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Le Iene: intervista esclusiva al presidente del Venezuela Juan Guaidó | VIDEO

Dallo scontro con Maduro al popolo ridotto alla fame, da Trump a Putin, da Salvini ai Cinque Stelle (contrari al suo riconoscimento. Ecco l’intervista esclusiva al presidente incaricato del Venezuela, Juan Guaid ó, di Gaston Zama

Le Iene sono tornate in Venezuela, dove eravamo già stati un anno fa per un lungo reportage in compagnia della modella  Mariana Rodriguez e hanno intervistato con Gaston Zama Juan Guaidó,il presidente incaricato del Venezuela. 

Un Paese sull’orlo del precipizio, con l’acqua nelle case disponibile solo per un paio d’ore al giorno e le strade piene di migliaia di disperati che cercano cibo tra la spazzatura. E a scarseggiare all’epoca erano anche le medicine, con centinaia di persone che facevamo ogni giorno la coda negli ospedali in cerca di un ricovero, anziani e bambini su tutti (clicca qui per guardare quel reportage). 

Una vera e propria Apocalisse, che la maggioranza delle persone imputa all'erede di Chávez, Nicolás Maduro, contro il quale è partita una vera e propria guerriglia urbana che a oggi è costata la vita a oltre 100 cittadini venezuelani.

Una svolta sembrerebbe essere avvenuta da qualche mese, da quando il 35enne Juan Guaidó, esponente dell’opposizione e Presidente del Parlamento venezuelano si è proclamato presidente del Paese. Un gesto che però non ha portato alla pacificazione, ma anzi allo scoppio di nuove violenze, perché Maduro continua a rimanere in sella da uomo forte. E il rischio di una guerra civile adesso si avvicina sempre di più, come noi de Le Iene abbiamo potuto constatare tornando in questi giorni a Caracas.

Per Maduro ad orchestrare questo “complotto” sarebbe il presidente Usa, Donald Trump, anche attraverso alcune fake news fatte circolare ad arte. Ed è questo il motivo per cui le notizie dei media internazionali in Venezuela vengono censurate, per evitare, a detta di Maduro, che si diffondano informazioni gestite dal nemico numero 1: gli Usa. “Via la Cnn dal Venezuela”, ha tuonato Nicolás Maduro. E tra i giornalisti nemici c’è anche un polacco, che sarebbe stato picchiato brutalmente da uomini dei servizi segreti venezuelani.

Prima di partire abbiamo incontrato di nuovo Mariana Rodriguez, che ci affidato un pacco con le medicine introvabili per la sua famiglia e ci ha lanciato un sinistro avvertimento: “State attenti”.

E dopo aver consegnato il pacco, iniziamo il nostro giro nella capitale, dove ci accorgiamo che la situazione è peggiorata rispetto ad un anno e mezzo fa, con l’acqua nelle case ancora più scarsa. Tanto che ogni giorno centinaia di persone si mettono in attesa anche per 12 ore prima di poter raccogliere una o due bottiglie di acqua che scende dalle montagne attorno alla Capitale. “Cosa dobbiamo fare fratello, siamo qui a  lottare per l’acqua”, ci spiega un uomo in fila.

Ma Maduro non vuole abbandonare il proprio ruolo di padre della patria ed è arrivato addirittura a  bloccare militarmente gli aiuti internazionali provenienti dai paesi vicini come Brasile e Colombia: per lui non deve passare nemmeno un chicco di riso!

La situazione è grave: niente acqua, niente cibo e niente luce, e infatti pochi giorni fa il paese è rimasto completamente al buio (e proprio il giorno dopo il nostro arrivo a Caracas). E ovviamente la mancanza di luce ha portato  ancora più al collasso le strutture sanitarie, dove sono morte decine di persone per l’impossibilità di far funzionare i macchinari.

Un blackout durato per quasi una settimana. La notizia del blackout e altre ovviamente non gradite a Maduro riescono a circolare solo attraverso alcuni social network, dopo il bando delle tv internazionali nel Paese. Decidiamo allora di incontrare Juan Guaidó, che esordisce nella nostra intervista con un riferimento alla politica italiana: “Voglio pensare che i Cinque Stelle non sappiano cosa succede qui”. Juan Guaidó, presidente incaricato del Venezuela riconosciuto da 60 Stati del mondo, si rivolge al M5S, contrario a questo riconoscimento.

 “Visto che si parla di mancanza di conoscenza, basterebbe alzare il telefono e parlare con noi, cioè la maggioranza che rappresenta il Venezuela e così ad esempio scoprirebbero che il mio partito è iscritto all'Internazionale Socialista”, insiste Juan Guaidó, cosciente dell’opposizione del Movimento al suo riconoscimento come presidente al posto di Nicolás Maduro (la Lega di Matteo Salvini invece è favorevole).

L’autoproclamato presidente ha le idee chiare e dice di voler “organizzare elezioni trasparenti e costituzionali nella maniera più rapida possibile. Perché oggi in Venezuela vige la dittatura. Qui esiste una dittatura che assassina, perseguita e incarcera”.

Tutto questo dopo l’arresto di giovedì scorso del suo braccio destro e capo staff, Roberto Marrero, presente durante la nostra intervista.

Guaidó non è stato esente alla violenza del regime e ci parla delle “cicatrici sul collo, sulle spalle, sulla vita” per i proiettili di gomma che l’hanno colpito durante le manifestazioni di piazza: “Io sono di centrosinistra. Il Venezuela è un Paese con l'80% di povertà, bisogna occuparsi dei più deboli e proteggerne la vita. Il mio partito nei sondaggi ora sta tra 40% e il 45%. Mentre il PSUV che è il partito del regime di Maduro è tra il 10% e l'11%”. 

E a quanti lo definiscono una marionetta degli Usa e della Cia, parlando di un possibile prossimo intervento americano direttamente per le strade del Paese, risponde: “Non permetteremmo nessun intervento, discorso diverso è cercare cooperazione internazionale”. Quando gli chiediamo come uscire dalla crisi, ci dice:  “Ci sono tre opzioni: un'elezione, o una transizione come è già successo nel 1958 in Venezuela, in Cile e anche in altri Paesi dell’America Latina o una presa di potere con la forza! Per esempio, un golpe militare interno. Le forze armate sono stufe e schifate da Maduro, loro soffrono tanto quanto noi la mancanza di luce, medicine e cibo”.

 

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