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Campo rom, discarica e apocalisse ambientale in un'altra riserva naturale di Roma | VIDEO

Ancora un’area naturale protetta e ancora una discarica abusiva di rifiuti accanto a un campo rom. Questa volta Filippo Roma e Marco Occhipinti ci portano a Decima Malafede, lungo la Pontina a Roma. E trovano l’apocalisse tra roghi di vetture abbandonate, topi e rifiuti pericolosi ovunque

Dopo l’area protetta Valle dell’Aniene, di cui vi abbiamo parlato in due servizi, Filippo Roma e Marco Occhipinti si occupano della riserva naturale di Decima Malafede, un’altra area verde della capitale in cui di protetto c’è solo il nome. Siamo a Castel Romano, località nel Municipio IX di Roma. Anche qui, all’interno dell’area protetta c’è un campo rom, lungo la statale 148, la cosiddetta Pontina. E proprio come nell’area Valle dell’Aniene  al suo interno si è sviluppata un’immensa discarica abusiva molto pericolosa per l’incolumità fisica e per la salute di chi abita vicino. Una vera e propria “apocalisse”, come la definiscono i romani che vivono da quelle parti e che si considerano dei “sopravvissuti”.

Filippo Roma incontra uno dei residenti della zona, soprannominato “Rambo”. “No, esagerato”, dice, “è solo che per tutelare il proprio bene e la propria famiglia ti devi sacrificare, anche perché le istituzioni dal 2005 alla data di oggi, con l'incendio sono stati assenti tutti”. Il suo vero nome è Luigi, è un ex poliziotto condannato per il blitz alla scuola Pascoli durante il G8 di Genova. Oggi che è in pensione vive una sua quotidiana guerra personale contro il degrado e i roghi tossici delle discariche abusive, soprattutto da quando il Comune di Roma ha deciso di far nascere a due passi da casa sua un campo rom autorizzato per circa 1.000 abitanti, tra moduli abitativi e container provvisori.

“Vivo qui a Castel Romano dal 2003”, racconta, “prima che l’ideatore comunale s’inventava un campo nomadi all’interno della riserva naturale Decima Malafede”. A meno di 300 metri ci sono le prime roulottes del campo nomadi: “Ci sono incendi tossici, l’ultimo è stato ieri sera, sono anche intervenuti i Vigili del fuoco. Ma si ripete tutti i giorni, sono loro che non hanno orari, di giorno, di notte, si sente scaricare, ho fatto anche delle riprese, si vede che dai furgoni buttano giù roba a non finire. Buttano giù materassi, scarti di armadi, qualche anno fa sono andati lì e per terra c’era eternit, oltre mille macchine bruciate che più volte le hanno portate via… Sono macchine provenienti dall’hinterland laziale, le macchine vengono spogliate con il tempo e con comodità visto che il comportamento loro non è controllato… O rubi una macchina per fare una rapina o rubi una macchina perché ci devi commerciare con i pezzi, con calma smontano quello che gli serve..”.

“Le bruciano perché spariscono le impronte digitali loro, all’interno della macchina sparisce tutto”, dice. “È difficile, chiunque esso sia di rilevare tracce e a vedere la provenienza di queste macchine, quindi c’è una commercializzazione dei pezzi di autovetture rubate. Alcuni rom sono specializzati in furto d’auto e in commerci di pezzi di autovetture… non era difficile prevenire questo, perché non era difficile, non parliamo di un campo dove ci sono tremila ingressi, cioè l’ingresso è unico, si poteva prevenire...”.

Insomma secondo Luigi il campo rom di Castel Romano sarebbe un centro di raccolta di auto rubate, dove poi le vetture sarebbero smontate pezzo pezzo. Verrebbero bruciate per non lasciare tracce e impronte di chi le ha rubate. Ma nell’accampamento di Castel Romano le carcasse delle vetture smontate sono solo una parte dei rifiuti che  si accumulano da anni, inesorabilmente. “A parte le macchine, gli altri portano all’interno del campo materassi, armadi, poltrone, e li bruciano, perché dopo non c’è più spazio per buttare, perché non è una discarica autorizzata, è illegale”, continua “Rambo”. “Fanno spazio per altri rifiuti. Guarda, tutto il campo è una discarica, non c’è uno spazio che è pulito, io sono umano come loro perché io mantengo pulito e loro devono zozzare quello che non è loro”.

