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Coronavirus, seconda ondata: in Francia “superato il picco” con il coprifuoco. E in Italia? | I DATI

Il ministro della Salute francese, dopo un mese di coprifuoco, ha detto di credere che sia stato “superato il picco della pandemia”. Anche in Italia, a dieci giorni dalla creazione delle zone rosse, sembra che la situazione inizi a migliorare: una speranza per le feste di Natale, ma anche un monito a non abbassare la guardia

Un mese dopo aver istituito il coprifuoco nelle città più importanti a partire da Parigi e tre settimane dopo averlo esteso a quasi tutto il paese, la Francia vede la luce in fondo al buio del tunnel della seconda ondata di coronavirus. Il ministro della Salute Olivier Veran ha annunciato di “credere che abbiamo superato il picco della pandemia, abbiamo ripreso il controllo”. 

In effetti guardando i dati hanno ragione a Parigi a essere confortati: dopo il terribile picco di 86mila casi registrati il 7 novembre, il paese si è mosso su cifre intorno ai 30mila contagi giornalieri con un livello minimo di 23mila registrato il 13 novembre. Dati che stanno tornando in linea con quelli di un mese fa quando è scattato il coprifuoco. Insomma, il peggio della seconda ondata potrebbe essere passato. 

E l’Italia invece come se la sta cavando? Per capirlo bisogna prima ricordare che le misure più restrittive da noi sono scattate dieci giorni fa con la creazione delle prime zone rosse in Lombardia, Piemonte, Calabria e Valle D’Aosta. E dunque la maggior parte dei risultati di queste nuove restrizioni deve ancora arrivare. Ci sono però già degli indicatori molto positivi.

Il primo e più importante è che la crescita esponenziale dei contagi, che abbiamo conosciuto fino al 7 novembre e che indica una pandemia fuori controllo, è cessata: quel giorno i casi erano 39.809, oggi sono stati 27.354 (anche se quest’ultimo dato è influenzato dai pochi tamponi processati di domenica). Negli ultimi 10 giorni solo una volta si è superata quella cifra, il 13 novembre, quando i nuovi positivi erano 40.902. Insomma in poco meno di due settimane la curva pandemica sembra essersi stabilizzata e per vederlo basta fare il confronto con quelli del 27 ottobre, dieci giorni prima rispetto al 7 novembre: i casi di contagio da coronavirus erano 21.989, praticamente la metà.

Il miglioramento della situazione è visibile anche nel grafico qui sotto elaborato da il Sole24Ore: la curva dei nuovi positivi - in rosso - cresce sempre meno rapidamente.

Lo stesso sembrano indicare le percentuali giornaliere di crescita dei casi totali: dopo un rapido aumento a partire dalla seconda settimana di ottobre, fino al picco del +5% registrato l’ultimo giorno del mese, l’aumento percentuale dei casi totali è andato lentamente calando, registrando al 15 novembre un +2,9%.

Insomma, sebbene la situazione italiana sia ancora nettamente peggiore di quella francese, anche la nostra curva pandemica inizia ad appiattirsi. E particolarmente significativo è il caso della Lombardia, che è stata tra le prime regioni a subire le restrizioni della zona rossa a partire dal 6 novembre: quel giorni i casi erano 9.934, ieri sono stati 8.060. Cosa più importante, anche qui la crescita giornaliera dei contagi sembra essere in frenata. Come si vede nell’elaborazione grafica de il Sole24Ore, i casi giornalieri sembrano essersi ormai stabilizzati.

La speranza del governo italiano è che le misure, che dovrebbero rimanere in vigore almeno per le prossime due settimane, portino a un più netto miglioramento della situazione epidemiologica del paese. Per questo si comincia a discutere di un possibile dpcm “ad hoc” per le settimane delle feste di Natale, per consentire alle attività economiche di restare aperte in un periodo di grandi acquisti e per consentire alle famiglie di trascorrere qualche giorno di serenità insieme, sempre nel rispetto delle norme di comportamento per contenere il coronavirus.

Se la situazione migliorerà quindi Lombardia, Piemonte, Calabria, Valle d’Aosta, Campania, Toscana e provincia di Bolzano potrebbero uscire dalla zona rossa e diventare arancioni. Una speranza per molti, ma forse anche un rischio: il professor Crisanti ha dichiarato infatti che “se apriamo durante le ferie ci sarà la terza ondata”. Un monito a cui è difficile non fare attenzione.

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