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Visite come film porno: perquisito lo studio del medico “porcone”

Dopo i nostri servizi la procura ha aperto un nuovo fascicolo su Gianfranco De Lorenzis, medico già sotto processo per violenza sessuale aggravata. Nel suo studio sono stati sequestrati computer, telefonini e cartelle delle pazienti

È stato perquisito lo studio di Gianfranco De Lorenzis, il medico che trasformava le sue visite in film porno. Pochi giorni dopo il primo servizio di Giulio Golia, in cui vi abbiamo mostrato i filmati girati dalle nostre microcamere durante una visita, il procuratore Alfonso D’Avino e il pm Daniala Nunno, che ora coordinano la nuova indagine su De Lorenzis, dopo i nostri servizi hanno fatto scattare anche una perquisizione nello studio di Parma del medico. Hanno sequestrato computer, due telefonini e le cartelle delle pazienti.

Nell’ultimo servizio, di domenica 28 aprile, Giulio Golia ha ascoltato la testimonianza di un’altra paziente che avrebbe subito gravi molestie sessuali da parte di De Lorenzis. Nei giorni scorsi la donna ha presentato anche denuncia in procura. 

“Sono stata penetrata da lui. Forse la colpa è mia che tornavo da lui. Perché tornavo?”, ha raccontato Maria alle nostre telecamere. “Me lo sono ritrovato a leccarmi le parti intime”, racconta Maria. “Mi ha detto di stare in silenzio perché nell’ufficio accanto c’era la moglie e io sarei passata per la rovina famiglie”. Maria ha 47 anni, è andata dal medico quando pesava 167 chili. Poi è scesa a 45 conoscendo da vicino l’anoressia. E deve convivere anche con gli attacchi di panico. A questa paziente il medico avrebbe detto che aveva qualcosa che tirava fuori la bestia che era in lui. 

De Lorenzis, specialista in chirurgia dell’obesità, è già sotto processo per violenza sessuale aggravata, dopo la denuncia di 25 donne. Querele che si riferiscono a episodi di molestie di alcuni anni fa. Ma il medico può attualmente esercitare, dopo 4 mesi ai domiciliari e un anno di sospensione dalla professione. Nonostante sia attualmente sotto processo, come vi abbiamo raccontato nel secondo servizio di Giulio Golia dedicato al caso, il medico ci ha accolto con la sua tipica sfrontatezza.

Dopo i nostri servizi, la procura ha aperto un uovo fascicolo a carico del chirurgo: l’ipotesi di reato è violenza sessuale. Il sequestro del materiale nel suo studio ha probabilmente l’obiettivo di verificare, contattando le sue pazienti, cosa avveniva nello studio del medico da quando è tornato a esercitare.

“Mi ha preso per i capelli e mi ha messo il pene in bocca ed è venuto. Ho vomitato”, ci ha raccontato Maria. “Gli ho chiesto perché lo faceva. E lui diceva che era colpa mia. Mi sento tuttora sporca”. A un certo punta Maria dice basta, racconta, si sente in colpa di essere tornata da lui. “Mi sono detta: piuttosto muoio”. Ci ha contattato dopo aver visto il primo e il secondo servizio di Giulio Golia. 

Una nostra fonte interna alla Corte costituzionale ci ha riferito che il presidente della Repubblica avrebbe telefonato al presidente della Corte Costituzionale, chiamata a pronunciarsi il 24 settembre sul suicidio assistito. Abbiamo cercato fin dalla mattina di avere la versione del Quirinale, che ha smentito solo nel tardo pomeriggio. E solo una volta uscito l’articolo. Mentre la nostra fonte conferma tutto  

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