I roghi, racconta Luigi, arriverebbero a minacciare la sua stessa abitazione. E ce lo mostra: “È un fuoco che mi ha bruciato la recinzione, qualche anno fa mi è arrivata all’interno del terreno, mi sono dovuto attrezzare da solo, guardi con il trattore mille litri d’acqua, gruppo elettrogeno e pompa per spegnere gli incendi. Io mi difendo con questo, me la sono dovuta creare perché le istituzioni mi hanno abbandonato”.

Filippo Roma gli chiede: “Ti è mai capitato di fronteggiare i rom proprio fisicamente?”. “Abbiamo avuto discussioni, mi hanno anche tirato sassi, ma non ho mai fatto denunce. Dal momento in cui negli anni con più di mille macchine bruciate nessuno è mai intervenuto, che cosa vado a fare denuncia io? M’è capitato di arrivare alle mani con qualcuno. Appartiene al campo nomadi, si era portata via gli occhiali e una macchinetta fotografica, siamo dovuti arrivare alle mani perché non me li voleva dare, l’ha presa lui ma ho preso pure io un cazzotto però purtroppo succede, eh beh le ho prese e le ho date”. E poi aggiunge: “Ieri sera c’è stato un incendio forte, tremendo. La mia preoccupazione sa qual è? È che se il fuoco va a finire nella vallata non lo ferma più nessuno...”. Chiediamo a Rambo, che ormai è un esperto, di portarci a vedere l’inferno che ci ha raccontato finora.

Alcuni abitanti del campo sostengono che ad accendere i fuochi sarebbero i ragazzini, negando che ci sia la mano di chi organizza la gestione della discarica. Assistiamo in diretta allo svilupparsi di uno di quei roghi: si sente una puzza tremenda e un fumo tossico perché stanno bruciando plastica e ferro. Ma quando arriviamo ovviamente si precipitano a spegnere le fiamme. “Qualcuno viene, fa il fuoco e se ne va”, dice un altro rom del campo. “Non siamo noi, non vogliamo vivere così”, racconta un altro. “Abbiamo anche bambini piccoli, non si fanno queste cose. Noi viviamo come voi italiani, vogliamo anche case popolari che ci danno, grazie a Dio che ci danno”. Insomma, nessuno in questo campo, apparentemente, sembrerebbe  accendere i fuochi… E allora continuiamo nel nostro giro, in compagnia di “Rambo”.

Raggiungiamo quella parte del campo che è a tutti gli effetti una vera e propria fogna a cielo aperto. “Penso che siano acque di fogna quelle, guarda il colore, ti dice tutto... Queste acque vanno giù nella vallata che sarebbe riserva naturale dove gli animali selvatici vanno a bere e non si sa che cosa c’è dentro insomma a quest’acqua...”. Al campo non esistono delle vere e proprie fogne e così che si è creato una sorta di laghetto di questi liquami maleodoranti, che però non sono l’unico ostacolo che incontriamo nel nostro percorso… Luigi deve affrontare anche dei pitbull che girano liberi nella zona e, dopo essere riuscito ad ammansirli, ci fa strada e ci mostra altri rifiuti abbandonati: “Poltrone, materassi, vedi, armadi, frigoriferi, questi son veri e propri scarichi di furgoni grossi. Il mio pensiero sai a chi va? A chi ha l’incarico delle istituzioni, che fa carriera, prende stipendi, e non sa che qui accade questo, ma poi passano elicotteri, polizia, carabinieri, finanza, guardia forestale. Ma dall’alto si vede meglio no?”

Torniamo verso il campo, dove a bruciare  adesso, oltre a materassi, lamiere e rifiuti di ogni genere ammucchiati a terra, è anche uno dei moduli abitativi. La cosa impressionante è che, nonostante noi siamo qui con le telecamere, si continuino ad appiccare fuochi su fuochi… Ma com’è possibile che al campo appicchino tutti questi incendi e così vicino alle stesse baracche prefabbricate in cui abitano? Proviamo a chiederlo a uno degli occupanti: “Non è vero niente. Tutto dipende dal Comune di Roma, dalla sindaca, noi viviamo qua in mezzo a topi, in mezzo ai serpenti... adesso viene caldo, non c’è acqua, tutti i bagni toppati allora quello chiediamo alla sindaca Raggi che lei risponde su queste cose che noi siamo in campo castel romano. Vengono qua, guardano e se ne vanno via”.

