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Coronavirus, Ats e app Immuni: “Due settimane da incubo per una notifica”

Luigi racconta a Iene.it la sua odissea, che non è ancora finita, partita da una notifica di allarme dell’app di tracciamento dei contagi Immuni per un contatto su un autobus con una persona positiva. Tra medici di base, Ats, drive-through e poche certezze
 

L’app “Immuni”, che consente il tracciamento dei contatti e riduce il rischio della diffusione della pandemia di coronavirus, è stato ad oggi scaricato da oltre 6 milioni di italiani, circa l’11% della popolazione.

Per poter garantire la massima efficacia però, ha bisogno di una rete complementare di servizi che funzionino, a partire dal ruolo delle Ats, e cioè le Aziende di tutela della salute.

La storia che ci racconta Luigi però (il nome è di fantasia perché il giovane ha chiesto di restare anonimo), getta qualche ombra su questo connubio.

“La mia piccola odissea è iniziata l’11 settembre scorso. Apro casualmente l’applicazione e ricevo una notifica: sono entrato in contatto con una persona positiva una settimana prima. Dai miei ricordi, deduco che il contatto è avvenuto su un autobus mentre andavo in ufficio. Chiamo il mio medico di base e lui mi mette in quarantena per sette giorni perché il contatto era avvenuto sette giorni prima. Il lunedì mi chiama l’Ats e mi dà la data di fine quarantena: 17 settembre”.

Luigi allora chiede informazioni per un tampone: “Per Immuni la mia, su un mezzo pubblico, è considerata un’esposizione a basso rischio e quindi l’Ats mi propone il tampone solo in forma volontaria in una struttura pubblica e abilitata. Decido di non fare nulla ma di rimanere ovviamente in casa. Passano altri tre giorni, siamo al 17, il giorno di fine quarantena e ricevo una chiamata da un operatore che mi spiega che dal giorno dopo, il 18, sarei stato libero di uscire. Spiego che Ats mi ha parlato di giovedì 17: mi confermano che fa fede la data indicata, anche se dai loro registri risulta il 18. Non voglio avere problemi legali e così aspetto in casa fino al 18, per sicurezza”.

Luigi nel weekend esce di casa per sbrigare alcune commissioni. “Il lunedì dopo, siamo al 21, chiamo il numero verde 1500: l’operatore di secondo livello, un medico, mi dice che la quarantena è finita ma che sarebbe meglio avere una conferma scritta di fine quarantena proprio da Ats. Il giorno dopo vado all’ospedale, al drive-through, per il tampone dall’automobile. Racconto del tipo di contatto che ho avuto e della mia quarantena: l’operatrice si meraviglia chiedendomi cosa facessi lì…”. 

Ricordiamo che l’app Immuni dà agli utenti la possibilità di sospendere temporaneamente il tracciamento, un aspetto utile anche per evitare che contatti a basso rischio come quelli avuti da Luigi sul bus (dove occorre rispettare il distanziamento e l' uso della mascherina) possano di fatto bloccare tante persone non realmente entrate in contatto con il virus. Sulle Faq della app di tracciamento, infatti, è spiegato che "Immuni permette di disattivare temporaneamente la funzionalità", ad esempio mentre si è al lavoro nel caso di un operatore sanitario a contatto con pazienti Covid-19. Così "disabilitando Immuni non verranno registrati i contatti con altri utenti".

Luigi fa il tampone il giorno 22: “Mi spiegano che devo rimanere presso il mio domicilio in attesa del risultato, che arriverà entro 3 o 4 giorni, anche se sul foglio del ritiro c’è scritto 29 settembre. Trovo tra l’altro paradossale che io possa andare a ritirare personalmente il mio tampone senza ancora sapere se sono positivo o no, anche se il contatto c’era stato quasi 20 giorni prima. Io comunque quando arriverà il risultato lo vedrò accedendo al mio fascicolo sanitario online”.

Insomma questa disavventura, tra le apparenti informazioni contraddittorie fornite dagli operatori, ha lasciato Luigi amareggiato.

Nonostante questa vicenda personale ribadiamo l’importanza di rispettare tutte le regole di buonsenso per la prevenzione del Covid e di scaricare  l’App immuni, che rappresenta sicuramente un utile strumento al servizio della salute pubblica.

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