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Cassa integrazione in ritardo: “Però lo stato mi chiede subito 1.200 di tasse”

Antonio e cinque sue colleghe, dipendenti di una ditta di ristorazione aziendale, aspettano i soldi della cassa integrazione da aprile. “Una è ragazza con 4 figli a carico, senza le famiglie saremmo disperati”. Ecco alcune delle tantissime segnalazioni che ci arrivano su questo problema che l'Inps deve risolvere subito

“Lo Stato mi deve ancora da aprile 1.200 euro di cassa integrazione, poi però i 1.200 delle tasse li pretende subito”. Continuano ad arrivare in redazione segnalazioni di lavoratori in difficoltà perché i soldi della cassa integrazione per il periodo dell’emergenza Covid non arrivano da mesi dall’Inps. Tutto questo mentre, dopo le polemiche sullo stipendio del presidente dell’Inps Pasquale Tridico (LINK), il premier Giuseppe Conte invita proprio il presidente dell'ente a “lavorare di giorno e di notte per pagare la cassa integrazione ai lavoratori”. 

Antonio si fa portavoce del grave disagio suo e di un gruppo di colleghi: “Siamo in 6, io e altre 5 colleghe addette alla ristorazione in un’azienda romana. Io a fine agosto ho percepito la cassa integrazione di aprile e di metà maggio e attendo ancora un migliaio di euro, ma le mie colleghe è da aprile che non vedono un euro. Devono ricevere oltre 2mila euro a testa e ormai siamo a ottobre. Per fortuna che ci sono le famiglie che ci aiutano, pensate che una di queste colleghe è una madre single con 4 figli a carico: senza i nostri genitori saremmo disperati, io sono separato e devo pagare un mantenimento...”.

Antonio racconta le difficoltà dopo il lockdown: “È da metà giugno che siamo tornati a lavorare anche se con orario ridotto e a singhiozzo. Dovremmo fare 8 ore ma ne facciamo sì e no 5 e in più lo stato non ci ha ancora dato quei soldi che ci spettano. È un continuo rimpallo di responsabilità. L’azienda dice di aver presentato le carte ed effettivamente i moduli lo dimostrano,  ma l’Inps è ancora indietro coi pagamenti. All’inizio pare avessero perso alcuni documenti e così l’azienda glieli ha forniti: ora quando chiamiamo il numero verde forniamo il protocollo della pratica e ci rispondono che è in pagamento. Ho richiamato anche la settimana scorsa ma è sempre la solita tarantella… Noi vogliamo i nostri soldi!

Una situazione difficile e a tratti paradossale, quella di Antonio: “Ho presentato la mia dichiarazione dei redditi e devo allo stato circa 1.200 euro di tasse, esattamente la cifra che lo stato deve a me di cassa integrazione: perché le amministrazioni pubbliche non si parlano tra di loro e fanno una compensazione? Sono le solite cose all’italiana”.

Il racconto di Antonio è purtroppo molto simile a quello che ci hanno fatto altri lavoratori, anche loro in attesa dei soldi dall’Inps.

 “Vivo con i 20 euro al giorno di Naspi per la disoccupazione che riceve il mio compagno”, ci ha raccontato disperata Agnese, un’operaia che adesso rischia anche lo sfratto. “Non percepisco la cassa integrazione da 5 mesi e faccio davvero fatica ad andare avanti”. “Quei soldi mi servono per vivere”, ci ha detto un altro lavoratore, Michele. “Mi sto facendo prestare i soldi per le spese quotidiane, cosa aspetta l’Inps a pagarmi quei 1000 euro del mese di aprile?”. 

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