Interviene una donna, che nega siano loro a bruciare le carcasse di auto: “Ce le portano gli italiani. Portano macchine e le bruciano, vostri italiani. Sono drogati, noi abbiamo paura”. Un uomo dà ancora un’altra versione: “Questa macchina è rotta e non funziona e l’hanno bruciata i bambini. È normale, lo sai com’è...”. Un altro insiste sulle responsabilità del Comune di Roma: “Hanno lasciato così, senza pulire, il Comune di Roma, ha lasciato tutto vedi, vengono a buttare la monnezza. Non lo so chi brucia”. “Questa è diventata una discarica per tutti i camion che vengono a buttare qua in mezzo”, insiste la donna di prima. Insomma al campo negano di essere loro a bruciare  e negano anche che ci sia qualcuno che guadagna per lo smaltimento di questi rifiuti. E se qualcuno brucia, spiega un uomo che ci accompagna, è “per la nostra sicurezza”, per allontanare i serpenti, che hanno paura del fuoco e del fumo…

“Questa è una discarica al 100%”, spiega un altro occupante del campo,  “perché se il comune magari aveva assunto delle persone qui al campo per farli lavorare, per dargli una mano, non vedevano questi problemi”. E sull’enorme mole di rifiuti di ogni tipo abbandonati nell’area spiega: “Loro fanno i traslochi, hanno lasciato il numero e dici: guarda mi fai un trasloco ti do 50 euro, lui non va a scaricare fuori, scarica qua, che cos’è buono prendo io, prende lei o qualcuno che serve per la casa. Il resto che non è buono lui mette là poi arriva quel deficiente, che magari noi stiamo cercando di beccarlo chi brucia e poi vedremo. Italiani vedi hanno scaricato questo per esempio l’altro giorno qua, c’hanno detto possiamo scaricare i tubi? Siccome a noi i tubi ci servono per fare nuove fogne, nuove cose gli abbiamo detto si scarica lì”.

Dopo aver sentito alcune scuse poco credibili, finalmente il nostro accompagnatore ci spiega come vanno davvero le cose. A scaricare i rifiuti abusivamente sarebbero alcuni svuota cantine che, in accordo con i residenti del campo, svuoterebbero i loro furgoni all’interno dell’accampamento. Ma ancora una volta si dichiarano abbandonati dal Comune di Roma. “Ci deve aiutare Stato”. “Io sono nata qua”, interviene un’altra donna, “ho frequentato scuola qua, ho partorito 5 bambini. È una cosa giusta per te che crescano in questa immondizia?”. Questa montagna di rifiuti ha creato una situazione di degrado pazzesco, dove tutti sembrano ormai abituati al fatto che ci siano bambini piccoli che giocano in mezzo ai topi o a nascondino tra i resti dei roghi tossici… Un altro occupante si lascia scappare una mezza frase molto significativa del clima che c’è in quel campo: “Se parli qua ci ammazzano tutti quanti, meglio non sapere...”.

Girando per il campo ci imbattiamo in un altro rogo, il secondo in poche ore. Proprio come ci ha raccontato Rambo: “incendi e fumi tossici sono all’ordine del giorno”. Intanto il rogo che ha coinvolto una delle baracche è ormai fuori controllo e c’è il rischio che vada a fuoco tutto il campo, perché le fiamme sono alimentate dal forte vento. “Qui accade tutti i giorni”, spiega ancora Luigi, "chi di competenza non è mai presente”. Da lontano sentiamo arrivare i pompieri, due automezzi, che devono risolvere una situazione davvero infernale, molto complicata da gestire. Gli abitanti del campo, abituati probabilmente a queste scene, assistono con una certa tranquillità mentre un tubo di un idrante azionato dai vigili si rompe. “Capita spesso, purtroppo, qui”, si lascia sfuggire un pompiere parlando dei roghi al campo. Ma proprio mentre  cerchiamo di documentare questa apocalisse di rifiuti in fiamme, arriva qualcuno che sembra non apprezzare la nostra presenza...

