostra Nina Palmieri.

A pochi giorni dal funerale della figlia, proprio il padre ha trovato una lettera scritta da Sissy che potrebbe aiutare a fare chiarezza. “Sono stata avvicinata da molte detenute che hanno raccontato fatti gravi che riguardano le mie colleghe”, sono le parole che l’agente scrive di suo pugno su due fogli indirizzati alla direttrice del carcere.

“Essendo la cosa molto delicata, ho cercato di evitare di ascoltarle e ho riferito tutto subito all’ispettore che mi ha consigliato di parlarne al più presto con la S.V. Ieri sono stata ancora fermata e mi hanno raccontato alcuni fatti. Non so se ho fatto bene, ma ho scritto per non dimenticare”, conclude Sissy. La lettera è datata 30 settembre 2016, un mese più tardi viene trovata uccisa da un colpo di pistola. E quella pallottola secondo la magistratura è partita dalla sua pistola. Quindi per gli inquirenti si tratta di suicidio.

L’agente è morta sabato 12 gennaio a 28 anni, dopo due di coma. I suoi genitori però non vogliono credere a questa versione. E anche la ricostruzione avvenuta tramite le immagini registrate dalle telecamere lascia molti dubbi.

“Da qualche tempo Sissy aveva scoperto delle cose strane”. Durante l’estate 2016 Sissy segnala ai suoi superiori fatti gravi: dichiara che all’interno del carcere arriverebbe droga dalla lavanderia. “Aveva anche visto effusioni sessuali fra una sua collega e una detenuta”, racconta il padre. A queste segnalazioni seguono non delle indagini ma dei richiami disciplinari nei suoi confronti.

Molte domande restano senza risposta. Perché Sissy quella mattina ha chiesto alla fidanzata di ricaricarle il credito del telefono, se voleva suicidarsi? Perché, soprattutto, quel telefono è stato trovato nel suo armadietto in carcere e non accanto al suo corpo all’Ospedale Civico di Venezia? Perché nel video delle telecamere di sorveglianza sembra che lei invece lo stia usando per telefonare? Perché gli inquirenti non hanno chiesto le celle di posizionamento del cellulare per chiarire questo dubbio? Perché invece di tornare a casa dopo aver finito il suo turno all’ospedale ha cominciato a girare per i corridoi come se cercasse qualcuno? Perché sulla pistola che ha sparato non ci sono impronte, né sue né di altri?

Guarda qui sotto il servizio completo di Nina Palmieri

Torniamo sul caso furbetti della raccolta dei rifiuti di Roma sollevato dall’inchiesta di Filippo Roma e Marco Occhipinti. Lo facciamo perché la sindaca Virginia Raggi continua a dare versioni diverse, sia sull’utilità della nostra segnalazione sia sulla commissione di controllo di Ama che avrebbe dovuto vigilare sugli operatori della raccolta. E crediamo che adesso la capitale meriti risposte definitive

L'ultima puntata

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