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Tiziano Renzi, ex dipendente Evans costretto a cantare per strada | VIDEO


Tiziano Renzi, papà dell'ex primo ministro Matteo, non avrebbe ancora sborsato 90.000 euro di risarcimento a  Evans Omoigui. Così il nigeriano si trova a dover cantare per strada per sbarcare il lunario. E anche altri ex dipendenti sarebbero ridotti alla fame

“Nessuno mi assume più”. A parlare è Paolo Magherini, dopo che la Marmodiv, cooperativa che secondo la Procura di Firenze avrebbe come amministratori delegati Tiziano Renzi e sua moglie Laura Bovoli, i genitori di Matteo Renzi, è fallita. Filippo Roma aveva incontrato un suo ex collega, Evans Omoigui, nigeriano quarantaseienne che figura fra gli ex dipendenti di Tiziano Renzi, che ancora oggi attende un risarcimento .

Omoigui ha avuto come datore di lavoro il celebre papà di Renzi, Tiziano, il quale, nonostante una sentenza a lui sfavorevole del Tribunale di Genova, non ha mai pagato i 90.000 euro che la sua Arturo srl avrebbe dovuto versare a Evans per ingiusto licenziamento e mancati pagamenti.

Noi de Le Iene, nel servizio di Filippo Roma che trovate qui sopra, avevamo portato Omoigui a trovare papà Renzi, con tanto di tamburello e canzone composta apposta: “Io ballerò finché Renzi non mi pagherà i miei soldi. La legge è uguale per tutti”. Non l’ha presa di certo bene il papà dell’ex premier, che perde subito le staffe: “Ballisti”, “vi levate dai coglioni?”, dice, fino al “faccia di merda” rivolto a Omoigui. Del risarcimento ancora neanche l’ombra. “Renzi non mi vuole pagare i miei soldi, lo so bene”, dice Evans a La Verità. Ma non si scoraggia e ha un sogno: “Voglio aprire un sito internet con la mia musica, ma ci vogliono soldi per questi progetti”. Ma di soldi al momento ne girano davvero pochi. Evans si esibisce 6-7 ore al giorno in strada per guadagnare neanche 40 euro: “Ma anche meno: a volte 25, a volte 35 euro”. 

E di Evans non ce n’è solo uno. Un suo ex collega in strada ci è finito per davvero e non per cantare. “Il proprietario di casa quando non potevo più pagarlo perché licenziato, ha cambiato la serratura della porta e mi ha lasciato in mezzo alla strada”, riferisce Paolo Magherini al quotidiano diretto da Belpietro. Il 62enne fiorentino ha avuto anche lui la sfortuna di lavorare per una cooperativa che, a detta della procura di Firenze, sarebbe amministrata da Tiziano Renzi, la Marmodiv. 

“Da quando è fallita non ho più trovato un impiego”, spiega Magherini. “La data non me la dimenticherò mai: 18 giugno”: da quel giorno l’uomo si è dovuto spostare da un riformatorio all’altro, vivendo per strada e mangiando nelle mense dei ricoveri. Ma non è finita qui. “Per me è impossibile rientrare nel mondo del volantinaggio” spiega Magherini, “Mi è stato impedito perché, dopo aver collaborato con la Guardia di finanzia sono diventato un personaggio mediatico e si sono vendicati”.

A detta di Magherini, vi sarebbe una nota società della grande distribuzione che avrebbe posto un diktat alle persone: “Gli ex dipendenti della Marmodiv non possono più distribuire volantini”. Eppure alcuni suoi colleghi continuano a lavorare, perché? Una risposta Evans se l’è data. Sta pagando per aver fatto il suo dovere di cittadino con gli inquirenti, denunciando il lavoro in nero e finendo di conseguenza sui giornali: “La strada è lo sconto che sto pagando”. Omoigui è stato escluso da tutto

Intanto si è tenuta oggi a Firenze l'udienza per un altro procedimento, quello in cui Tiziano Renzi e la moglie sono imputati per false fatturazioni. Ed è sempre di oggi la sentenza che respinge la richiesta di risarcimento avanzata dalla Eventi 6, società riconducibile ai familiari di Matteo Renzi, nei confronti di Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d'Italia. La società aveva chiesto 100 mila euro per diffamazione contro alcune dichiarazioni fatte dall'allora consigliere regionale su un “passaggio di denaro fra il Partito democratico e la Eventi 6 della famiglia Renzi" per materiale di propaganda elettorale. Per la famiglia Renzi un calendario fitto di impegni nelle aule di tribunale. 

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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