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Coronavirus e mascherine a scuola: a Varese sono arrivate quelle di “Bunny il coniglietto”? | FOTO

Così il presidente della Campania De Luca aveva definito le “mascherine a fascia” che la Lombardia, a marzo, aveva fatto ritirare perché ritenute inadatte a medici infermieri. Ora mascherine apparentemente simili sarebbero state distribuite in alcune scuole del Varesotto, come ci racconta una mamma che ci ha mandato questa foto. L’azienda che le produce: ”Sono sicure, ma di una misura non adatta ai bambini”

Ricordate quando in pieno lockdown il presidente della Campania De Luca si era scagliato contro le “mascherine di Bunny il coniglietto”, che la Protezione civile aveva inviato alla Regione Campania? Adesso sembra che in una scuola della provincia di Varese siano arrivate mascherine molto simili: o almeno è questo che ci è stato segnalato da una mamma, Samantha, che ci manda la fotografia che potete vedere qui sopra.

Samantha ci racconta: ”Guardate le mascherine che hanno dato a mia figlia. C’è solo l’autocertificazione dell'azienda produttrice, che è del foggiano. Mia figlia, come vedete dalla foto che vi ho mandato, l’ha indossata ma la mascherina non aderisce bene al viso, quando parli si sposta, non ha alcun filtro protettivo, si muove: insomma è scomoda e forse anche inefficace contro il virus. Tra l’altro ce le hanno distribuite sfuse, senza sacchetto…”

La polemica su mascherine forse inadeguate era già scoppiata a inizio epidemia, con la distribuzione, sempre nel Varesotto, di una partita delle cosiddette “mascherine a fascia”. Ora in alcune scuole della zona si segnala l’arrivo dei dispositivi di protezione dal Covid fotografati da Samantha, che ha messo in allarme i genitori.

”Ho sentito altre mamme dell’istituto che frequenta mia figlia – spiega ancora Samantha - e dopo aver postato su Facebook la sua foto altre mi hanno scritto, lamentando le stesse cose di cui mi preoccupo io. Qui a Vedano Olona, dove viviamo, all’inizio ci hanno vietato di far indossare ai nostri figli le mascherine in stoffa, perché ritenute non sicure. Mi va anche bene che la mia bimba metta quella chirurgica, ma ci hanno dato delle strisce di tessuto-non tessuto, con un’improbabile cucitura di 3 centimetri sul naso, senza alcun ferretto o elastico per farla aderire al volto. Le nostre mascherine in stoffa sarebbero state riutilizzabili, e personalizzabili in base al viso del bambino. Da qualche giorno, dopo che ho messo su Facebook il mio post di protesta, la direzione scolastica ha cambiato idea consentendoci di utilizzare quelle di stoffa, a patto che siano certificate, o ovviamente di comperare a nostre spese quelle chirurgiche a tre strati.  Alla fine ho optato per quest’ultima soluzione”.

A produrre le mascherine distribuite a scuola alla figlia di Samantha, e che vi abbiamo mostrato nella foto, è “Manta group”, azienda del foggiano che la classifica come “Mascherina chirurgica tipo 1 UNI EN 14683:2019”, una mascherina a “singolo strato, monouso e non sterile”, con “potere filtrante del 97%"

Abbiamo sentito l’azienda pugliese che le ha prodotte, un importante gruppo che da 30 anni si occupa di componentistica aerospaziale per gruppi industriali internazionali. Michele Frisoli, direttore dell’azienda, ha chiarito il “mistero”, rassicurando sulla loro efficacia: “Le mascherine di cui parlate non sono indicate per bambini, ma solo per via della loro dimensione, non per una questione di sicurezza e di potere filtrante. Le abbiamo prodotte e consegnate alla Protezione Civile in primavera, in fase di inizio emergenza. Non so perché adesso le stiano dando ai bambini, magari si sono sbagliati a scuola, o sono state distribuite per i docenti e il personale scolastico. Ora noi stiamo producendo le classiche chirurgiche a tre strati, quelle con i laccetti.  Comunque mi lasci ribadire che anche quelle che sarebbero state distribuite a scuola, come ci state dicendo, sono certificate in tema di filtrazione, perché la grammatura del materiale garantisce la loro sicurezza”.

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