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L'inchiesta del Sunday Times: “Nuovo coronavirus scoperto nel 2012 in una miniera in Cina”

L’edizione domenicale del Times britannico ricostruisce la scoperta di un coronavirus molto simile alla Sars avvenuta nel 2012 in una miniera popolata da molti pipistrelli. Un virus studiato al laboratorio di Wuhan e che potrebbe essere collegato all’attuale pandemia di Covid-19. Una squadra di scienziati dell’Oms si recherà in Cina per indagare: la storia di questa tragedia deve essere riscritta?

Un nuovo coronavirus, simile a quello della Sars, sarebbe stato scoperto in Cina nel 2012 in una miniera di rame abbandonata nello Yunnan, l'estremo sud del Paese. A sostenerlo è un’inchiesta pubblicata sull’edizione domenicale del Times, quotidiano britannico, che ha ricostruito una catena di eventi che potrebbe essere inquietantemente collegata con l’attuale pandemia di Covid-19.

Il Sunday Times ricostruisce la storia di un gruppo di lavoratori che erano stati chiamati, all’inizio del 2012, a ripulire la miniera di rame abbandonata. Un luogo popolato da moltissimi pipistrelli, che oggi si presumono essere l’animale da cui il Sars-cov2 abbia fatto il salto agli esseri umani. Ebbene, di quei lavoratori sei si ammalarono di una polmonite anomala e simile a quella della Sars, che nel 2003 aveva colpito il Paese. Tre di loro morirono di questa malattia sconosciuta.

L’evento, considerato già grave, avrebbe portato un gruppo di scienziati a visitare la miniera per raccogliere campioni e capire quale fosse l’origine di quella malattia. I campioni di feci di 276 pipistrelli sarebbero quindi stati inviati a Wuhan, dov’era in costruzione il primo laboratorio in Cina del livello di biosicurezza più alto. Le prime analisi svolte su quei campioni, secondo quanto riporta il Sunday Times, avrebbero indicato la presenza di più coronavirus all'interno della miniera: uno di questi era un "nuovo ceppo" di Sars che venne denominato inizialmente RaBtCov/4991, riscontrato in un particolare tipo di pipistrelli. 

Da qui l’inchiesta del Sunday Times fa un passo in avanti e arriva al 30 dicembre del 2019, quando cominciarono a circolare le prime informazioni sui pazienti affetti da una polmonite ammala a Wuhan. La dottoressa Shi Zhengli, tra i responsabili delle ricerche sul caso dei sei minatori malati, in uno studio di febbraio pubblicato su Nature ha citato i pipistrelli come probabile origine del nuovo coronavirus. E non solo: ha rivelato che il laboratorio di Wuhan disponeva di un virus con un livello di somiglianza a quello del Covid-19 pari al 96,2%, denominato RaTG13.

E qui viene il bello: secondo il Sunday Times alcune fonti rivelano che quel virus sarebbe lo stesso trovato nella miniera nel 2012, solo con un nome diverso. Possibili che si tratti di una evoluzione dello stesso coronavirus, magari per caso sfuggito dal laboratorio di Wuhan? La comunità scientifica ha finora negato con forza la possibilità che il  virus responsabile del Covid-19 sia stato creato in laboratorio, e lo stesso laboratorio di Wuhan ha negato di avere avuto un ruolo nella diffusione del coronavirus.

Eppure la Cina e il laboratorio di Wuhan sono da tempo al centro di una grande polemica internazionale, perché accusati di essere stati poco trasparenti nella gestione della pandemia. Se l’inchiesta del Sunday Times fosse confermata, questo aggiungerebbe un ulteriore elemento di dubbio sulla trasparenza del governo cinese

Non sappiamo se quanto riportato dal Sunday Times sia vero, per adesso è necessario considerarlo una semplice teoria. Una teoria che però potrebbe avere un fondamento di verità, tanto che una squadra di scienziati dell’organizzazione mondiale della Sanità si sta recando in Cina per cominciare le indagini sull'origine del coronavirus Sars-CoV-2 responsabile del Covid-19. Tra le cose che analizzeranno, ci sono anche eventuali legami tra i pipistrelli dello Yunnan e il laboratorio di Wuhan, che si trova a oltre mille chilometri di distanza. Un giorno bisognerà riscrivere la storia di questa pandemia?

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