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Batterio Killer a Verona, la morte di 4 neonati e la battaglia di una mamma per avere giustizia | VIDEO

Sarebbero 4 i bambini morti e 91 quelli infettati secondo la Commissione regionale. Tutti sarebbero venuti a contatto con il batterio killer all’ospedale di Verona. Tra loro c’è anche la piccola Nina, morta ad appena 7 mesi. Nina Palmieri ha incontrato la mamma che ci parla del dramma vissuto per colpa del Citrobacter

Quattro bambini morti a cui si aggiungono nove resi cerebrolesi e tantissimi altri rimasti infettati. È questo, secondo la Commissione regionale, l’esito di una terribile epidemia all’ospedale di Verona causata da un batterio killer che si è portato via per sempre anche la piccola Nina. Anche grazie alla denuncia di mamma Francesca la procura è riuscita a intervenire.

Nina e Francesca le abbiamo conosciute l’anno scorso (qui il video), e dopo il servizio di Nina Palmieri tante mamme hanno capito di aver in comune con loro lo stesso destino. Intanto il Citrobacter continua a infettare e uccidere bambini nell’ospedale di Verona. “Ho foto di un medico mentre mangia un lecca-lecca nel reparto di terapia intensiva neonatale, ho visto anche gente toccare i neonati prematuri con lo smalto permanente alle dita che è un covo di batteri”, sostiene Francesca. Dopo settimane di sofferenza la sua piccola da quell’ospedale viene trasferita a quello di Genova, dove inizia la terapia del dolore. A novembre dell’anno scorso, la bimba ad appena 7 mesi se ne va. E la mamma presenta un esposto in Procura.

A gennaio di quest’anno nei verbali del comitato infezioni ospedaliere si inizia a parlare di Citrobacter. Il batterio non viene trovato in quel reparto, ma i bambini continuano a morire. Il 33% dei neonati passati da lì risulta positivo con punte del 70% a maggio. Finalmente il Citrobacter viene trovato tra i rompigetto di alcuni rubinetti e su alcuni biberon. A settembre escono i risultati della commissione nominata dalla Regione: “Epidemia con più di 91 bambini positivi, 9 con danni invasivi di cui 4 morti”, si legge nei documenti. Secondo la Commissione c'è stata “una sottostima e a un riconoscimento tardivo del problema da parte dei medici. Il volume dei prodotti a soluzione alcolica per l’igiene delle mani è stato al di sotto degli standard minimi”. 

Dopo i risultati nessuno si è dimesso, neppure il primario di Pediatria o il responsabile della terapia intensiva, che a settembre è stato sospeso. Per lui e altri medici dell’ospedale di Verona, l’ipotesi di reato è omicidio colposo plurimo. “Dagli operatori sanitari ai medici, chi sa parli e racconti alla Procura quello che ha visto”, è l’appello di mamma Francesca. “Si mettano una mano sulla coscienza, lo dobbiamo ai nostri bambini. Oggi credo che Nina ci stia sorridendo”. 

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