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Tangenti a un ex funzionario di Palazzo Chigi? Scarface rinviato a giudizio | VIDEO

Rinvio a giudizio per David Biancifiori, meglio noto come “Scarface”, e Massimo Schettini, ex responsabile dell’organizzazione tecnica degli eventi di Palazzo Chigi. Quest’ultimo avrebbe ricevuto mazzette da Biancifiori per la liquidazione di fatture inerenti a lavori mai eseguiti. Li avevamo conosciuti nel 2015 in tre servizi di Filippo Roma

Sono stati rinviati a giudizio David Biancifiori, meglio conosciuto come “Scarface”, e Massimo Schettini, ex funzionario di Palazzo Chigi. Due vecchie conoscenze de Le Iene che in passato avevano avuto grattacapi con la giustizia. Li avevamo conosciuti nei tre servizi del 2015 di Filippo Roma che era riuscito a intervistare “Scarface”, poche ore prima che venisse fermato dalle forze dell’ordine, come potete vedere nel video qui sopra.

Biancifiori e Schettini dovranno chiarire ora se erano legati solo da rapporti lavorativi o anche da una serie di presunte regalie che il primo avrebbe fatto al secondo. Una su tutte, un pianoforte del valore di 6mila euro che sarebbe stato recapitato a Schettini proprio nelle settimane successive a un appalto vinto dalla ditta di Biancifiori. Scarface avrebbe dovuto fornire servizi audio-video per palazzo Chigi ai tempi dei governi Berlusconi, Monti e Letta. I fatti risalgono tra il 2009 e il 2014, per alcuni sarebbe scattata la prescrizione mentre per altri sono stati rinviati a giudizio.

Oltre al pianoforte di cui vi abbiamo parlato nell’inchiesta de Le Iene, Biancifiori avrebbe garantito a Schettini “somme di denaro in contanti e buoni benzina per circa 30mila euro”, si legge negli atti. Nella lista degli omaggi comparirebbero anche tablet, cellulari e lavori all’impianto elettrico dell’abitazione dell’ex funzionario. Secondo le conclusioni della Procura, Scarface avrebbe emesso “fatture gonfiate negli importi con materiali in eccesso che venivano regolarmente liquidate” dall’ex funzionario di Palazzo Chigi.

Si tratta di accuse sempre respinte dai due che ora potranno difendersi in tribunale.  

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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