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News | di Alessandro Barcella |

“Suo figlio ha provocato un grave incidente, paghi 36mila euro”: la nuova truffa agli anziani

Maria, una mamma anziana che ancora trema, racconta la truffa telefonica subìta, ma scampata. Una truffa che cerca di spillare quasi 40mila euro dicendoti che tuo figlio ha provocato un grave incidente stradale, è in arresto e bisogna ripagare subito le vittime  

“Suo figlio ha provocato un grave incidente stradale, ora è in arresto, non gli può parlare”. Sfidiamo qualunque mamma, soprattutto se un po’ avanti con l’età, a non sprofondare nel panico quando si riceve una chiamata del genere. Un panico che porta a non capire più che, in realtà, dall’altra parte del filo c’è un truffatore in agguato e che serve ai truffatori per affondare il colpo.

È quanto accaduto alla signora Maria (il nome è di fantasia), una mamma romana sui 70 anni che trema ancora nel raccontare la chiamata appena ricevuta. Una mamma che un po’ si vergogna per essere quasi caduta nella trappola di queste persone, ma che a Iene.it racconta la truffa scampata, perché vuole mettere in guardia altre persone come lei.

 “Ieri mattina mi squilla il telefono fisso di casa, e dall’altro capo della cornetta sento la voce di un uomo, dal tono impostato e molto autorevole”, racconta. “Si  presenta come un alto ufficiale di una forza di polizia, ora non ricordo bene se Carabinieri o Stradale. E mi dice una frase che mi gela il sangue in un istante: ‘Suo figlio ha avuto un incidente, sulla strada di Fiumicino’. Mi è preso un colpo. Mio figlio è una persona tranquilla, ma può sempre accadere qualcosa. Ho chiesto dove fosse in quel momento e in sottofondo sento la voce di un uomo che piagnucolando diceva: ‘È colpa mia, è colpa mia, è tutta colpa mia!’. A dire il vero non mi sembrava la voce di mio figlio, ma piangeva e non riuscivo bene a sentirlo. E comunque in quel momento, da quando la voce mi ha detto che mio figlio aveva avuto un incidente, non ho più capito nulla”.

Mamma Maria chiede di poter vedere o quanto meno di sentire il figlio, per accertarsi che stia bene. “Quell’uomo, sempre in modo molto autorevole, mi ha risposto di no, perché mio figlio aveva provocato l’incidente ed era in stato di fermo: non gli era consentito contattare nessuno. Quando dopo un po’ ho provato a insistere, mi ha risposto che soltanto il giudice avrebbe deciso come e quando farmi rivedere mio figlio”.  

Maria si preoccupa, naturalmente, anche dei danni provocati dal figlio: “Gli ho chiesto se ci fossero stati morti o feriti e mi ha risposto di no, ma al tempo stesso mi dice che le assicurazioni dei feriti, perché questi potessero avere subito le cure adeguate, avrebbero dovuto ricevere un risarcimento di 36mila euro: immediatamente, da mio figlio ovviamente”.

Una cosa sicuramente strana, ma che nella concitazione del momento non è impossibile da credere: “Ho pensato che le leggi fossero cambiate. La cosa non mi è sembrata poi così assurda ma ero comunque intontita dalla preoccupazione. L’uomo al telefono mi dice che ha chiamato mia nuora e neanche loro hanno i 36mila euro da dare. Io gli dico che neppure la nostra famiglia, io e mio marito, abbiamo quei soldi e lui senza battere ciglio mi chiede se in quel momento io avessi in casa oggetti di valore”.

