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Il coronavirus non è solo al Nord Italia: la seconda ondata non risparmia il Sud | I DATI

La prima ondata aveva risparmiato come picchi le regioni meridionali. La situazione ora è diversa. La Lombardia resta la regione più colpita ma anche al centro sud il coronavirus cresce a ritmi simili. Lazio e Campania sono diventate la seconda e terza regione con più casi: ecco tutti i dati con l’elaborazione grafica della Fondazione Gimbe

Non solo Lombardia: la seconda ondata del coronavirus si sta distribuendo più omogeneamente tra nord e sud dell’Italia. Ed è un fatto importante da analizzare quello che emerge dai dati della settimana dal 2 al 9 settembre di pandemia in Italia, raccolti ed elaborati graficamente dalla Fondazione Gimbe.

La regione più colpita, per numero assoluto di casi, resta la Lombardia: i dati al 9 settembre registrano 8.324 casi attualmente positivi, che comprendono anche i ricoverati in ospedale e in terapia intensiva. Al secondo posto però si posiziona il Lazio, che di contagiati ne ha 4.270 e in terza posizione la Campania con 3.594. Insomma, tre regioni del nord, centro e sud si spartiscono i primi posti di una non invidiabile torta.

All’inizio della prima ondata, prendendo per esempio i dati del 18 marzo quando il numero degli attualmente positivi era circa lo stesso di adesso, la situazione era diametralmente opposta: nelle prime tre posizioni si trovavano la Lombardia, che aveva quasi metà dei contagi, l’Emilia-Romagna e il Veneto. Il Lazio che oggi è secondo era ottavo, la Campania che oggi è terza il 18 marzo era nona.

Non è però solo questo il dato che mostra una distribuzione territoriale più omogenea del coronavirus. Anche la crescita percentuale dei nuovi casi nell’ultima settimana mostra una diffusione dell’epidemia che sta interessando anche il centro sud: la Campania è la prima regione per aumento percentuale dei casi, con un +17,8% negli ultimi 7 giorni. Al secondo posto la Sardegna, con un +14,9%. Seguono Basilicata, Sicilia e Puglia. 

Ovviamente l’aumento percentuale va analizzato con attenzione: in regioni con pochi casi ne bastano pochi di più per far schizzare in alto la cifra, ma resta comunque un elemento importante per comprendere dove la pandemia si sta espandendo.

Dall’analisi dei dati si vede inoltre chiaramente quanto la curva pandemica abbia ripreso a salire in tutto il paese nelle ultime settimane. Il grafico qui sotto, sempre elaborato dalla Fondazione Gimbe, mostra l’aumento giornaliero dei nuovi positivi: dai 642 nuovi casi del 19 agosto ai 1.434 di ieri, la crescita della curva è visivamente evidente. Per fortuna ci sono anche buone notizie: l’aumento dei nuovi casi non è esponenziale com’era all’inizio della prima ondata che abbiamo analizzato sopra, segno che le misure di contenimento stanno continuando a funzionare pur in un contesto di crescita dei casi.

Anche l’aumento percentuale dei nuovi casi nell’ultima settimana mostra una curva crescente: in meno di due settimane siamo passati da un aumento sotto allo 0,2% a una crescita intorno allo 0,5%. Letta così può sembrare poca cosa ma la variazione è calcolata sul numero totale di casi registrati. Che a ieri erano ben 281.583. In numeri assoluti, una differenza dello 0,3% di aumento percentuale si traduce in circa 800 malati in più al giorno.

Insomma, dai dati emergono due indicazioni chiare: la seconda ondata è ormai qui tra noi e sta colpendo l’Italia in modo più omogeneo della prima, da nord a sud. E questo rappresenta una sfida per il sistema sanitario nazionale, che purtroppo è più fragile in alcune regioni del nostro Paese. A Cagliari per esempio gli 8 posti in terapia intensiva dell’ospedale Covid sono già saturi: il governo sta correndo ai ripari, cercando di dotarsi di 4 strutture mobili da 75 posti di terapia intensiva l’uno da destinare alle zone più in difficoltà. Sperando che non servano mai e che, nel caso, siano abbastanza.

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