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Origine del coronavirus, trovate tracce nelle fogne di Barcellona a marzo 2019? Parla il prof. Jefferson

Intorno alla ricerca sul coronavirus negli ultimi mesi si è creata un’attenzione spasmodica da parte di tutti: “C’è una grande confusione, che rende difficile distinguere quello che sappiamo già dalle ipotesi di studio”. E sulla nascita del coronavirus lontano da Wuhan: “Non l’ho mai detto. E’ un esempio di disinformazione”

Se c’è una cosa che in questi mesi di pandemia ci ha fatto compagnia, è stata l’ossessiva pubblicazione di ricerche, studi e analisi sulle origini del coronavirus. Un bombardamento di informazioni tali che è difficile distinguere tra ciò che è dimostrato e ciò che invece si sta ancora studiando. In questi giorni in particolare è tornata alla ribalta una teoria: il coronavirus non sarebbe nato a Wuhan tra fine 2019 e inizio 2020, ma ben prima. Parliamo però di ipotesi o certezza?

“Non sappiamo con certezza se il coronavirus sia davvero nato a Wuhan”. A parlare con Iene.it è Tom Jefferson, epidemiologo inglese e Senior Associate Tutor del Centre for Evidence Based Medicine dell'Università di Oxford. “C’è uno studio, ancora da confermare, che indica la presenza di tracce di coronavirus nelle fognature della città di Barcellona a marzo del 2019”.

La notizia di questo studio aveva già fatto scalpore a fine giugno, quando ne era stata pubblicata la prima versione. Anche perché altri studi, più o meno nello stesso periodo, indicavano la presenza del coronavirus nelle acque di scarico di Milano e Torino a dicembre del 2019, “e ne esiste uno simile anche in Brasile”, ci spiega il professor Jefferson. 

Quindi, come abbiamo letto in questi giorni su alcuni media italiani, il coronavirus non è nato a Wuhan? “Non si può dire questo, gli studi devono essere confermati”, ci dice il professor Jefferson. “E’ possibile che il virus circolasse già prima di quanto si è pensato inizialmente, ma per affermarlo con certezza servono conferme che al momento non ci sono ancora”.

“Il punto è che un microrganismo lo trovi solo quando sai che esiste, se non lo sai non puoi nemmeno cercarlo”, ci spiega ancora Jefferson. “Quando un virus come questo inizia a dare problemi all’umanità, allora parte la ricerca. Per sapere da dove arriva però è necessario studiare approfonditamente la storia di questo coronavirus: capire davvero quando è nato, quali sono i fattori che ne hanno facilitato il passaggio, eccetera”.

Una questione cruciale come dicevamo all’inizio, perché su un virus conosciuto da così poco tempo la ricerca difficilmente può dare risposte granitiche nel giro di alcuni mesi: “Ci sono diversi studi che ipotizzano una circolazione del coronavirus precedente a quella a noi nota, non è una teoria campata per aria. Però deve essere ancora confermata”, ci dice Jefferson.

Come si fa quindi a districarsi tra le tantissime informazioni sul coronavirus? “C’è un grande problema, cioè il livello di confusione e attenzione mediatica che rende la vita molto difficile ai ricercatori. E’ difficile distinguere i fatti dalle ipotesi”. E anche le sue parole, recentemente, sono state travisate: “Non ho mai detto che il coronavirus non viene da Wuhan, non sappiamo ancora con certezza da dove sia venuto. E’ un esempio di disinformazione”.

E’ possibile allora avere certezze su questo coronavirus? “Per farlo penso si dovrebbe scrivere una storia della pandemia”, aggiunge ancora il professore. “Nei prossimi mesi mi aspetto che ci sia una ‘corsa all’indietro’, una ricostruzione quasi storica di quanto accaduto. E’ molto difficile ma essenziale, non per colpevolizzare ma per capire se ci sono stati eventi che potrebbero aver scatenato questa pandemia. Ci sono cause concomitanti? Le ipotesi sono le più disparate, dall’inquinamento all’affollamento”.

Un altro esempio? “Ci sono molti focolai nei macelli, anche in Italia Codogno è vicina a un grande stabilimento. C’è un possibile legame? Si può passare il coronavirus per via orofecale? Non si sa con certezza, serve approfondire per capire”. E per evitare di scrivere cose che potrebbero non essere vere.

I medici legali di Tor Vergata avrebbero trovato una ferita di 7 centimetri sul cuore del 21enne ucciso a Colleferro e gli organi interni tutti lesionati. A parlarci della brutalità del branco che avrebbe infierito su Willy Monteiro Duarte era già stato un testimone indiretto della rissa: “Gabriele gli ha dato un calcio al torace e un pugno alla tempia, poi una volta a terra lo hanno colpito tutti”

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