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Coronavirus, Italia terzo paese al mondo per mortalità. Ma il governo non spiega perché | I DATI

L’Italia è il terzo paese al mondo per vittime di coronavirus ogni 100mila abitanti, il primo se si considerano i 20 stati più colpiti. Nella conferenza stampa in cui sono state annunciate le restrizioni per le feste, il premier Conte ha spiegato la situazione così: “Abbiamo una soglia anagrafica molto alta e dipende anche dalle abitudini di vita, in Italia gli anziani li teniamo vicini a noi“. Ma i numeri raccontano un’altra realtà

68.447 morti da inizio pandemia. Un numero terribile, in continuo aumento, che non da l’impressione neanche di rallentare. Probabilmente quando molti di voi leggeranno questo articolo, quella cifra sarà già da sostituire con una ancora peggiore. E’ questo lo spaccato di quanto sta accadendo in Italia da febbraio: non siamo solo uno dei paesi più colpiti al mondo per numero di casi, ma anche uno di quelli in cui si muore di più per il coronavirus.

I numeri nella loro freddezza parlano chiaro: l’Italia è il quinto paese al mondo per numero di morti in totale, preceduto solo da Stati Uniti, Brasile, India e Messico. Nel rapporto tra morti e numero di abitanti (cioè la mortalità), le cose vanno ancora peggio: con 112 vittime ogni 100mila abitati, l’Italia è il terzo paese con più morti dopo Belgio (161) e Perù (115). Considerando invece i 20 grandi paesi più colpiti dal coronavirus, siamo in prima posizione.

Insomma, in Italia si muore tantissimo per coronavirus, molto più che in quasi tutti gli altri paesi del mondo. Com’è possibile? Una spiegazione ufficiale è arrivata durante la conferenza stampa di Giuseppe Conte, in cui il premier ha annunciato le nuove restrizioni per le feste: "I morti sono e resteranno una ferita aperta per tutti gli anni a venire, lo sono già adesso”, ha detto Conte. 

Il premier ha poi cercato di dare una spiegazione alla situazione: “L’alta mortalità in Italia dipende da tanti fattori, abbiamo una soglia anagrafica molto alta e i nostri anziani hanno tante morbilità, quindi la morte colpisce di più. Dipende poi anche dalle abitudini di vita, in Italia gli anziani li teniamo vicini a noi, in altre culture è differente. Dipende da una serie di fattori, con gli scienziati stiamo cercando di dare delle risposte, dopodichè la politica dismette il suo ruolo e si affida alla scienza”.

Delle molte cause per cui si muore di coronavirus in Italia, insomma, il governo ne ha condivise due: l’età media avanzata della popolazione - e la conseguente comorbilità ad essa associata - e le abitudini degli italiani nei rapporti familiari

Ma le cose stanno davvero così? Beh, a vedere i numeri sembra proprio di no. l’Italia è il paese più vecchio d’Europa, con un’età media di 46.7 anni, e il secondo paese con il più alto numero di morti ogni 100mila abitanti. Il primo come detto è il Belgio, che però ha un’età media di 41.7 anni, molto al di sotto della media europea di 43.7 anni.
Il secondo paese più anziano d’Europa, la Germania, ha un’età media di 46 anni ma registra 31 morti ogni 100mil abitanti: meno di un terzo dell’Italia.

Non sembra dunque esserci un evidente nesso tra l’età media della popolazione e il numero di morti per il coronavirus: in un paese molto più giovane del nostro come il Belgio, il rapporto vittime/abitanti è vicino al nostro; in un paese anziano quasi quanto l’Italia, il rapporto vittime/abitanti è nettamente più basso. Questo ovviamente non toglie il fatto che un’età media avanzata e un numero alto di over 65 (in Italia sono oltre il 22% della popolazione) contribuisca a peggiorare i dati della mortalità, ma non può bastare come spiegazione.

Sui comportamenti dei cittadini, è ovviamente molto più difficile rispondere con dei numeri: se è vero che la nostra cultura ci porta a tenere più vicini i nostri anziani, è comunque difficile misurare scientificamente quanto questo possa pesare sul numero dei morti. 

Quello che si può provare a fare è una comparazione con paesi simili e diversi nelle strutture familiari: la Spagna, vicina a noi come cultura, è in effetti il secondo paese con il più alto numero di morti ogni 100mila abitanti tra gli stati più colpiti dal coronavirus, ma è altrettanto vero che un paese molto diverso nella cultura familiare come il Regno Unito si classifica terzo nel rapporto vittime/abitanti, e gli Stati Uniti quarti. Dunque nemmeno questa sembra poter essere una valida spiegazione per giustificare il numero di morti così elevato.

E’ invece probabile che Conte abbia ragione quando dice che l’alta mortalità “dipende da una serie di fattori”: alcuni abbiamo provato a raccontarveli qui, dall’inquinamento atmosferico alla mancanza di vitamina D della popolazione italiana. Resta un’ultima domanda: è possibile che i nostri terribili numeri della pandemia possano almeno in parte dipendere da errori delle autorità pubbliche nella gestione dell’emergenza?

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