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Ambulanza della morte, un nuovo testimone: “Anche cuscini per uccidere i pazienti” | VIDEO

Dopo la nostra inchiesta del 2017, Roberta Rei raccoglie un’altra testimonianza sul caso dell’ambulanza della morte. Chi parla, assieme al fratello, ha denunciato due persone, ora a processo per omicidio ed estorsione di tipo mafioso. Le vittime potrebbero essere molte

Roberta Rei torna a parlarci dell’agghiacciante vicenda dell’ambulanza della morte di Biancavilla, in provincia di Catania. Secondo quanto ricostruito nelle indagini e ora in fase di processo, su quell’ambulanza sarebbero successe cose agghiaccianti al limite dell’incredibile.

Se c’era uno in agonia, a volte non moriva per mano di Dio. Siccome era in agonia, moriva così chi lo trasportava guadagnava 300 euro anziché 50, 30 o 20”. A sostenerlo sono Marco e Antonio: “Quando loro trasportavano i malati facevano delle iniezioni d’aria nelle vene”. I due fratelli erano titolari di un’agenzia di pompe funebri, oggi sono testimoni di giustizia che avrebbero scoperchiato omicidi fatti in collaborazione con le mafie locali. “Avevano il totale controllo dei funerali e del trasporto dei morti dall’ospedale a casa. Velocizzavano la morte dei pazienti per guadagnare di più”, sostengono i due fratelli.

Il giro del “pizzo” sarebbe addirittura di 146mila euro in 6 anni. In base al loro racconto le cosche si sarebbero impossessate anche della ambulanza. A bordo avrebbero piazzato due persone, ribattezzate come “ambulanzieri della morte”, finiti a processo: Agatino Scalisi e Davide Garofalo.

“Dietro di loro ci sono due gruppi criminali che hanno fatto la storia criminale di quel comprensorio. C’è stata una guerra di mafia, morti ammazzati nelle strade, bambini uccisi”, sostiene Antonio. Si è convinto a parlare dopo la nostra intervista del 2017 al fratello Marco (qui il servizio). “Mi mancava l’aria in quel sistema, quando ho denunciato sono tornato a respirare”, dice.

Antonio ci racconta ulteriori dettagli sconvolgenti su quelle iniezioni d’aria. “Partivano dall’ospedale perché loro scendevano sempre dall’ascensore del pronto soccorso. Iniziavano da lì”, sostiene Antonio che racconta un altro particolare terribile. “Quando non riusciva con l’iniezione, lo faceva con il cuscino, quando me l’ha detto non ci ho creduto”. E infatti alcuni parenti delle vittime dell’ambulanza della morte dicono di aver trovato i loro cari con la bocca spalancata. Oggi i due “ambulanzieri” sono accusati di omicidio ed estorsione di tipo mafioso. Per entrambi il processo è in corso e viene contestata la morte di quattro persone. “Ho fatto 50 morti l’anno dal 2013”, dice Antonio. “Non vuol dire che tutti siano stati fatti con siringa, come non vuol dire che sono tutte morti naturali”.  

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