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Le microplastiche fin sulle Alpi: “In Valle d'Aosta ne nevicano 25kg all'anno”

Un recente studio, rilanciato dal Guardian, ha rilevato la presenza di inquinamento da frammenti di plastica perfino sulle nevi più alte del mondo, quelle in vetta all’Everest: “Purtroppo ce ne sono moltissime anche sulle Alpi, più di quanto si possa pensare“, dice a Iene.it il giornalista e divulgatore scientifico Franco Borgogno, che ci racconta in che modo questo impatta sulla nostra vita

Le microplastiche sono anche sulle nevi delle Alpi: nel nostro studio abbiamo registrato che ne nevicano 25kg ogni anno solo in Valle d’Aosta”. A parlare a Iene.it è Franco Borgogno, giornalista e divulgatore scientifico impegnato in ricerche e attività sul campo con l’European Research Institute. Che ci offre uno spaccato poco rassicurante sulla salute delle nostre montagna.

Ma andiamo con ordine: pochi giorni fa il Guardian ha pubblicato la notizia di uno studio secondo cui le microplastiche avrebbero raggiunto anche il tetto del mondo. Sono stati fatti undici campionamenti differenti sulle nevi dell’Everest, e in tutti e undici sono emerse tracce di microplastiche. Insomma, il nostro inquinamento è arrivato proprio ovunque. Una situazione drammatica che ci porta a chiederci: com’è possibile che arrivino fin lì? E in che condizioni sono le nostre montagne? 

E’ per capire queste cose che abbiamo parlato con Franco Borgogno: “Le microplastiche arrivano fin lì perché purtroppo nevicano”, ci spiega. “Vengono trasportate in aria dal vento insieme al pulviscolo, e quando nevica o piove vengono così rilasciate ovunque”. E la situazione da noi non sembra essere tanto migliore: “Purtroppo ce ne sono anche sulle nostre Alpi, molte più di quanto si possa immaginare”, ci dice a Borgogno. “Con l’European Research Institute, Roberto Cavallo e la cooperativa Erica abbiamo fatto una ricerca sulle Alpi in Valle D’Aosta: i dati mostrano come ogni anno sulla regione insieme alla neve cadono oltre 200 milioni di particelle di varie sostanze, e almeno 80 milioni di queste sono microplastiche. In pratica, ogni anno nevicano 25 chili di microplastiche”. 

Un dato preoccupante, tanto più che “questo numero è riferito alla sola Valle D’Aosta, le Alpi ovviamente sono molto più vaste. Siamo in una dimensione gigantesca. Adesso potenzieremo ancora questo lavoro per avere un quadro più ampio della situazione: purtroppo queste microplastiche sono presenti ovunque, più di quanto si possa pensare”.

E cosa comporta per la nostra vita quotidiana la presenza delle microplastiche nelle nevi in cima alle montagne? “Se sono presenti lì, significa che saranno presenti in tutto il percorso dell’acqua dolce dai ghiacciai al mare. Quell’acqua attraversa tutti gli habitat, dall’alta montagna alle colline fino alle pianure e infine il mare: le microplastiche così rischiano di inquinare tutti gli habitat e gli animali che ci vivono”, ci spiega Borgogno.

“Sempre più frequentemente in montagna capita di trovare feci di animali con dentro pezzi di plastica”, continua. “Vuol dire che l’animale l’ha mangiata, e per fortuna è riuscito a espellerla: si inizia a registrare lo stesso fenomeno che accade con le balene, che spesso vengono trovate con vari chili di plastica nello stomaco”. Le microplastiche dalle nevi d’alta montagna finiscono proprio in mare: “Un pericolo altissimo, perché dagli oceani dipende grande parte della vita sul pianeta, compresa la nostra”.

“E’ importante sapere queste cose”, aggiunge poi Borgogno, “non per inorridire ma per essere consapevoli della situazione e della necessità di prendere contromisure: serve evitare il più possibile l’utilizzo della plastica non necessaria”.

“Da gennaio inizieremo un progetto a tappeto sulle Alpi”, ci racconta infine Borgogno. Si chiama ‘Stop Alps becoming plastic mountains’ ed è l’unico progetto italiano finanziato dall’ European Outdoor Conservation Association: “Nel 2021 metteremo in campo un'ampia serie di attività che per la prima volta vogliono realizzare un'azione sistematica per proteggere le Alpi. Lavoreremo con i rifugi alpini per cercare di eliminare quanto più possibile la plastica monouso, creando un decalogo aperto a tutti. Faremo poi un’attività di sensibilizzazione per tutti i professionisti della montagna, per far crescere la consapevolezza dell’inquinamento da plastiche e microplastiche anche in quelle zone, e con l’obiettivo iniziale di pulire almeno 150km di sentieri”. 

Prima di lasciarci Franco Borgogno, che recentemente pubblicato il libro 'Plastica, la soluzione siamo noi. Storie di donne, uomini e bambini che fanno la cosa giusta’, ha qualche consiglio su come comportarsi per evitare di peggiorare l’inquinamento da plastica in montagna: “Fate sempre attenzione a quello che vi portate dietro, meno plastica avete con voi meglio è. E se ne avete, come per esempio quella delle confezioni di cioccolata, fate attenzione a dove la riponete: a volte basta metterla in tasca e poi perderla involontariamente per inquinare”. 

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