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Allarme smog in pianura padana: “La gente muore a migliaia, intervenire adesso”

Giovanni Mori, 26enne ingegnere, esperto di lotta all’inquinamento e coordinatore del Fridays for Future di Brescia, parla a Iene.it dopo i dati allarmanti di Legambiente sullo smog in Italia: “La pianura padana è in condizioni critiche, tra le aree più inquinate del mondo”. Ad aprile ci sarà la nuova manifestazione globale per il clima

“La pianura padana è in una situazione critica a livello mondiale: è tra le aree più inquinate e il tasso di morti per inquinamento atmosferico è tra i più alti al mondo. Qualche settimana fa Milano era nella top 10 delle città più inquinate al mondo”. A parlare a Iene.it è Giovanni Mori (sopra nella foto di Giovanni Cioli), ingegnere, esperto di lotta all’inquinamento e coordinatore del Fridays for Future di Brescia. "Manca una programmazione a lungo termine per affrontare il problema".

Il tema, purtroppo, è ormai noto: città strette nella morsa dello smog, livelli di inquinamento disastrosi e migliaia di morti ogni anno. Parliamo del drammatico quadro che l’Italia si trova ad affrontare in questi giorni, con l’aria peggiore in particolare a Milano e Torino. Dopo i dati pubblicati dall’Oms nel 2019, secondo cui nel nostro Paese ci sarebbero 80mila morti ogni anno causate dalle polveri sottili, adesso è Legambiente a lanciare l’allarme sulle condizioni dell’aria in Italia: molte città hanno superato con regolarità i limiti di smog imposti dalla legge, e tanti di questi centri urbani si trovano in pianura padana.

La grande spianata creata nel corso dei millenni dal fiume Po detiene la non invidiabile maglia nera per essere la zona più inquinata d’Europa, tra le peggiori dell’intero pianeta. Con Mori abbiamo analizzato la situazione attuale del nostro Paese. “Sono combattuto tra i miei due lati, quello di ingegnere e quello di attivista”, ci dice. “Il primo mi impone di guardare i numeri, il secondo è quello che poi si incazza. Come ingegnere registro che negli ultimi anni i limiti di emissioni si stanno giustamente abbassando: ci stiamo finalmente rendendo conto che le persone muoiono a migliaia a causa dello smog”. 

Come si è arrivati a questo punto? “Manca una programmazione a lungo termine, una visione d’insieme e strutturale per il futuro. L’abbassamento dei limiti contribuisce in qualche misura al numero di sforamenti, ma ciò non toglie che la qualità dell’aria sia allarmante in particolare nel Nord Italia: “La pianura padana purtroppo è in una situazione critica a livello mondiale, è tra le aree più inquinate e il tasso di morti per inquinamento atmosferico è tra i più alti al mondo. Qualche settimana fa Milano era nella top 10 delle città più inquinate al mondo”.

Come si è arrivati a questo punto? “Manca una programmazione a lungo termine, una visione d’insieme e strutturale per il futuro. Le misure emergenziali come lo stop alla circolazione sono ben accette ma non risolvono il problema”. Qualche speranza per il futuro comunque c’è: “Sembra che adesso stia iniziando una forma di programmazione, speriamo che le parole si traducano in fatti: servono interventi coordinati a livello locale, regionale e nazionale. Come Fridays for Future Brescia e Lombardia abbiamo chiesto l’adozione di alcune misure, speriamo si proceda in quella direzione”.

In questi ultimi giorni si è deciso, per fare fronte all’emergenza, di procedere proprio con il blocco del traffico per i veicoli più inquinanti: serve davvero? “È difficile rispondere a questa domanda: il traffico contribuisce in modo innegabile all’inquinamento locale, ma d’altra parte se non ho un sistema in grado di accogliere chi vuole entrare in città senza poter usare la macchina rischio di generare ulteriori problemi. Il blocco del traffico è molto simbolico, salta agli occhi di tutti: può essere una soluzione di emergenza ma, per fare una battuta, a volte sembra quasi più utile fare una danza della pioggia. Più seriamente, la soluzione non può essere una sola ma ci devono essere vari interventi applicati tutti insieme, a livello personale e istituzionale”.

Quali sono però gli interventi a lungo termine che si possono mettere in campo? “Uno degli aspetti più importanti è il riscaldamento dei palazzi, che contribuisce in modo importante all’inquinamento: non è un caso che questi momenti di massima emergenza avvengano quasi sempre d’inverno quando fa più freddo. L’obiettivo dovrebbe essere quello dell’efficientamento energetico e dell'isolamento termico, che è ancora più efficace. Per esempio si possono cambiare i serramenti in casa così da disperdere meno il calore e usare meno il riscaldamento. Ovviamente non è una strada semplice, perché farlo ha un costo nonostante esistano già degli incentivi. Quello che può fare lo Stato è dare il buon esempio, facendolo per le proprie strutture”.

E oltre al riscaldamento? “Si potrebbe intervenire in maniera strutturale sul trasporto pubblico: mezzi capillari ed efficienti farebbero usare di meno le auto private e automaticamente diminuirebbe l’inquinamento. Però non basta: oltre a realizzare questi mezzi pubblici, per i quali servono veri investimenti, bisogna poi incentivare le persone a usarli”.

Le soluzioni, prosegue Giovanni Mori, sono complesse e richiedono interventi decisi da parte dello Stato: è anche per questo che ad aprile ci sarà un nuovo evento di protesta e sensibilizzazione degli attivisti del Fridays for Future a livello globale: “Sarà la quinta manifestazione globale, aprile sarà un intero mese di mobilitazioni che culmineranno il 24 con una grande manifestazione a livello mondiale. A Brescia stiamo lavorando non solo per una marcia locale ma anche per presentare alle istituzioni proposte concrete, anche grazie all’aiuto di esperti”. Speriamo davvero che abbiano successo: ora più che mai ne abbiamo bisogno: “I problemi del clima riguardano tutti, e il 99% della popolazione ha interesse che questa transizione climatica abbia successo”.

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