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Violenza sulle donne: "Dovevo morire per far condannare il mio ex"

Il 16 maggio 2010 Lucia Panigalli è stata aggredita con un coltello dal suo ex fidanzato. Una volta in carcere l’uomo ha tentato nuovamente di commissionare l’omicidio della donna. Adesso lui è libero, mentre lei vive sotto scorta, terrorizzata per la sua vita

“È indubitabile che lui mi vuole morta e solo perché non sono morta lo Stato non riesce a condannarlo”. Martedì a Le Iene l’intervista di Nina Palmieri a Lucia Panigalli, che per due volte ha rischiato di essere uccisa dal suo ex. La sua è una storia che ha tutto il sapore amaro del paradosso. Un paradosso che si gioca sulla vita delle persone e in questo caso di una donna.

Era il 16 maggio 2010 quando Lucia si trovava vicino alla propria abitazione. Un uomo con il volto coperto le si avvicina e la aggredisce, tentando di accoltellarla. Era il suo ex, Mauro Fabbri. Mentre tentava di colpirla con la lama, le ha sussurrato: “Ti uccido”.

Lucia, con la forza di chi lotta per la propria vita, riesce a sopravvivere a quell’aggressione e ad avere, o almeno così pensava, giustizia. Mauro Fabbri viene infatti condannato a otto anni e mezzo di carcere per tentato omicidio. Ma la pena viene ridotta per buona condotta.

Buona condotta? Mentre è in carcere, Fabbri, tutt’altro che pentito, continua nel suo tentativo e commissiona l’omicidio di Lucia a un carcerato bulgaro, che però denuncia tutto. Ma per la legge Mauro Fabbri, che in questo caso non è riuscito a portare a termine l’aggressione, rimasta così solo un’intenzione, non può essere punito. Il risultato? Lui è fuori, libero. Mentre Lucia vive sotto scorta, terrorizzata.

Nei giorni scorsi Lucia è stata ospite nella trasmissione Porta a Porta. L'intervista ha suscitato moltissime polemiche.  Bruno Vespa è stato infatti criticato sui social e da alcune associazioni femministe per alcune sue frasi. Tipo queste: “È fortunata, perché è sopravvissuta, tante donne vengono uccise. Se avesse voluto ucciderla l’avrebbe uccisa". Molti telespettatori hanno letto in questa frase uno sminuire il pericolo che corre e ha corso la donna. Come a dire che dal momento che Fabbri non è riuscito a ucciderla, il suo intento magari non era quello.

“Dovevo morire perché mi fosse riconosciuto che mi voleva uccidere”, dice Lucia a Nina Palmieri nell'anticipazione che potete vedere qui sopra. Il racconto di una storia assurda in cui la legge ha dimostrato di essere troppo distante dalla vita delle persone, che dovrebbe invece proteggere e tutelare le vittime. 

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