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Focomelici senza risarcimenti: vittime due volte del Talidomide

Con Roberta Rei ci siamo occupati delle vittime del Talidomide, il farmaco diffuso a metà degli anni ’60 che ha causato gravissime malformazioni fisiche ai neonati di mezza Europa. Dopo quasi 60 anni è ancora aperta la battaglia legale di centinaia di persone che non hanno avuto nemmeno un risarcimento

Hanno riportato gravissimi danni fisici già durante la gestazione: in tanti aspettano ancora i risarcimenti? C’è una prima vittoria per le vittime del Talidomide, il farmaco che ha causato uno degli scandali più grandi della medicina moderna. Roberta Rei ci ha raccontato il dramma delle vittime che hanno riportato malformazioni alla nascita come ossa deformate e arti non sviluppati. Per qualcuno è il momento delle sentenze, ma non dei risarcimenti che tardano ad arrivare.

Ho vinto la mia causa contro il Parlamento”, ci dice Monica, una delle vittime di questo farmaco che in divisa da Iene, assieme a Roberta Rei (nel servizio che vi riproponiamo qui sopra), era andata a chiedere spiegazioni direttamente al ministero della Salute. “Non ho ancora visto nulla e passerà almeno un anno. Altre vittime si stanno sottoponendo alle visite mediche per accertare la correlazione tra il farmaco e le malformazioni”.

Tutto inizia nel 1956, quando l’industria farmaceutica tedesca la Grunenthal immette sul mercato farmaci che hanno alla base il principio attivo del thalidomide. Ne vengono venduti milioni di pillole come sedativo e antinfluenzale. Veniva somministrato anche alle donne incinte come rimedio contro la nausea. L’aspetto più tragico di questo farmaco è che attacca il feto proprio mentre si sta formando. Blocca lo sviluppo delle ossa lunghe come braccia e gambe. Più passano gli anni e più sorgono i sospetti per tutte queste deformazioni. All’inizio degli anni ’60, una dottoressa scopre il legame con il farmaco. Così il thalidomide dal 1962 viene ritirato dal commercio in tutto il mondo, ma in Italia continua a circolare colpendo più di 20mila persone.

“Sono stata abbandonata da mia madre proprio per le mie deformazioni fisiche”, dice Monica che ora ha coronato il suo sogno di diventare mamma. “Mi manca di non averli mai accompagnati a scuola con la manina”.

La prima tappa della battaglia legale è stato il riconoscimento a livello giuridico della sindrome. Prima del 2006 non esisteva ufficialmente alcun talidomidico. Nonostante le conseguenze del farmaco fossero evidenti, nessuna delle nostre istituzioni è mai intervenuta. Dal 1962 fino al 2009 sono state in silenzio. “Un bel giorno hanno fatto questa legge per cui chi è nato tra il ’59 e il ’65 può essere sottoposto a visite e se ha i requisiti riconosciuto come thalidomidico”, spiega Monica. E quindi avere diritto all’indennizzo, ma chi è nato dopo quegli anni non si vedeva riconosciuto nulla

Per centinaia di persone, il Parlamento non ha previsto alcun tipo di risarcimento nonostante sia stato provato che in quegli anni il farmaco continuava a circolare anche se era stato bandito dal mercato. Le vittime fanno partire le prime azioni legali. Il 20 agosto 2016 c’è la svolta: arriva una nuova legge secondo cui l’indennizzo si può chiedere al di là della data di nascita.

È sufficiente dimostrare che tra le malformazioni e il farmaco ci sia una correlazione. Nonostante le vittime abbiano mandato tutta la documentazione dal Parlamento non ricevono risposte. “La legge è vero che ci riconosce, ma dobbiamo aspettare un regolamento”, spiega Monica.

Così ci propone di incontrare l’allora ministro della Salute Beatrice Lorenzin. Per l’occasione le mettiamo la nostra divisa da Iena. Alla sua vista però la ministra non ha voluto parlarci. Ha solo detto a Monica di aspettare che il regolamento sarebbe diventato realtà a breve, senza alcuna data certa.

Promessa mantenuta, ma ora a mettersi di traverso ci sono le documentazioni da presentare. “Alle visite richiedono di presentare la prescrizione originale del farmaco”, dice Monica. “Chi può averla dopo 50 anni?”. 

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