“Ho le fettine per il pranzo in frigorifero”, risponde la donna cercando di sdrammatizzare e di allentare la tensione. Ma lui, sempre con quel suo tono autorevole, insiste: “Da quel momento inizia a chiedermi informazioni personali: dove abito, l’indirizzo preciso, se il mio cognome è sul citofono: da sciocca gli dico tutto! A un certo punto mi domanda se sono sola in casa. In quel momento con me c’era solo la donna delle pulizie e glielo dico. Lui fa finta di riferirlo a quello che dovrebbe essere mio figlio, lì accanto a lui, e poi mi raccomanda di non parlare di questa cosa con nessuno, neanche con la donna delle pulizie. La voce mi ripete che potrò vedere mio figlio quando lo deciderà il giudice e io gli chiedo di lasciarmi del tempo per racimolare qualche soldo. Dopo aver annotato tutte le informazioni che gli ho fornito, attacca il telefono. Penso che abbia voluto i miei dati per venire in seguito a cercar denaro o valori direttamente a casa, per ripagare le assicurazioni degli infortunati”.

Di quell’uomo, che si è presentato come un alto ufficiale di polizia, la donna dice: “Aveva una voce molto ben impostata. Parlava in modo forbito ed autorevole: era molto convincente. Era sicuramente italiano, ma non aveva alcuna inflessione dialettale. Non ho visualizzato il suo numero, perché mi ha chiamato sul fisso, forse perché è più difficile da localizzare la chiamata, non so”. 

Finita quella drammatica conversazione, Maria si precipita a telefonare alla nuora: “Lei ovviamente non sapeva nulla di quell’incidente, e anzi aveva sentito poco prima mio figlio, che era in una riunione di lavoro. A quel punto capisco di essere stata presa in giro, e inizio a spaventarmi. Non credo che i truffatori si faranno vivi alla porta di casa, ma ho comunque dato loro tutti miei dati: ora ho paura. Adesso ho detto a tutti i miei familiari che se non passeranno prima dal videocitofono, anche se riconoscerò la voce, io non aprirò. Quando ho chiamato mio figlio, lui ridendo mi ha detto che prima o poi mi avrebbe fatto un monumento all’ingenuità…”.

Ma non c’è ingenuità che regga di fronte ad una chiamata così scioccante e alla capacità dei truffatori di studiare un raggiro altamente emotivo, quasi a colpo sicuro…

“Ho telefonato subito alla Polizia e mi hanno dato il consiglio di non aprire mai la porta a nessuno sconosciuto. Nel caso dovesse presentarsi qualcuno, mi hanno spiegato, dovrò far finta di dovermi vestire prima di aprire la porta e nel frattempo chiamare il pronto intervento”.

E alla fine Maria ci racconta un dettaglio che potrebbe forse essere collegato alla tentata truffa: “Nei giorni scorsi il telefono fisso di casa era squillato già un paio di volte, ma quando ero andata a rispondere dall’altra parte avevano già attaccato: forse ci avevo messo troppo tempo ad arrivare”. Un tentativo dei truffatori di capire se si trattava di una casa occupata da anziani soli?

Tante volte ci siamo occupati di casi di truffe agli anziani, come nel servizio di Nina Palmieri che racconta di “truffe d’amore” che potete vedere cliccando qui, ma crediamo che la storia più ignobile sia quella raccontata dal nostro Gaetano Pecoraro.

Una truffa vergognosa, perché il colpevole aveva raggirato per ben 15 anni i genitori di Domenico Pelleriti, morto in Sicilia per un caso di lupara bianca. Il truffatore aveva fatto credere a Vincenza e Pino che il figlio fosse vivo e che avesse bisogno di cure mediche costose. Cure per le quali quei genitori disperati avevano inviato nel tempo oltre 180mila euro!

E al telefono, un mezzo come abbiamo visto molto amato dai truffatori italiani, era arrivato a fingersi lo stesso figlio, che diceva di essere in una località lontana e di non potersi muovere. Più ignobile di così?

Se anche voi avete ricevuto truffe telefoniche o per strada, segnalatecele all’indirizzo emailredazioneiene@mediaset.it.

Guarda qui sotto l'ignobile truffa ai danni di due anziani genitori di un ragazzo morto per lupara bianca

 

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