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A casa e isolata col coronavirus da 105 giorni: l'incubo di Elena | VIDEO

Elena ci racconta anche in video il suo incubo. A febbraio ha iniziato a stare male con polmonite, febbre alta e perdita di olfatto: “Continuo ad avere tamponi positivi, anche se non ho più sintomi da marzo. Fateci uscire di casa, diteci se siamo davvero ancora infettivi”

Da 105 giorni con il Covid-19. Forse un record per la scienza ma soprattutto una sofferenza fisica e psicologica incredibile per la giovane protagonista. Elena racconta a Iene.it, anche attraverso il video che vedete qui sopra, il suo incubo: da febbraio è alle prese con il coronavirus, rinchiusa in casa e isolata dal resto della famiglia

“L’11 febbraio ho iniziato ad avere dolori muscolari molto forti e una leggera febbre, a cui si è aggiunta la tosse, che ho scoperto poi essere dovuta alla polmonite”, racconta la giovane sanmarinese. “Il 15 febbraio ho perso l’olfatto, che recuperato appena due settimane fa”.

Questi 105 giorni sono stati per Elena un incubo innanzitutto dal punto di vista fisico: “Ho avuto tantissimi sintomi, dalla dissenteria agli sfoghi sulla pelle, dalla mancanza di appetito alla febbre altissima: sono talmente tanti che non li ricordo tutti. All’inizio, essendo una libera professionista e non sapendo di essere contagiata perché non risultavano casi in Italia né a San Marino dove vivo, ho continuato a lavorare. Facevo l’onicotecnica, la ‘tecnica delle unghie’, ma già usavo tutte le precauzioni igieniche del caso compresi guanti e mascherina”.

Già ai primi di marzo i sintomi più gravi scompaiono ma inizia un nuovo incubo: ”Poco dopo si sono ammalati con tosse e sintomi generici prima mio figlio di due anni e mezzo e poi mio marito che aveva 39.6 di febbre. Lui non è stato visitato fino a che io non ho fatto un po' di pressione, diciamo. Il primo tampone ufficiale ce l’hanno fatto due mesi dopo, l’8 aprile, perché mio marito doveva riprendere a lavorare in un supermercato. Lui è risultato negativo, io invece positiva. Il 27 ce ne fanno un secondo, lui è ancora negativo e io risulto positiva al tampone, ma negativa al test sierologico. Mi è sembrato assai strano che il mio organismo non avesse iniziato a sviluppare gli anticorpi, visto che dal tampone io ero risultata contagiata”.

L’11 maggio per Elena arriva un nuovo tampone, questa volta negativo: “Per poter essere dichiarata guarita avevano bisogno di un secondo tampone, a distanza di almeno 24 ore e così due giorni dopo mi arriva l’esito del nuovo tampone: ancora positiva. L’altro ieri ho fatto di nuovo il tampone e sono risultata ancora positiva. Nella mia condizione di positiva qui a San Marino, dove comunque le autorità sanitarie si stanno muovendo bene, ci sono circa altre 366 persone, solo tre delle quali ricoverate in ospedale. Le altre sono tutte a casa come me: senza sintomi, senza febbre, isolate nelle proprie case e dalle famiglie, chiuse nelle proprie stanze”.

Elena, che fisicamente sta bene, avverte invece un forte disagio psichico: “La situazione comincia a esser abbastanza pesante, non possiamo neanche prendere una boccata d’aria. Al momento io sono perfettamente in salute ma non so quanto possa durare questa mia condizione perché credo che il mio sistema immunitario abbia bisogno anche di un aiuto sul piano mentale e ho talvolta pensieri depressivi. Credo la mia salute fisica non durerà molto a lungo... Mio marito è tornato a lavorare e io sto con il bambino piccolo con mascherina e guanti, a distanza, una cosa davvero molto difficile. Mi hanno detto tutti che dopo tutto questo tempo non dovrei essere più infettiva, dovrei avere una carica virale molto bassa ma è duro sapere che per legge fino a che non hai due tamponi consecutivi negativi non puoi uscire”.

I sacrifici di Elena sono anche economici: ”Ho aperto la mia attività di onicotecnica pochissimo tempo fa, dopo 15 anni di sacrifici economici con mio marito. Ora purtroppo dovrò depositare la licenza perché non ho la possibilità di sostenere le spese che non si sono mai fermate. Non sono riuscita nemmeno a fare sei mesi di quell’attività che era il mio sogno da 15 anni. Al momento però la mia priorità è recuperare la salute mentale. Ci sono giorni in cui mio figlio vorrebbe uscire, stare in mezzo alla natura con gli altri bimbi ma non può perché io sono costretta a stare a casa”.

Alla fine lancia il suo appello: ”Noi abbiamo bisogno di tornare a essere persone, di far capire che se metto la mascherina e sto a distanza ho la stessa possibilità di contagiare qualcuno come chiunque altro che adesso magari è positivo e non lo sa. È giustissimo avere più precauzioni possibili ma abbiamo bisogno di risposte. Credo che ci sia davvero, non so dove, qualcuno che mi possa dire se io adesso sono realmente ancora infettiva. Vi prego, aiutatemi”.

Un caso estremo quello di Elena, come quello del nostro Alessandro Politi, rimasto positivo al virus per 49 giorni e che alla fine del suo di incubo aveva deciso di donare il suo plasma iperimmune, ricco di anticorpi specifici contro il coronavirus, all’ospedale San Matteo di Pavia nella speranza che potesse servire per guarire altri malati. Vi avevamo raccontato anche la storia della modella Bianca Dobroiu, positiva al Covid per oltre 70 giorni, con ben 11 tamponi effettuati

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