“Perché non spegne? Perché non spegne?”, chiede un uomo indicando la telecamera. "Avete già corso una volta… lascia perdere. Oh spegni carissimo spegni. Mettila là, non capisci? Metti la camera di là. Perché deve registrare a noi? C’è su Facebook che hai corso tutto il campo nomadi che hai corso, vuoi correre di nuovo?”. L’uomo, che riesce a dare una botta sulla nostra telecamera, fa riferimento all’aggressione subìta due settimane fa all’interno  del campo rom del Foro Italico, che vi abbiamo documentato nel nostro servizio.

Stefano Erbaggi, di Fratelli d’Italia, raggiunto da Filippo Roma, ci dice: “È una discarica abusiva dentro un campo rom che è dentro una riserva naturale della regione Lazio che ogni 5 anni dà una proroga per autorizzare questo scempio, scempio che secondo quanto previsto dalla giunta Raggi dovrebbe terminare nel novembre 2021 ma a oggi non si è mossa una foglia”. Luigi, il “Rambo” di Castel Romano, spiega: “Sono stato 35 anni in polizia e sono deluso, più che la disonestà di qualche nomade c’è la disonestà anche delle istituzioni. Il primo esposto l’ho fatto nel 2009 al comune, al prefetto e non è successo nulla, non è mai venuto un’anima viva. Dopo ho fatto anche un esposto a Roma Natura, competente della riserva naturale di Decima Malafede, perché loro hanno l’esclusiva della riserva. Non è successo nulla e però hanno continuato a bruciare macchine”. Roma natura è l’ente regionale che dovrebbe controllare le aree naturali protette del Lazio, l’ente presso il quale eravamo già stati due settimane fa, per le segnalazioni mandate da un comitato di quartiere sui roghi tossici nella riserva naturale dell’Aniene, segnalazioni a cui l’ente non aveva  mai risposto. E da loro torniamo, alla luce di quanto abbiamo visto a decima malafede. Riproviamo a suonare ma nulla da fare, nessuno ci apre. 

Quando, nelle settimane scorse, eravamo stati anche dalla sindaca di roma per denunciare il campo rom del Foro Italico e la discarica totalmente abusiva, era sembrato che Virginia Raggi non ne sapesse nulla. Torniamo da lei per chiederle se invece sappia qualcosa della discarica abusiva di Castel Romano, centro di raccolta delle macchine rubate nella capitale, e delle condizioni del campo rom che sta proprio in mezzo alla discarica. Filippo Roma le spiega: "Abbiamo scoperto un’altra discarica peggio ancora di quella sull’Aniene, qui è una tragedia” . “Va bene datemi le immagini, datemi tutto. Non è mia la riserva di decima... è Comune di Roma sì ma la proprietà non è nostra... ho segnalazioni ovunque... dove ho segnalazioni vado, purtroppo le discariche queste abusive sono tante e come ha visto ne stiamo smantellando tante...  poi se vuole le do l’elenco di tutte quelle che sto smantellando e sulle quali voi non mi avete dato segnalazioni, se mi date segnalazioni sono ben contenta... se lei mi manda le foto come ha fatto l’altra volta noi interveniamo grazie. Non mi racconta purtroppo nulla di nuovo e ogni volta le immagini sono quelle e si procede con una quantificazione  poi quindi fanno parte di soldi che vengono sottratti ad altri servizi quindi... ne ho viste tantissime e le sto piano piano bonificando tutte. Chiediamoci perché se sono lì da tanti tanti anni, addirittura molte da prima che arrivassi io nessuno mai c’ha messo le mani...”.

Luigi, il “Rambo” di Castel Romano è sconsolato: "Ma poi la mia domanda è questa: si sono susseguiti 5 sindaci, tutti la stessa faccia della medaglia... Cominciamo da Veltroni che l’ha creato, sotto Veltroni macchine rubate, Alemanno macchine rubate, Marino macchine rubate, il commissario prefettizio macchine rubate ehh c’è la Raggi che ha pagato la ditta ha recuperato macchine bruciate... ma io mi auguro che cambiano la cose non perché le cambia il sindaco ma ci vuole proprio una cultura di cambiamento che il politico non ha. Ci auguriamo sempre il bene ma non il bene mio, il bene tuo, il bene dei rom, il bene di tutti perché più stiamo bene tutti e più conviviamo meglio. L’inferno dell’altro mondo nessuno lo conosce qua ma questo sulla terra l’abbiamo visto e l’avete ripreso”.

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