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Truffa dei rolex: Le Iene beccano “lo zio”, capo della banda | VIDEO

Luigi Pelazza nei servizi precedenti ci ha già raccontato la truffa dei rolex, a opera di una banda che compra i costosi orologi usando assegni clonati. Mancava solo “pizzicare” lo zio, l’uomo che è a capo dei truffatori: missione compiuta!

Da due anni Luigi Pelazza segue le tracce dello “zio”, il capo della banda dei rolex che ha truffato centinaia di persone, come vi abbiamo raccontato nei precedenti servizi.

Una truffa molto semplice. “Sono interessato a comprare il tuo rolex da 9mila euro, subito”: risponde così uno della banda a un annuncio di vendita dei costosissimi orologi, pubblicato sul web da ignari venditori. Peccato che poi, all’appuntamento organizzato nella banca del venditore, l’acquirente si presenti con un assegno circolare clonato. Sembra in tutto e per tutto vero, ma di vero ha solo i codici identificativi.

Quando il venditore scopre di aver dato via il suo prezioso orologio per un pezzo di carta di nessun valore, è ormai troppo tardi.

È un sistema collaudato, che si basa sul fatto che la chiamata alla banca che ha emesso l’assegno, e che ne conferma la validità, è intercettato proprio dallo “zio”. A rispondere dunque non è il direttore della filiale, ma una complice. E il gioco è fatto.

Per trovare “lo zio”, ci serviamo di un nostro complice, che chiede di incontrarlo perché vuole mettere in piedi una truffa simile ma con le automobili.

Gli spieghiamo di volere truffare a un milanese una mercedes del valore di 35mila euro e di avere bisogno di qualcuno che intercetti la chiamata tra le due banche.  

“Lo zio” chiede 200 euro per il finto assegno circolare e poi una percentuale del 15% sul valore dell’auto da rubare. E pretende anche di coinvolgere nella truffa un suo socio, “Giovanni il milanese”. “Lui è più pratico, sa già come fare le cose”.

Una volta ricevuto il falso assegno, sappiamo davanti a quale banca “lo zio” si posizionerà per intercettare le chiamate. E lì lo attendiamo nascosti in un furgone.

Ci facciamo trovare là e a mezzogiorno in punto l’uomo si dirige verso la cabina telefonica di derivazione, per deviare la chiamata. Con un piccolo cordless bianco in mano torna nella sua auto, pronto a rispondere al posto del direttore della filiale.

A un certo punto però succede un imprevisto: un vecchietto si avvicina alla cabina, notando i movimenti strani dello “zio”. L’uomo se ne accorge e in fretta e furia toglie dalla cabina di derivazione tutti i suoi strumenti usati per deviare le chiamate: è il momento di fermarlo.

Luigi Pelazza si dirige verso di lui, che alla fine non può che ammettere, anche se spiega: “Prendo anche di meno del 10-15%, cioè il 5%. Ma sai tutto, che me lo domandi a fare?”. E poi cerca di giustificarsi: “Che ti devo raccontare? Io vengo da dieci anni di carcere, sono uscito quattro mesi fa… Ti giuro, ho un sacco di problemi, adesso ti ci metti pure tu…Io creo problemi agli altri ma gli altri li hanno creati a me… Ci vuole un po’ di pazienza, viviamo in un mondo brutto. ”

E alla fine accetta addirittura di mostrarci come ha collegato i fili e quali sono i suoi attrezzi del mestiere.

 

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