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Vannini, Speciale Iene/2: i dubbi sullo sparo e la lite in casa | VIDEO

Le due versioni di Antonio Ciontoli sullo sparo: entrambe le ricostruzioni, come ci spiega un esperto in questa seconda parte dello Speciale Iene con Giulio Golia e Francesca Di Stefano, non convincono. Parliamo anche dell'ipotesi di una lite la sera della tragedia tra i due fidanzati

“Marco era una bellissima persona. Il rapporto tra noi era di fiducia e di stima”. A parlare è Massimo, il titolare dello stabilimento balneare di Ladispoli nel quale Marco per arrotondare faceva il bagnino. 

Mostra a Giulio Golia i messaggi sul telefonino con il quale i due si accordano per lavorare proprio il giorno della tragedia: “Ogni volta che li leggo è durissima. Ce li ho qua e non li cancello”.

Dopo la prima parte di questo speciale in cui abbiamo parlato di soccorsi e indagini (clicca qui per vederla), ci concentriamo ora sul colpo di pistola che ha ucciso Marco Vannini.

La sera del 17 maggio, prima di andare a casa della fidanzata Martina, Marco riceve da Massimo i 100 euro di compenso degli ultimi due giorni di lavoro. Soldi dei quali, però, non ci sarebbe traccia negli indumenti che Marco aveva con sé a casa Ciontoli. E che non sono stati mai più ritrovati.

Marco viene portato in pronto soccorso con alcuni vestiti appartenenti a Federico, il fratello di Martina mentre alcuni suoi abiti, in uno zainetto, sono stati consegnati alla mamma qualche giorno dopo da un amico. Il costume che Marco indossava durante il lavoro allo stabilimento, insieme ad altri suoi indumenti, sono rimasti a casa Ciontoli per quasi tre mesi. Nessuno di quei vestiti di Marco è stato mai sequestrato dagli inquirenti per effettuare alcun tipo di analisi scientifica.

In un messaggio Martina scrive a un amico per chiedergli se lui avesse parlato con i genitori di Marco proprio di quel costume, che la ragazza dice che i carabinieri avrebbero sequestrato e poi restituito in quanto pulito. Sequestro del quale, però, non risulta traccia in alcun verbale.

La mamma di Marco si ricorda poi che, dopo qualche tempo, tra i vestiti che le vengono restituiti manca una maglietta blu con la scritta “Maiorca”. Una maglietta che forse Marco indossava quella sera, e che non si è più ritrovata.

Martino Farneti, specialista di balistica forense sostiene che quella maglietta potrebbe essere stata fatta sparire insieme ai residui di polvere da sparo successivi all’esplosione. 

Ma torniamo a quella maledetta sera. Maria Cristina, la vicina di casa dei Ciontoli che non è mai stata sentita dai carabinieri, racconta a Le Iene che quando c’erano le partite della Roma (come quella sera) i Ciontoli avevano l’abitudine di fare il barbecue sul terrazzo. Maria Cristina dice di ricordare di avere udito quella sera le voci di alcuni componenti della famiglia Ciontoli, ma non ricorda proprio quella di Antonio. “Una cosa che mi fa pensare che forse non c’era”, spiega a Giulio Golia.

Sui momenti più drammatici di tutta questa storia, Antonio Ciontoli ha detto: “Marco era nella vasca, si stava facendo la doccia”. L’uomo dice di essere entrato a prendere le armi che quel giorno erano custodite lì in bagno. Martina conferma la presenza del padre, spiegando che appena Antonio entra lei decide di uscire dalla stanza e di chiudere la porta. Ma perché Antonio, che come ha riferito anche sua moglie normalmente teneva le due pistole in cassaforte, quel giorno le aveva in bagno in una scarpiera?

Perché da lì a poco ci sarebbe stata una esercitazione di tiro, ha spiegato l’uomo, e quindi le avrebbe spostate al mattino per verificare in quali condizioni si trovassero e se potessero essere utilizzate per partecipare a quella esercitazione. Armi che, spiega ancora Ciontoli durante le udienze del processo, si sarebbe ricordato di andare a prendere e di togliere dalla scarpiera proprio mentre Marco si stava facendo la doccia.

“Marco ha riconosciuto il marsupio nel quale tenevo le armi e mi ha chiesto di vederle”, ha spiegato Ciontoli. La famiglia di Antonio, in più occasioni, ha riferito che Marco era un appassionato di armi e che più volte aveva chiesto ad Antonio di poterle vedere. Una circostanza che però lo stesso figlio Federico ha poi negato.

“Con la mano destra ho estratto l’arma dal marsupio”, sostiene in un primo tempo Antonio Ciontoli. “Nel movimento il marsupio mi stava per cadere. Mettendo la mano sotto ho praticamente stretto l’arma che avevo impugnato e mi è partito il colpo. Pensavo fosse scarica, chiaramente se era carica non l’avrei mai presa e non gliel’avrei mai fatta vedere”.

Ma sempre il perito balistico spiega che se Ciontoli, come ha detto, non ha armato il cane, nessun colpo accidentale può essere partito mentre la pistola stava per scivolare via dalle sue mani.

La pm coglie queste contraddizioni e allora minaccia di chiudere l’interrogatorio. Antonio Ciontoli, dopo aver parlato col suo avvocato, cambia versione: “Ho preso l’arma convinto che era scarica. L’arma non mi stava scappando, l’ho presa, l’ho impugnata, l’ho scarrellata e per gioco, per scherzo, ho fatto finta di sparare. Invece c’erano i proiettili all’interno della pistola  e mi è partito il colpo”.

Anche questa versione però viene smentita dall'esperto di balistica forense: “Quando si scarrella non si può non vedere che la cartuccia dal caricatore va sulla camera di scoppio. Non può assolutamente non essersi accorto che il proiettile sia andato nella canna. Se non c’erano cartucce dentro al caricatore, come scarrello, l’arma mi rimane aperta e se provo a premere il grilletto l’arma non spara assolutamente”.

Mamma Marina ha raccontato a Giulio Golia di un clima non proprio sereno tra i due fidanzati, nei giorni precedenti al 17 maggio: “Martina era molto gelosa di Marco e lui con me si era confidato dicendosi stanco delle ossessioni della ragazza. Quindici giorni prima Marco mi aveva detto che il suocero lo aveva mandato via da casa”.

Mamma Marina racconta ancora che Marco era solito fermarsi dalla sua fidanzata a dormire solo quando tra i due c’erano stati dei litigi. Il 17 maggio Marco chiama la mamma per dirle che si sarebbe fermato da Martina.

Alle 23.20 circa alcuni vicini di casa dei Ciontoli dicono di aver sentito chiaramente il colpo di pistola. “Ho sentito una cosa strana”, racconta Maria Cristina. “Un botto forte ma soffocato”. Pochi istanti dopo, più vicini di casa, raccontano delle urla di Marco che avrebbe anche detto: “Scusa Martina, scusa”.

Tommaso Liuzzi, uno di questi, una settimana dopo riesce a chiedere proprio alla mamma di Martina il perché di quel “scusa” e lei risponde: “No. Gridava: scusa Massi, scusa Massi”. Massi sarebbe il suo datore di lavoro allo stabilimento balneare: ma perché proprio in quel momento Marco Vannini avrebbe dovuto chiedere scusa a lui?
 

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