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Coronavirus, lockdown a Natale? Sempre più persone testate sono positive | I DATI

Il professor Crisanti ha detto che “un lockdown a Natale è nell'ordine delle cose”. I dati italiani in effetti sono in deciso peggioramento, e la capacità di tracciamento del nostro sistema sembra stia rapidamente raggiungendo il livello di saturazione. Intanto il rapporto tra persone testate e nuovi casi è praticamente raddoppiato in una settimana

Credo che un lockdown a Natale sia nell'ordine delle cose”. Le parole del professor Andrea Crisanti su una possibile chiusura intorno alla fine dell’anno hanno alzato un polverone sui social. Rischiamo davvero di passare il Natale come l’ultima Pasqua? Sembra strano sentito così, anche perché su tutti i giornali stiamo leggendo da giorni rassicurazioni sul fatto che i numeri sono sì in peggioramento, ma soprattutto perché oggi possiamo fare molti più test di marzo, e che la situazione sia ancora sotto controllo. 

E la prova di quanto oggi stiamo meglio di allora è il rapporto tra test fatti e nuovi positivi, che rimane molto più basso di marzo. Ma le cose stanno proprio così? Oppure bisognerebbe leggere i dati in un altro modo? Partiamo dai numeri: è vero che oggi facciamo molti più tamponi di marzo, ed è vero che la percentuale di nuovi positivi su tamponi eseguiti è molto più bassa di allora. 

Ieri, 13 ottobre, si sono registrati 5.898 nuovi positivi su 112.544 tamponi effettuati: il rapporto è del 5,24%. L’ultima volta che abbiamo avuto numeri simile di contagi, il 28 marzo, si erano registrati 5.974 nuovi positivi su 35.447tamponi effettuati: il rapporto era del 16,85%.

Sono due i fattori chiavi che spiegano questa enorme differenza: il primo è che a marzo non eravamo attrezzati a gestire la pandemia quanto adesso e potevamo fare molti meno tamponi. Il secondo è che, vista l’emergenza, si facevano tamponi solo ai casi più gravi che richiedevano ospedalizzazione oppure cure in terapia intensiva, e quindi il rapporto tra nuovi positivi e tamponi effettuati tendeva a essere molto più alto di adesso.

Quindi possiamo dire che oggi va molto meglio di marzo? Per certi aspetti sì - per esempio abbiamo molte meno persone ricoverate in ospedale - ma per altri no. C’è un dato, infatti, di cui si sta discutendo pochissimo e che invece sta lanciando un pericoloso segnale d’allarme: il rapporto tra persone testate e nuovi casi di coronavirus sta esplodendo

Intanto una specificazione: il numero di tamponi eseguiti non corrisponde al numero di persone testate. Questo perché a volte i tamponi danno un esito non chiaro e devono essere ripetuti, oppure perché si testava due volte la stessa persona per confermare l’avvenuta negativizzazione. Per fare un esempio, ieri sono stati effettuati 112.544 tamponi ma le persone testate sono state 70.260

E’ una distinzione importante questa, perché permette di capire quante davvero siano le persone che vengono testate. E questo dà un’immagine molto più precisa dell’andamento della pandemia. Ieri il rapporto tra persone testate e nuovi casi è stato dell’8,39%. Una settimana fa era del 4,28%, quasi la metà. Due settimane fa era del 3,29%, un mese fa del 2,98%. Questi dati sembrano che la pandemia sia tornata a crescere non in modo controllato, ma in modo esponenziale, come si può evincere anche dal grafico qui sotto elaborato dalla Fondazione Gimbe

Purtroppo non è possibile sapere quante fossero le persone realmente testate a marzo, perché questo dato è reso pubblico solo dal 21 aprile in poi: quel giorno era del 9,71%, ma in fase calante. Solo due volte, da quel giorno a oggi, la percentuale era superiore al dato di ieri. 

C’è anche un’altra informazione che si può estrapolare da questi dati: se il numero dei positivi continua a crescere sensibilmente, così come il rapporto tra persone testate e nuovi casi, non cresce allo stesso modo il numero assoluto di persone testate. Ieri erano 72.260, una settimana fa 62.513. Insomma sembra che il nostro sistema sanitario stia rapidamente raggiungendo la saturazione della sua capacità di tracciare e testare persone, e il rapporto tra persone testate e nuovi positivi corre molto più della crescita dei tamponi. Anche questo è visibile nel grafico qui sotto, elaborato da Lab24Ore

Un’interpretazione nostra? No. Ecco cosa ha detto il professor Crisanti: "Credo che un lockdown a Natale sia nell'ordine delle cose: si potrebbe resettare il sistema, abbassare la trasmissione del virus e aumentare il contact tracing. Così come siamo il sistema è saturo. Via via che i casi sono aumentati, la capacità di contact tracing e fare tamponi diminuisce e si entra in un circolo vizioso che fa aumentare la trasmissione del virus. Tra 15 giorni non non vorrei trovarmi a discutere di 10-12mila casi al giorno". Speriamo che l’idea di un lockdown a Natale non si riveli perfino ottimistica.

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