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Militari morti per l'uranio impoverito, ministra Trenta: “Presto una legge”

Sono quasi 350 i militari italiani morti di tumore per aver respirato uranio durante le missioni all’estero. La ministra della Difesa annuncia una legge per tutelare i soldati che si sono ammalati. Come quelli incontrati dal nostro Gaetano Pecoraro

Una legge per tutelare i militari italiani che si sono ammalati di tumore a causa dell’uranio impoverito respirato durante le missioni di guerra e di pace.

È l’annuncio della ministra della Difesa Elisabetta Trenta, che parla di una misura che “renderà sempre più vicini i militari ai cittadini”, invertendo l’onere della prova  in caso di malattia, che ad oggi è ancora a carico del militare.

Forse dunque quel muro di silenzio durato tanti anni inizia finalmente a sgretolarsi, dopo che ad ottobre del 2018 lo stesso ministero della Difesa era stato ritenuto colpevole della morte del caporalmaggiore Salvatore Vacca, stroncato da un tumore a causa appunto dell’uranio impoverito.

Un tema che interessa oltre 4mila militari, e di cui Le Iene si sono occupate a partire dal servizio di Gaetano Pecoraro, che potete rivedere in alto.

 Accanto al caporalmaggiore Vacca, morto a 23 anni a causa di una leucemia, sono ben 340 i militari italiani deceduti  dopo le missioni in Bosnia, Kosovo e Iraq.

Lo Stato non ha fatto nulla per difendere i militari dall’uranio impoverito, hanno spiegato le motivazioni della sentenza di condanna a carico del ministero della Difesa.

Parliamo di una sostanza tossica e radioattiva utilizzata per rendere ancora più forti le munizioni, rilasciata nell’aria nel momento stesso dell’esplosione dei proiettili.

 Gaetano Pecoraro aveva incontrato alcuni dei nostri soldati ammalatisi di tumore, ai quali prima di partire per le missioni nessuno aveva mai detto nulla della presenza dell’uranio impoverito. Uomini e donne che si sono ritrovati così a lavorare senza alcuna precauzione. “Eravamo gli unici senza protezioni, gli altri eserciti lavoravano ben attrezzati” è la testimonianza di un militare fatta a Le Iene, nel servizio andato in onda il 3 aprile 2016.

Nel ’95 gli americani l’hanno denunciata pubblicamente la pericolosità di queste munizioni” spiega Mimmo Leggiero dell’Osservatorio militare. Per tutti i militari dal ritorno da quelle missioni, il copione è sempre lo stesso: strani dolori, i primi esami e quella tac che ti cambia la vita. Per tutti l’esito è stato il medesimo: un devastante carcinoma che in pochi mesi li ha ridotti in fin di vita.

Lo Stato inizialmente non riconosceva la correlazione tra le nano-particelle di uranio e i tumori, puntando il dito verso stress e fattori ambientali. Ma prima la sentenza nel processo per la morte del caporalmaggiore Vacca e adesso la proposta della stessa ministra Trenta dimostrano che qualcosa, finalmente, sta cambiando.

 

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