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Rubò l'eredità milionaria a un badante omicida e infermo di mente: condannato l'avvocato Bertini | VIDEO

È stato condannato per furto a 3 anni e 6 mesi l’avvocato Stefano Bertini di Firenze. Per essersi appropriato di due milioni di euro del proprio assistito mentre questo si trovava in carcere per un duplice omicidio dettato dalla follia. Hetti Kumara, un badante cingalese, con problemi psichiatrici li aveva ereditati dal gioielliere Renato Zupo. Noi de Le Iene vi avevamo raccontato la storia incredibile e terribile di quest’uomo cingalese che da assassino si è ritrovato anche vittima

Condanna confermata e pena che passa da 9 mesi in primo grado a 3 anni e 6 mesi ora in Appello per Stefano Bertini. L’avvocato di Firenze ha rubato due milioni di euro un'eredità approfittando del ricovero per infermità mentale del suo assistito Hetti Kumara. Noi de Le Iene ci siamo occupati di questa vicenda incredibile e terribile nel servizio che potete vedere qui sopra. 

Hetti Kumara è un badante cingalese che ha lasciato moglie e figlio in Sri Lanka per tentare la fortuna in Italia. La svolta per lui è arrivata quando ha conosciuto Renato Zupo, un anziano gioielliere che gli ha proposto di occuparsi di lui come badante. Da subito nasce una semplice confidenza nel rapporto lavorativo, tanto che lo chiamava “nonno”

“Mi ha detto che mi avrebbe lasciato casa e soldi se mi fossi preso cura di lui fino alla morte”, racconta Kumara, che diventa l’unico erede di quasi 3 milioni di euro tra titoli e contanti. La notizia si diffonde ben presto a Firenze e qualcuno inizia a sparlare. “Mi dicevano che il nonno mi aveva lasciato queste cose perché ero gay”, dice il badante. Arriva poi la morte del ricco gioielliere. 

È il novembre 2009 quando Kumara si ritrova a gestire tutto questo patrimonio, ma anche a dover fare i conti con i sintomi della schizofrenia. Una patologia di cui soffriva da sempre, ma che fino a quel momento era riuscito a controllare: “Ho sentito delle voci in casa. Sentivo i miei compaesani parlare nella mia testa”.

Il 4 aprile 2010 la situazione precipita. “Prima di uscire di casa ho pensato di prendere un coltello. E mi sono detto: chi ammazza la mia anima, io lo uccido”, racconta Kumara. Si infila in tasca una scimitarra da 80 centimetri. Per strada incontra un gruppo di suoi connazionali che erano ubriachi: “Hanno iniziato a dirmi che ero gay e dovevo lasciare l’Italia. Ho iniziato a prenderli a coltellate mentre li vedevo cadere a terra”. 

Per questo duplice omicidio, il badante viene condannato a 10 anni di carcere e viene dichiarata la sua infermità mentale. Il suo avvocato si ritrova con un grande patrimonio da amministrare. “Gli ho solo detto di mandare 2mila euro alla mia famiglia”, dice Kumara. Ma l’avvocato Bertini non segue tutte le indicazioni del suo cliente che a questo punto da carnefice si ritrova a essere anche vittima. “Alla mia famiglia è arrivato solo un milione di euro, tutti gli altri soldi sono spariti”, racconta a Le Iene.

Kumara ha scontato la sua pena. Come riporta Il Sito di Firenze, gli è stata anche revocata a Volterra la misura di detenzione presso la Rems, la Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza, ovvero la struttura sanitaria di accoglienza per gli autori di reato infermi di mente e socialmente pericolosi.

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