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Coronavirus, non solo i polmoni: “Anche il cervello è danneggiato dal virus”

Varie ricerche in giro per il mondo mettono in evidenza i danni che il covid-19 può causare al cervello, come infiammazioni e ictus. E non solo nei casi gravi, ma anche in quelli moderati. I sintomi inoltre possono arrivare anche prima di quelli più noti, come febbre e tosse. Ecco cosa stanno scoprendo i ricercatori in giro per il mondo

(foto d'archivio)

Disturbi al cervello seri, a volte persino potenzialmente letali. La causa? Il coronavirus. A lanciare l’allarme è una pubblicazione su Brain, giornale britannico di neurologia, firmata da decine di ricercatori e medici associati alle più importanti università del Regno Unito: “Il Covid-19 è associato a disturbi neurologici e neuropsichiatrici”.

Lo studio ha preso in esame 43 pazienti, di cui 29 testati positivi al coronavirus, 8 casi probabili e 6 possibili. E il quadro emerso dall’analisi di questi pazienti è inquietante, perché sono emersi 5 disturbi neurologici probabilmente associati al Covid-19: encefalopatia associata a deliri e psicosi, sindrome infiammatoria, ischemia cerebrale, disordine neurologico periferico, disturbi al sistema nervoso centrale.

Insomma, una serie impressionante di sintomi gravi che non riguardano i polmoni ma un’altra area del corpo che finora non si considerava particolarmente affetta dal coronavirus. E c’è di più: secondo i ricercatori, infatti, i problemi neurologici non si verificherebbero solo in casi gravi di Covid-19, ma anche in persone con sintomi altrimenti “normali”. “Stiamo vedendo che il coronavirus colpisce in cervello in un modo che non si era visto in precedenza con altri virus”, ha commentato il ricercatore Michael Zandi al Guardian.

E non sono solo i ricercatori inglesi ad aver affrontato questo tema: come riporta la fondazione Veronesi, anche l’università di Göteborg ha riscontrato sintomi clinici e neurofisiologici a livello cerebrale in vari pazienti ricoverati in ospedale. E un altro studio, questa volta della Northwestern University negli Stati Uniti, aggiunge un altro elemento: i sintomi neurologici possono anche precedere i sintomi più comuni del coronavirus, come la febbre, tosse e difficoltà respiratorie.

La ricerca americana sottolinea come metà dei pazienti ricoverati abbiano manifestazioni neurologiche. Un quadro preoccupante, che però potrebbe essere fondamentale per impostare le cure in attesa di un vaccino e in vista di una possibile e temuta seconda ondata: “È importante che i medici siano consapevoli di questa situazione, perché la comprensione è la chiave per impostare in modo appropriato il trattamento della malattia”, ha detto uno dei ricercatori coinvolti in questo studio. Nella speranza, come sempre, che la seconda ondata non arrivi.

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