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In Sardegna, a Bitti sconvolta dall'alluvione e che prova a ripartire | VIDEO

Giulio Golia e Francesca Di Stefano ci portano tra le strade di Bitti, il piccolo comune del nuorese travolto da un’alluvione che ha portato via con sé tre persone. La colpa è dei fiumi interrati che scorrono da quasi 100 anni sotto al centro del paese: perché non sono stati spesi i 20 milioni di euro messi a disposizione per le opere di sicurezza dopo il Ciclone Cleopatra che in Sardegna ha fatto 19 vittime nel 2013? I sopravvissuti all’alluvione dello scorso 28 novembre raccontano quegli attimi di puro terrore mentre scopa alla mano cercano di tornare alla normalità, tra case inagibili e attività commerciali spazzate via

Il 28 novembre scorso un’improvvisa e imprevista bomba d’acqua si porta via Lia Orunesu, 89 anni, di Bitti, un piccolo paese di meno di tremila anime in provincia di Nuoro. Con lei muoiono anche Giuseppe Carzedda, 90 anni, che era allettato ed è annegato nel suo letto e Giuseppe Mannu, di 55 anni, un allevatore travolto in campagna dalla piena di un fiume.

Giulio Golia e Francesca Di Stefano vanno nel paesino della Barbagia, letteralmente spazzato via da acqua e fango e oggi teatro di una grandissima catena di solidarietà e di soccorso.

La tragedia forse si sarebbe potuta evitare perché il percorso seguito dall’alluvione è lo stesso di un’altra tragedia avvenuta 7 anni fa, quando il ciclone “Cleopatra” a Bitti si è portato via il corpo di un uomo di 62 anni.

Il motivo sarebbe sempre lo stesso. “Qua abbiamo canali tombati che attraversano tutto il paese”, vale a dire torrenti che sono stati coperti. Insomma una vera e propria galleria sotterranea, un sistema di costruzioni vecchio di 100 anni, al giorno d’oggi impensabile. Proprio come il Rio Cuccureddu e il Rio Giordano, che attraversano tutto il paese per confluire poi nel Rio Podda.

Giulio Golia ci racconta che dopo l’alluvione del 2013 sarebbero stati necessari interventi. Il Comune avrebbe fatto quelli legati al ripristino dall’emergenza ma non quelli di mitigazione del rischio idrogeologico, di competenza di Regione Sardegna e governo centrale.

Ma con i 20 milioni di euro stanziati in sette anni non si è fatto alcun intervento del genere. Il bando di gara europeo per gli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico nel comune di Bitti, infatti è stato pubblicato il 3 settembre, solo due mesi prima di questa nuova tragedia.

Daniela, che ha vissuto quei drammatici momenti, racconta a Giulio Golia: “Era un’apocalisse una cosa indescrivibile, sembravano secchi d’acqua. Abbiamo visto passare le macchine, sembravano barchette di carta”.

Con un membro dell'amministrazione comunale, Pietro, ci avviciniamo alla piazza del paese, bloccata dall’esercito e dalle forze dell’ordine, che cercano di liberare le vie dal fango mentre i cittadini e i volontari arrivati da tutta Italia e non solo fanno quel che possono con scope e ramazze.

Il fango in quelle drammatiche ore era un vero e proprio mare, come vi mostriamo in alcune immagini. Un mare in mezzo al quale si è trovato l’edicolante della piazza. Dai filmati si vede l’uomo di 75 anni che con l’ombrello in mano e l’acqua che sale sempre di più cerca di mettersi in salvo, mentre la corrente intorno trascina con violenza anche le automobili.

È davvero impressionante vedere le tracce della devastazione sulla strada, sui muri delle case di Bitti, con il fango che è ovunque ed esce ancora da porte e finestre.

Giulio Golia osserva lo spettacolo desolante di chi cerca di fare ritorno alle proprie case per prendere i pochi bene forse risparmiati dalla furia dell’alluvione, come fa una giovane donna, ma ovviamente queste persone vengono fermate per motivi di sicurezza.

Ci avviciniamo al padre del proprietario di una macelleria, un famoso chef della Costa Smeralda che aveva deciso di ritornare nel suo paese e che avrebbe dovuto aprire al pubblico il negozio la settimana successiva.

“Per dare qualcosa in più al paese, era una lavorazione di carni. Stava aspettando il bancone frigo e basta, delle altre cose c’era tutto, nuove di zecca”, spiega il padre dell’uomo.

Nessuna strada del paese sembra essere stata risparmiata dalla furia di acqua e fango e lo si vede anche nelle immagini davvero impressionanti che vi mostriamo. Incontriamo una signora che vuole portarci a vedere cosa rimane dello studio dentistico di suo figlio Pasquale: “Tutto rovinato, non si è salvato niente”.

C’è tanta disperazione in paese ma anche tantissima voglia di ricominciare, scopa alla mano, di riprendersi quello che l’alluvione ha tolto violentemente in pochi minuti.

Come Pietro che ha appena 19 anni e sta aiutando a ripulire la marmeria della sua famiglia. Guarda le lastre devastate che dovevano ancora essere lavorate. “Mi mancano anche le parole da risponderle…”.

Perché nessuno, dal Ciclone Cleopatra del 2013 in poi, ha fatto le opere fondamentali che forse avrebbero potuto salvare la vita di tre persone e le case e il lavoro di altre migliaia?

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