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App Immuni: il viceministro Sileri risponde a Giulio Golia dopo 10 giorni

L’ufficio stampa del viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri, risponde alle domande di Giulio Golia dopo 10 giorni di attesa. Abbiamo chiesto perché sull’app Immuni ci sono 1.202 casi registrati nonostante i circa 20mila contagi quotidiani. Vi riportiamo le risposte integrali che abbiamo ricevuto

Dopo una settimana di attese, rimbalzi e domande via mail abbiamo parlato con l’ufficio stampa del viceministro della Salute, Pierpaolo Sileri. Volevamo chiedergli perché l’app Immuni ha solo 1.202 casi registrati nonostante i 9 milioni di download e i circa 20mila nuovi contagi al giorno. Un problema di cui ci sta parlando da due settimane Giulio Golia (qui il servizio): con l’aumento dei contagi le regioni hanno chiesto di fare i tamponi solo ai sintomatici, eliminando così il concetto di tracciamento. Proprio ora, Immuni sarebbe fondamentale. Da tre settimane cerchiamo risposte dai responsabili, ma nessuno ci ha voluto parlare dal presidente del consiglio Conte al commissario straordinario Arcuri passando per l’ufficio stampa del ministro Speranza.

A lasciarci a bocca aperta è stato il viceministro Sileri: dieci giorni fa, alla nostra richiesta di intervista, ci aveva detto di mandargli le nostre domande via mail. L’abbiamo fatto, dopo quattro giorni il suo ufficio stampa ci ha detto che il viceministro si era messo in contatto “con le altre istituzioni interessate”, come ci hanno fatto sapere. E noi abbiamo continuato ad aspettare.

Nel frattempo il viceministro questa settimana si è dato da fare con interviste in radio e televisioni, presentazioni di libri e cene. Solo per Le Iene non ha avuto tempo? Questo pomeriggio finalmente ci sono arrivate le risposte via mail. 

Qui di seguito vi riportiamo il testo integrale della mail con le domande del nostro Giulio Golia e le risposte ricevute poche ore fa dall’ufficio stampa del viceministro Sileri.

- Non vi sembra che ci sia un evidente problema nel sistema di segnalazione della positività? Avete in piano un sistema per risolverlo?

“Alla fine di agosto il numero di download dell’app era di 5 milioni di utenti e il numero di casi positivi piuttosto limitato, per cui il basso numero di segnalazioni di positivi con Immuni (intorno ai 6/7 casi al giorno) non è stato ritenuto segnale di mancata applicazione delle procedure previste per lo sblocco dei contatti di utenti Immuni risultati positivi al Covid-19. Solo a fine settembre con l'aumento dei download (che ad oggi sono più di 9 milioni) e l'aumento dei casi abbiamo iniziato a rilevare alcuni problemi nel numero limitato di trasferimenti di chiavi nel backend di Immuni in alcune Regioni e abbiamo inviato nuovamente a tutte le istituzioni coinvolte il materiale per la formazione degli operatori per le procedure di sblocco del codice. Al momento attuale, stiamo intervenendo sul piano operativo con segnalazioni specifiche alle Regioni nelle situazioni in cui emerge un mancato caricamento di chiavi di utenti positivi di Immuni, affinché le stesse possano adeguare i propri processi organizzativi per consentire il corretto utilizzo della app e del suo backend. Il Governo ha inviato una nota ai Governatori perché sul corretto funzionamento delle procedure ci sia anche un'attenzione dei vertici politici delle Regioni, che hanno la responsabilità gestionale della sanità a livello territoriale. Il pieno uso della app Immuni diventa ancora più determinante in un momento in cui le procedure tradizionali di contact tracing hanno dei rallentamenti dovuti all'elevatissimo numero di casi positivi da seguire”.

- Secondo un articolo del Sole24ore che riporterebbe dati dell’Istituto Superiore di Sanità, i “tracciatori” che si occupano del contact tracing in servizio ai Dipartimenti di Igiene delle Asl sono al momento 9.241. Sono gli stessi che dovrebbero caricare le segnalazioni di positività sul portale di Immuni?

“Non sono solo loro. L'attivazione del codice sblocco contatti di Immuni è una funzione che è stata resa disponibile nell'ambito del sistema Tessera Sanitaria a cui accedono le utenze dei medici o operatori sanitari che la Regione/Asl può decidere di abilitare. Ogni Regione ha valutato, secondo la propria organizzazione, se e chi abilitare nell'ambito dei Dipartimenti di prevenzione e anche al di fuori degli stessi”.

- Come è possibile che la regione Veneto non avesse attivato Immuni? Ne eravate a conoscenza prima che Il Corriere del Veneto pubblicasse la notizia? 

“La regione Veneto come tutte le altre aveva accettato l'adozione di una app nazionale di contact tracing già da aprile e aveva solo espresso delle perplessità sull'impossibilità con Immuni di risalire al caso indice, comunque non rappresentando contrarietà al suo utilizzo nelle numerose riunioni realizzate con le Regioni tra fine maggio e prima metà di giugno per avviare prima la fase sperimentale con 4 Regioni e poi quella a regime con tutte le altre”. 

- A inizio settembre, prima dell’inizio della temuta seconda ondata, risultavano appena 155 gli utenti che avevano segnalato la loro positività. Non avevate mai notato un problema nel caricamento dei dati?

“Vedi risposta alla prima domanda”.

- Nell’ultimo Dpcm del 18 ottobre 2020, è stata inserita l’obbligatorietà da parte degli operatori Asl di inserire il codice in caso di presenza di un caso positività. Ma se il problema è che gli operatori addetti a questa funzione sono oberati di lavoro, pensate che l’obbligatorietà faciliti l’utilizzo? 

“Sin dalle prime circolari sono state date indicazioni precise sulle responsabilità delle Asl. L’ulteriore richiamo contenuto nel Dpcm dovrebbe portare le Regioni e le Asl a mettere in atto soluzioni organizzative per assicurare lo sblocco dei contatti degli utenti Immuni positivi”.

- Secondo la nostra esperienza, potrebbe essere molto utile assumere ulteriore personale o estendere le possibilità ad altri che si occupino del caricamento dei dati di positività sull'App. Avete piani in tal senso?

“Come già ricordato, ogni Regione può valutare chi abilitare al caricamento delle segnalazioni. Il dialogo con le Regioni prosegue in modo costante per trovare ulteriori soluzioni e realizzare miglioramenti nell’operatività della app a beneficio di tutti”.

- Da oggi pomeriggio è comparsa una nuova dicitura sul sito dell’app: "La rilevazione è parziale poiché solamente un terzo dei devices Android utilizza la tecnologia di hardware attestation, condizione necessaria affinché i dati vengano registrati dal server." Cosa intende? Come mai è comparsa solo oggi?

“La pagina del sito di Immuni con i numeri è stata pubblicata recentemente e solo da pochi giorni ci è stato comunicato dai tecnici del Dipartimento per la trasformazione digitale che i numeri che il Ministero riceve dagli Analytics del backend dell’app sono solo quelli di una parte dei  device Android che hanno la funzione di hardware attestation, cioè di garanzia che la notifica sia effettivamente stata generata in un device con Immuni e non sia un informazione introdotta da un hacker sul sistema. Questa funzione dovrebbe essere abilitata per un terzo dei device Android. Abbiamo pertanto ritenuto più corretto comunicare che il dato pubblicato relativo alle notifiche può essere sottostimato”.

Hanno chiesto a tutto il ministero e ci hanno fatto aspettare dieci giorni per queste risposte? 

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