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Coronavirus, due settimane dopo le elezioni volano i contagi: oltre 5mila in due giorni | I DATI

Il 20 e 21 settembre in tutta Italia si è votato per il referendum costituzionale e in sette regioni anche per le regionali. Il professor Massimo Galli intervistato da Gaetano Pecoraro ci aveva detto che era “una follia votare in emergenza sanitaria”. Oggi, due settimane dopo le elezioni e a tre dall’apertura delle scuole, i nuovi casi di coronavirus stanno tornando a correre

Il coronavirus torna a fare paura: oggi i nuovi positivi al Covid sono 2.499, in linea con l’aumento di 2.548 unità registrati ieri. Parliamo quindi di oltre 5mila nuovi casi in 48 ore, numeri che non si vedevano da aprile, quando l’Italia era ancora in lockdown e lottava per far abbassare la curva pandemica della prima ondata.

Negli ultimi due giorni si sono registrati più casi che nei precedenti tre, quando se ne sono sommati 4.991. E anche il numero dei posti letti occupati da pazienti affetti da coronavirus non sembra voler arrestare la sua marcia: sono 3.142 le persone ricoverate in ospedale con il Covid, 45 in più di ieri. I posti occupati in terapia intensiva sono invece praticamente stabili: sono 294 i pazienti Covid in rianimazione, 3 più di ieri.

Com’è dunque possibile che dopo settimane di casi giornalieri intorno ai 1.500 si sia balzati così improvvisamente a quota 2.500? La prima spiegazione sta nel numero dei tamponi: negli ultimi due giorni infatti sono stati fatti più test che nei precedenti. Nonostante questo i numeri non tornano: se infatti il 29 e 30 settembre la percentuale di tamponi positivi in rapporto alle persone testate era rispettivamente del 3,07 e del 2,97%, negli ultimi due giorni si è saliti al 3,76 e al 3,48%.

Bisogna dunque cercare anche altrove le possibili cause di questa impennata e una salta subito alla mente: sono passate quasi due settimane dal referendum costituzionale e dalle elezioni regionali del 20 e 21 settembre. Come era accaduto in Francia a marzo, è alta la probabilità che il voto abbia giocato un ruolo nel far crescere i nuovi positivi al coronavirus. Non esiste tuttavia una statistica ufficiale di se e quanti scrutatori abbiano contratto il Covid nei 12 giorni che sono trascorsi dal voto. Tanto meno, ovviamente, dei votanti.

Dei rischi di quel voto noi de Le Iene ne avevamo parlato a poche settimane dall’apertura delle urne con il professor Massimo Galli, primario di Malattie infettive all’ospedale Sacco di Milano. Che aveva messo tutti in guardia: “Ma come si fa a fare le elezioni in uno stato di emergenza sanitaria? Abbiamo più di mille casi al giorno. Una vergogna totale”, aveva detto al nostro Gaetano Pecoraro bollando come “una follia” la decisione di far tenere le elezioni.

Il professore ci aveva spiegato quali erano le criticità: “Le elezioni si fanno, portando teoricamente le vecchine a votare e potendo garantire zero quelli che sono gli addetti ai seggi. E poi, o fai code infinte (per garantire il distanziamento, ndr), o sennò è un incentivo a non andare a votare”. E non era stato certo l’unico a sollevare il tema della sicurezza sanitaria delle elezioni. Il suo collega Andrea Crisanti aveva infatti ricordato che il voto è “un appuntamento da prendere sul serio, le elezioni in Francia sono state detonatore di diffusione del virus”.

E sul tema della sicurezza delle elezioni, vi avevamo raccontato anche della battaglia condotta dall’attivista Mario Staderini per far riconoscere il diritto di votare via posta per le persone più a rischio in caso di infezione da Covid: “Abbiamo interpellato il Viminale ma abbiamo avuto risposte insoddisfacenti”, dice oggi a Iene.it Staderini. “Quindi abbiamo deciso, insieme a decine di cittadini che hanno fatto verbalizzare ai presidenti di seggio il loro disagio per essere costretti a recarsi fisicamente alle urne, di fare ricorso alla Corte europea di giustizia. E tenteremo anche una strada italiana per vedere garantito il diritto di voto via posta in questi contesti”.

Un detonatore che potrebbe essere esploso assieme anche a un altro: sono infatti passate ormai tre settimane dal rientro degli studenti a scuola. Un rischio, quello che il ritorno fra i banchi potesse portare a un aumento dei casi di coronavirus, che le autorità conoscevano bene e che si è deciso - non senza ragione - di correre per garantire il diritto allo studio a tutti i nostri ragazzi e ragazze. E che purtroppo potrebbe essersi concretizzato.

Sul tema è intervenuto la scorsa settimana l’Istituto superiore di sanità, che ha avvertito come sia necessario attendere ancora un paio di settimane per capire l’effettiva portata del contagio nelle scuole. I numeri per adesso recitano questo: 124 istituti chiusi per contagi e oltre 900 quelli in cui si è accertato almeno un caso. Numeri che speriamo di non dover aggiornare tra pochi giorni.

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