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Violenza sulle donne: "Mi colpevolizzavo per le botte. Grazie a voi Iene sono una donna nuova"

Una bellissima lettera di ringraziamento che ci è arrivata da Vanessa, che a soli 19 anni ha vissuto una brutta relazione, fatta di violenza anziché di amore. "Non mi sento più in colpa per quello che non ho fatto"

"Care Iene, mi chiamo Vanessa e ho 22 anni. Vi scrivo questa lettera per raccontarvi la mia brutta esperienza, che è iniziata 3 anni fa, quando avevo solo 19 anni. 

Ero fidanzata con questa persona che ho poi scoperto essere un mostro. Il problema è che con questo mostro io ci sono stata quasi un anno. Un anno di cui solo 2/3 mesi di relazione normale. La fretta di andare via da casa di mamma e papà e il fatto di avere un buono stipendio mi hanno fatto fare la cavolata di andare a convivere. 

Dopo 3 mesi di relazione è iniziato il mio incubo. Non solo quel ragazzo con le sue scenate mi ha fatto perdere il lavoro, ma tutto era diventato orribile. 

Si camminava per strada? Dovevo guardare per terra. Se solo incrociavo lo sguardo di qualcuno, secondo questo essere, ci stavo provando... ed erano botte. 

Mia mamma mi chiedeva di bere un caffè con lei? No! Non potevo andarci perché sicuramente la mia era una bugia e secondo lui stavo andando a mettergli le corna.

Il mio telefono? Non esisteva più. Lui gestiva sia il suo che il mio e ogni giorno erano botte. 

Un giorno mi tira in faccia un mazzo di chiavi. Mi colpisce l'occhio, che circa mezz'ora dopo diventa nero e gonfio, ma non sono andata all'ospedale. 

Che poi le nostre non erano nemmeno ''litigate'' perché non eravamo in disaccordo. Lui aveva problemi di rabbia e quando era nervoso partiva tutto. Certo, io provavo a difendermi. Ma erano sempre i suoi 90 chili contro i miei 50. 

Con mia mamma e mio papà avevo chiuso i rapporti. E anche con mia sorella e i miei amici. Ero rimasta da sola con lui. 

Forse è proprio questo che mi spaventava a tal punto da non riuscire a fare nulla per salvare me stessa. Poi, finalmente, dopo sette mesi di agonia, dita rotte e labbra spaccate, ho deciso. Durante uno dei suoi sfoghi ho gridato, ho gridato e chiamato aiuto con ogni singolo briciolo di voce che avevo in corpo. Hanno chiamato polizia e carabinieri e io ho deciso di dire tutto. 

Sono tornata a casa, ma l'incubo non era finito. Ogni notte, ogni santa notte avevo gli incubi. Dopo aver passato tutto questo, una volta a casa, ho stupidamente pensato che avrei dovuto farla finita. Perché? Mi sentivo in colpa. Mi sentivo in colpa perché non riuscivo a rispondere a questa domanda: ''Vanessa, ma perché hai aspettato così tanto cazzo?!". 

Questa è la domanda che mi ha torturato per tanto tempo. Non riuscivo a capire perché non avessi reagito prima. E non riuscivo a darmi una risposta. Continuavo a stare male, ad addossarmi la colpa di quello che mi era stato fatto. Continuavo a pensare di essere una stupida. Pensavo che se me ne fossi andata via prima, magari molte cose non le avrei passate. 

E poi... voi: Le Iene. Vi ho sempre guardate e quando avete parlato di violenza sulle donne avete affrontato seriamente questo tema, dando voce a chi ha passato queste cose. Mi sono sentita subito meglio. Sentendo queste donne e ragazze ho capito che la colpa di tutto quello che ci è accaduto potrebbe essere di qualsiasi cosa al mondo, ma di sicuro non ''nostra''. Perché noi in quei momenti ci sentivamo annullate. Non volevamo reagire, magari per paura, o per qualsiasi altra cosa. In ogni caso, vi ringrazio, perché dando voce a cose che potrebbero sembrare scontate per molti (ma per me sono state l'inizio di una nuova vita) ho smesso di sentirmi colpevole per ciò che non avevo fatto. Grazie per i vostri servizi. Vi devo la nascita della Vanessa che sono attualmente". 

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