L'animalista Marc Ching è un eroe o un torturatore di cani? | VIDEO
Marc Ching è un animalista, simbolo della lotta al mercato della carne di cani nei paesi asiatici. Ma dietro ai suoi video, in cui mostra le brutali esecuzioni degli animali, sembra esserci qualcosa di oscuro: è un eroe o un torturatore? Giulia Innocenzi ci porta a scoprire questo particolare “salvatore”, smascherato da Sebastian Margenfeld
“Sono solo una persona normale, sto solo cercando di essere a posto con me stesso e mettere fine a questa storia: non posso riprendermi la mia vita finché tutto questo non finisce”. A parlare è Marc Ching, attivista famoso in tutto il mondo per le sue gesta. Come ci racconta Giulia Innocenzi nel servizio che potete vedere qui sopra, vorrebbe mettere fine al mercato della carne di cani nei paesi asiatici.
Nella sua attività, Marc Ching è riuscito a coinvolgere celebrità del calibro di Matt Damon, Joaquin Phoenix e Pamela Anderson. E così l’attivista è diventato l’idolo di tantissime persone. Almeno fino a qualche giorno fa, quando il Los Angeles Times lo ha accusato di aver pagato i macellai per torturare gli animali e filmarli, così da raccogliere fondi per la sua associazione.
Prima di questo, la fama di Marc Ching era arrivata anche in Italia: era stato descritto come “l’eroe che salva i cani dal macello di Yulin”. Sì, proprio quel festival di cui vi abbiamo già parlato qui. “Siamo arrivati a Yulin nello stesso anno”, ci racconta l’attivista Davide Acito: “Nel 2017 siamo entrati in un macello, uno dei più brutti che abbia mai visto in Cina. Questi cani erano stati ordinati da Marc Ching, ma non sono mai stati ritirati”.
Perché comprare i cani per salvarli, se poi non li vai a ritirare? “Il macellaio era molto arrabbiato per questo”, ci racconta ancora Acito. “Aveva dato del materiale video e foto di quel carico: però ottenuto quel materiale, (Marc Ching, ndr) non è più andato”. Eppure lui sostiene di andare sotto copertura nei macelli per avere quei video e foto che sono alla base del suo lavoro e che gli hanno permesso di fare un salto: nel 2015 raccoglieva donazioni per 110mila dollari, l’anno dopo ben 2 milioni.
Cos’hanno di speciale questi video? “Ho le torture, ho le impiccagioni dei cani, bolliti vivi, bruciati vivi”, racconta lo stesso Ching. Lui sostiene che in Asia questi animali vengono torturati perché “credono che se tratti il cane in un certo modo prima di ucciderlo questo dà un effetto benefico alla carne”. Una tesi accolta dai media.
Grazie a un attivista tedesco, Sebastian Margenfeld, sono emersi i primi dubbi: “Ho ricevuto un sacco di materiale grezzo da Marc Ching, mai pubblicato. Erano davvero immagini orribili. Non ero mai stato in un macello. Quindi per me era quello che succedeva laggiù”. Nel 2018 però Sebastian va di persona in Indonesia, proprio nel mercato dove Marc Ching aveva filmato i macellai che torturavano i cani prima di ucciderli.
Lì si accorge che qualcosa non torna: “Niente di quel materiale aveva senso”, dice Margenfeld. E il perché lo potete vedere nel servizio di Giulia Innocenzi qui sopra. “Chiunque sia stato in quel mercato sa che non è quello che succede lì”, continua Margenfeld. “Non uccidono nemmeno i cani nel punto in cui Ching ha registrato il video: vengono uccisi al centro del mercato con un bastone”.
Così Margenfeld va al mercato dove è stato registrato quel video, e trova conferme ai suoi dubbi dai macellai che appaiono nelle immagini: “Prima ha chiesto quanto costasse il cane, poi ha chiesto se potessero bruciarlo vivo. Ha pagato 700.000 rupie (43 euro), ha guardato il cane che bruciava vivo e poi lo ha lasciato qui”.
E quelle parole il macellaio le conferma anche in una dichiarazione scritta, dove racconta: “Marc Ching mi ha detto che voleva uccidere un altro cane, ma da un’altra parte. Così ho suggerito di ucciderlo a casa mia. Ho impiccato il cane nel cortile mentre Marc Ching filmava. Tutto è stato fatto seguendo le sue istruzioni che ci venivano comunicate dal suo traduttore” .
“È una persona diabolica, quei cani devono avere giustizia”, dice Margenfeld. Così decide di raccontare tutto alla fondazione di Marc Ching, senza ottenere però risultati. “Si sono schierati dalla sua parte”. E Ching lo minaccia via messaggio: "Aspetta di vedere quello che uscirà sul tuo conto”.
Nel frattempo Ching continua a usare quei video come se niente fosse, arrivando perfino a mostrarli al Congresso degli Stati Uniti e alimentando così la sua immagine. “Nel mio ultimo viaggio in Cambogia sono finito in ospedale, sono stato picchiato”, racconta. Almeno fino all’inchiesta del LA Times, che ha messo nero su bianco che “I soldi dei donatori che servivano per salvare i cani sono finiti per torturare i cani!”, spiega Davide Acito.
L’inchiesta del giornale americano ha svelato anche il passato di Ching, che è stato in carcere per 9 anni e 7 mesi perché ha rapito un uomo che aveva rubato 60.000 dollari in un affare di droga e con dei complici l’ha portato in un albergo per massacrarlo di botte. Negli Stati Uniti adesso sembra essere partita un’indagine sulle sua attività, ma gli animali seviziati e uccisi per i suoi video non stati salvati dal loro “salvatore”.