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Coronavirus, fonte Protezione civile: “Servono 90 milioni di mascherine al mese, trovate 5”

Una fonte della Protezione civile spiega:”In Italia servono 90 milioni di mascherine al mese, ne abbiamo distribuite 5 e abbiamo un prossimo ordine per 56 milioni. Ma occorre stare attenti, è un mercato avvelenato”.

 “L’Italia in questo momento ha bisogno di 90 milioni di mascherine al mese: finora abbiamo comprato e distribuito 5 milioni di mascherine”. A parlare a Iene.it è una fonte interna alla Protezione civile, che sta gestendo l’emergenza della pandemia da coronavirus. Un’emergenza che è anche di reperimento dei dispositivi di protezione, tra cui le mascherine, fondamentali per contenere la diffusione del contagio. “Abbiamo già chiuso un contratto per un prossimo ordine di 56 milioni di pezzi tra mascherine chirurgiche, ffp2 e ffp3”, spiega. ”È un numero non sufficiente e quindi cerchiamo altri partner per l’importazione: ci auguriamo che il commissario straordinario Domenico Arcuri riesca a far aumentare anche la produzione nazionale”, ci dice la nostra fonte.

Le più esposte in questo momento sono la Lombardia, l’Emilia-Romagna, il Veneto, ma sono anche quelle che ricevono la gran parte delle mascherine che acquistiamo e poi distribuiamo attraverso le regioni, e che vengono suddivise sulla base dell’evolversi della situazione sanitaria“, ci spiega ancora.

Un compito, quello del reperimento delle mascherine, che è pieno di insidie, lascia intendere la fonte. “La nostra centrale di acquisto compra dall’estero, dopo una rigorosissima verifica della validità e delle certificazioni del prodotto e della garanzia che arrivi in Italia. Dico questo perché sin dall’inizio ci siamo dovuti confrontare con alcuni problemi: certe aziende chiedevano il pagamento anticipato, con la fortissima probabilità che poi le mascherine non arrivassero. All’inizio ci contattavano i broker, non le aziende produttrici. Occorre stare molto attenti, è un mercato avvelenato. Ci lavoriamo giorno e notte su questa cosa: se non ne stiamo trovando è perché alcuni non possono essere presi in considerazione”.

Altro problema, quello delle frontiere: ”Ci siamo dovuti confrontare con il blocco all’esportazione da parte di alcuni paesi produttori. Noi d’altro canto abbiamo recuperato in dogana ordini che stavano andando all’estero, perché l’ordinanza del capo dipartimento della Protezione civile prevede la nostra autorizzazione a ogni esportazione. Capita poi che molti ordini ci vengano cancellati: sospettiamo che nei paesi di produzione arrivi gente col denaro in mano e che le mascherine vengano vendute a loro. Comunque in questo momento, se trovassimo aziende sicure, con la certezza che i materiali arrivino, pagheremmo il prezzo che ci chiedono”.

Spazio anche a una risposta alle polemiche arrivate dalla Lombardia, dopo che l’assessore al Welfare di Regione Lombardia Giulio Gallera aveva dichiarato di aver ricevuto “fazzoletti di carta”: ”Abbiamo mandato mascherine di tipo chirurgico, non quelle ffp2 o ffp3, poi le regioni hanno deciso come distribuirle. In quel momento siamo riusciti ad acquistare quella partita di mascherine, perché erano del tipo che più facilmente si trovava, prodotto in Italia. Sapevamo bene che non erano le ffp2 o le ffp3, però possono essere utilizzate per altre tipologie di attività. Quelle che abbiamo dato in Lombardia le stiamo usando noi stessi qui al Dipartimento... Il presidente della Regione Toscana, che quel giorno ha ricevuto anche lui quelle mascherine, ha detto ‘queste sono meglio di niente’. Quindi da parte nostra non c’è stato nessun mancato rispetto della normativa” .

Noi de Le Iene stiamo continuando a ricevere decine di offerte di grandi aziende produttrici, dalla Cina e non solo, disposte a rifornire l’Italia di mascherine. Attraverso Iene.it, continueremo dunque ad aggiornarvi e a seguire la questione della carenza di mascherine.

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